La Cina è il nuovo Eldorado?

17 Dicembre 2010 13:16

Ancora un eccellente scritto di Gaolin sulla Cina, con un monito finale: la Cina non sarà terra di conquista ma popolo di conquistatori.

Buona lettura e un grande grazie a Gaolin per il suo contributo!

DT

La Cina è il nuovo Eldorado?

Ad ascoltare gli ammalianti inviti degli emissari governativi cinesi di tutti i livelli, che visitano con incessante continuità e con elevata frequenza i vari paesi stranieri, parrebbe di sì. I loro discorsi sono pieni di inviti alla collaborazione industriale/commerciale con imprenditori cinesi nella logica del win-win “alla cinese”, ovvero tu rischi molto più di me e io avrò molti più vantaggi di te. (Questa definizione non sta scritta da nessuna parte)

I governanti occidentali, quindi non solo italiani, per nulla coscienti di come si sviluppano nel tempo in Cina i rapporti fra imprenditori locali e stranieri, hanno come opinione comune che un paese, la Cina, dove è in corso uno sviluppo economico impetuoso, anche se poco comprensibile se non ci si vive, deve per forza offrire tante opportunità, che sarebbe da sciocchi non cogliere. Insomma, va ancora di moda alla grande affermare che in Cina non è possibile non esserci. Che in qualche modo bisogna intercettare i bisogni dei nuovi ricchi o benestanti cinesi con i nostri prodotti di qualità, con la nostra tecnologia più evoluta, ecc. ecc.
E con ciò, ovvero con qualche discorso pieno di nulla, con una firma su qualche trattato di cooperazione, magari poco compreso nelle sue conseguenze, con qualche brindisi di auspicio e di buoni propositi , questi personaggi ritengono di aver fatto quanto basta di loro competenza e di poter tornare alle loro beghe interne, che ogni giorno e in ogni dove li assillano ma che sono comunque più piacevoli dello stare con i loro pari grado cinesi.
Quello che non sanno è che quest’ultimi sono sempre dei saggi e tenaci negoziatori, di acuta intelligenza e preparazione, lungimiranti e pazienti quanto basta per sfiancare la controparte e arrivare a un bel win-win come sopra descritto. Personalmente non sono a conoscenza di accordi bilaterali o internazionali in cui la Cina o una impresa cinese sia stata penalizzata rispetto alla controparte. Se qualcuno lo fosse, sarebbe il caso di incorniciarlo per tenerlo come esemplare raro.

Grazie poi a un popolo operosissimo, costretto magari ad esserlo anche per il fatto che, se non ti dai da fare, in Cina ce l’hai veramente dura, il governo cinese, che gestisce e indirizza l’economia secondo visioni di lungo termine, in un ventennio, con una progressione geometrica, ovvero in un crescendo rossiniano è riuscito a:

1- Fare della CINA il luogo dove si producono per tutto il mondo le più strane, a volte anche molto simpatiche ma spesso inutili, cianfrusaglie, grazie all’inventiva di questo popolo ad ogni livello in perenne attività. Ormai non c’è angolo del mondo dove manchino questi oggettini. Grazie a tutto ciò l’artigianato locale in quasi tutti i paesi si è ridotto ai minimi termini, spesso con grave danno alle economie locali;

2- Fare dell’industria manifatturiera cinese, produttrice di beni di largo consumo, un insieme formidabilmente organizzato, in grado di produrre tutto ciò che le diverse parti del mondo possono richiedere, in ogni settore merceologico e con una qualità in continuo e rapidissimo miglioramento. Gli investimenti nell’ammodernamento dei processi industriali sono sempre più imponenti e inimmaginabili nella loro misura per noi occidentali. Grazie a ciò l’ancora benestante occidente vede ogni dì svanire una parte del suo apparato produttivo e si avvia verso un irreversibile declino.

3- Stimolare in Cina il progresso tecnologico dell’industria produttrice di macchinari di tutti i tipi e per tutti i settori produttivi. Grazie al traino formidabile proveniente dall’industria manifatturiera interna sopra citata, vengono sfornate macchine da produzione sempre più sofisticate e specializzate per ogni settore industriale. Anche in questo importantissimo campo la Cina è ormai diventata leader mondiale assoluto. Vi sono nati in questi ultimi 5-6 anni dei veri colossi per fatturato e numero di dipendenti. L’innovazione fa passi da gigante anno dopo anno e si può dire che il gap tecnologico esistente fino pochi anni fa, rispetto ai paesi più evoluti in questo settore, manca poco per essere colmato. Italia per prima ma anche Germania, Giappone, USA, Korea vengono prima o poi scalzati in ogni settore e relegati al ruolo di competitor minori . Taiwan si salva alla grande, grazie al fatto di essere in pratica una provincia cinese, anche se non lo si può dire

4- Fare sviluppare in tempi rapidissimi interi settori manifatturieri particolarmente importanti per dimensioni a livello mondiale quali l’automotive, l’elettronica di consumo di alta gamma, la telefonia mobile, l’informatica hardware (quella software per il momento si copia e basta). L’opera di annientamento della concorrenza in questi settori è ancora di là da venire ma siamo su quella strada.

5- Fare crescere enormemente il settore delle opere pubbliche. Le infrastrutture cinesi, che erano non molti anni fa una palla al piede per lo sviluppo industriale della Cina, sono ora nel loro complesso di primordine. Porti marittimi, aeroporti, centrali elettriche, strade, autostrade, ferrovie, metropolitane sono oggi spesso comparabili se non meglio di quanto c’è in occidente ma con l’obiettivo, in ogni caso di diventare addirittura migliori.

6- Far sviluppare fortemente i settori tecnologici più evoluti, legati all’elettronica, alle energie alternative, alle nuove tecnologie del futuro. La ricerca e l’innovazione sono sempre più stimolati dal governo e risultati se ne hanno in ogni settore. Nel caso la Cina rimanesse indietro in qualcuno di molto promettente economicamente, combinerà come sempre. In qualche modo saprà attrarre le industrie straniere in Cina..

Venendo al titolo del post, vi è la possibilità che la Cina possa diventare il nuovo Eldorado, anche per i non cinesi? La risposta è un secco NO.


Agli stranieri in Cina è stata e viene praticamente data la possibilità di:


a- Investire nell’industria manifatturiera, apportando tutti i capitali necessari e il know-how, focalizzandosi sui mercati fuori Cina. Se le cose vanno male il tutto resta in Cina e da lì non si muove più.


b- Creare Joint Venture con industrie cinesi per i settori strategici e incoraggiati dal governo con l’obiettivo neppure tanto nascosto di espropriare di fatto nel tempo l’investitore straniero della gestione dell’impresa, delle tecnologie e del mercato. Tendenzialmente questo dovrebbe accadere prima o poi a tutti, compresi quelli che credono di essere ancora forti con i cinesi


c- Aprire agenzie e società di trading commerciale per lo sviluppo dell’export dalla Cina verso quei mercati di sbocco dove i cinesi non hanno agganci. Nel tempo però anche qui si mettono in proprio, Ci sono esempi innumerevoli di ciò in tutto il mondo dove li lasciano fare.

Il controllo dell’immigrazione è ferreo, anche se libero praticamente per le professionalità che apportano know-how in Cina. Costoro però appena possono ritornano a casa perché vivere in Cina è durissima. Ben pochi ce la fanno ad imbastire un progetto di vita in questo paese, fondamentalmente ostile per chiunque non sia cinese.
Altre attività commerciali o di ristorazione in proprio sono consentite ma spesso capita di trovare grossi ostacoli nello sviluppo per ragioni, diciamo, ambientali. Anche le multinazionali occidentali della grande distribuzione, pur presenti in Cina, ci devono pensare bene a fare passi azzardati.
Il mercato finanziario, causa le intricate leggi volte a penalizzare gli operatori stranieri ha per questi poche possibilità di sviluppo. Per fortuna della Cina direi.
L’industria delle costruzioni, causa i complicati rapporti umani che necessita gestire e le varie esigenze più o meno lecite che bisogna soddisfare, è praticamente interdetta al capitale straniero.
Comunque chi ha un prodotto da vendere a cui i cinesi tengono molto, quali le auto di prestigio, il lusso da ostentare, alcuni consumi che fanno status in Cina, fa certamente buoni affari ma non ve ne sono molti, purtroppo. L’irrealistico tasso di cambio della valuta cinese stravolge completamente il valore dei beni nei vari mercati, in termini di potere d’acquisto.
Questo è il problema fondamentale che l’occidente non riesce ad affrontare con la Cina.
Non può essere corretta una parità monetaria che rende il costo della vita in Cina 4-5 volte meno caro che in USA o UE.

Ai cinesi sembra che però vada bene così ma per quanto si potrà andare ancora avanti?
Quanto lavoro vero deve ancora sparire in occidente per prendere delle adeguate contromisure?


Insomma la Cina, se si può dire così, è un immenso esercito predisposto all’invasione dei territori altrui in modo incruento ma efficace e inesorabile, se la si lascia fare. Non certo una terra di conquista, in nessun sens
o.

Gaolin

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