Alert inflazione: Continuous Commodity Index

19 Gennaio 2011 11:00

La bestia grama inizia a fare la voce grossa. Sto parlando dell’inflazione. Premetto però che l’inflazione non deve per forza essere catalogata come la “peste bubbonica”. Un tasso adeguato di inflazione è assolutamente necessario in un percorso di sana ripresa economica. I problemi saltano fuori però quando l’inflazione diventa eccessiva (quindi non è più inflazione “buona”) e soprattutto se all’inflazione viene appaiata una crescita economica asfittica. Se poi la crescita economica è artificiosa….come lo è oggi negli USA…peggio ancora.
Ieri abbiamo registrato un forte rafforzamento della sterline inglese nei confronti del dollaro USA e non solo. I motivi? Inflazione in forte crescita e rischio aumento tassi. Scatta quindi tutto il ragionamento intermarket, con il differenziale di tasso UK-USA che va a favore della Regina e quindi valuta in rafforzamento.
Lasciamo in disparte al momento le conseguenze di un possibile rialzo dei tassi in Gran Bretagna, anche se bisognerebbe spendere delle ore a parlare di questo fatto che oggi, in ogni dove, genererebbe sconquassi devastanti (basta pensare all’incidenza sui mutui…).

Occorre capire dove sta il problema. E il problema oggi è sicuramente visibile nell’andamento delle commodity.
Si, le materie prime, ormai vittime della speculazione e delle banche che con derivati e alchimie varie ne stanno artificiosamente comandando la direzione con effetti deleteri sull’economia. Questa è la forza dei derivati. Non sto nemmeno più a parlare della necessità che vado espletando da ANNI di regolamentare in modo DEFINITO e DEFINITIVO l’operatività sui derivati, tanto so che le mie sono solo teorie di un sognatore che ormai è stufo di sognare.
Lasciamo da parte inoltre i più classici indici delle materie prime, come il CRB oppure gli indici settoriali. Andiamo a vedere invece il Continuous Commodity Index, il CCI che non è da confondere con l’indicatore di Analisi Tecnica.

The Thomson Reuters Equal Weight Continuous Commodity Index is recognized as a major barometer of commodity prices. The index comprises 17 commodity futures that are continuously rebalanced: Cocoa, Coffee ‘C’, Copper, Corn, Cotton, Crude Oil, Gold, Heating Oil, Live Cattle, Live Hogs, Natural Gas, Orange Juice, Platinum, Silver, Soybeans, Sugar No. 11, and Wheat. The index trades on the ICE Futures Exchange. (Source)

Consideriamolo l’indice “definitivo” per le commodity e fondamentale per fare delle reali valutazioni sull’impatto delle materie prime sull’economia. E’ un indice costantemente ribilanciato e quindi “dinamico”.
Il CCI Index ha addirittura rotto i massimi storici del 2008. Mai così in alto, mai così forte. E quindi commodity mai cosi “pesanti” per il consumatore che già oggi è con l’acqua alla gola, sta rischiando il lavoro (sempre se non l’ha già perso) e si ritrova con tutto più caro.

CLICCATE QUI  per poter comprendere meglio il funzionamento del CCI Index.

Grafico CCI Continuous Commodity Index

Il grafico del Continuous Commodity Index CCI come vedete buca i massimi del 2008. Un rally quasi irresistibile. Le divergenze iniziano ad essere presenti ma al momento la tendenza non è messa in discussione.
Forse è il caso che il mondo della finanza inizi a farsi delle domande serie e dell’implicazioni che questa situazione potrebbe generare.
Non dimentichiamolo mai, la coperta è corta, e non si può continuare a pretendere e a credere che con questa manovra di recovery si possa riportare tutto allo stato “ante subprime”. Questa crisi non è comune e soprattutto non possiamo parlare di un ciclo economico “ordinario” con tanto di ripresa “ordinaria” e nuova fase di reale benessere economico.
Distinguiamo la realtà dalla fantafinanza pura. Per lo meno…secondo il mio punto di vista.

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DT

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