Prevedere la previdenza
Nell’attesa del prossimo panic selling azionario si inganna il tempo focalizzando l’attenzione su tematiche complementari, come la previdenza integrativa detta impropriamente da alcuni esperti burloni “pensione di scorta”. Non intendo affrontare l’argomento in modo sistematico per cui vo lesto a segnalarvi uno dei tanti pregevolissimi studi di Bankitalia (by M. Draghi, ex vice president Goldman Sachs) “Le scelte previdenziali nell’indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia” (dicembre 2010).
Ne emerge un quadro poco rassicurante per i pensionati del prossimo ventennio. Circa il 15 per cento dei lavoratori occupati nel 2008 presenta tassi di sostituzione della pensione pubblica ottenibile dal 2030 in poi inferiori al 60 per cento associati a tassi di risparmio infimi. Il grado di adesione alle forme di previdenza integrativa è decisamente ridotto per via di un’ampia fascia di popolazione a reddito basso, scarso livello di istruzione, conoscenza nulla o approssimativa della materia previdenziale e ridotta propensione a convertire in rendita il capitale maturato. A questo quadro aggiungerei anche coloro che non si fidano dei fondi pensione e l’opera di “educazione finanziaria” dell’industria che dirotta i risparmi verso pianificazioni su fondi comuni e polizze vita, ovviamente nell’esclusivo interesse del futuro pensionato (o no?).
In corsivo alcuni pezzi tratti dal documento.
1. Consapevolezza della povertà attuale, inconsapevolezza di quella futura
” … Tra i lavoratori vi è una scarsa conoscenza delle regole della previdenza complementare, nonché una bassa consapevolezza della propria situazione pensionistica. Questi risultati confermano la necessità di potenziare l’opera di informazione al fine di promuovere il risparmio previdenziale. L’analisi mostra, tuttavia, che tali interventi potrebbero essere inefficaci per i molti lavoratori che appartengono alle classi di reddito più basse e che non hanno la possibilità di aumentare il proprio risparmio.”
2. Rischio collettività (ditelo ai vostri figli)
“Sebbene negli ultimi anni la previdenza complementare si sia sviluppata in misura significativa, soprattutto a seguito della riforma del 2007, il numero degli aderenti è ancora modesto. La quota degli iscritti rimane su valori particolarmente ridotti tra quelle categorie di lavoratori che in prospettiva avranno più bisogno di integrare le risorse derivanti dal pilastro pubblico, quali i giovani e i lavoratori autonomi … In questa situazione molti lavoratori si trovano esposti a un forte rischio previdenziale, ovvero alla possibilità che, raggiunta l’età del pensionamento, si trovino a non avere risorse sufficienti a mantenere un tenore di vita adeguato. Vi sono rischi anche per l’intera collettività, poiché essa verrà chiamata a farsi carico di interventi di natura assistenziale.”
3. Coefficienti di trasformazione (da ex-lavoratore a pensionato accattone)
I coeff. di trasformazione sono delle percentuali con cui il Min. del Tesoro si ingegna per impoverire le generazioni future al fine di sanare i conti pubblici disastrati da sperperi, abusi, tangenti. evasione fiscale e stress finanziari vari.
“Le riforme pensionistiche iniziate negli anni novanta si rifletteranno in una minore generosità delle prestazioni previdenziali del sistema pubblico. Secondo le stime della Ragioneria Generale dello Stato, un lavoratore del settore privato che nel 2010 avrebbe ottenuto una pensione pari a circa il 70 per cento dell’ultima retribuzione (al lordo dell’imposizione fiscale e contributiva), nel 2040 vedrà ridotta tale percentuale al 52 per cento a parità di requisiti contributivi.”
4. Tasso di sostituzione: eufemismo macabro
Il tasso di sostituzione è il rapporto fra l’ultima retribuzione e la pensione pubblica.
“… i lavoratori non conoscono con precisione le regole di calcolo della pensione (o comunque non sono in grado di applicarle) sia perché le condizioni individuali (ad esempio, gli anni di contribuzione e la dinamica del reddito) sono diverse da quelle ipotizzate nel calcolo teorico. Ad esempio, i lavoratori che si aspettano di contribuire in modo non continuativo alla previdenza pubblica, a causa di una condizione lavorativa precaria, possono aspettarsi di maturare minori requisiti contributivi e di avere un tasso di sostituzione inferiore a quello medio del complesso dei lavoratori; al contrario, coloro che ritengono che il proprio reddito avrà un tasso di crescita particolarmente contenuto (o addirittura negativo negli ultimi anni prima del pensionamento) possono attendersi un tasso di sostituzione maggiore rispetto a quello medio. La rilevanza di questi aspetti può essere indagata calcolando tassi di sostituzione per ciascuno dei lavoratori intervistati a partire da informazioni individuali relative agli anni di contribuzione, l’età di pensionamento attesa e il reddito percepito.”
Nel 2008 il 10% dei lavoratori 45enni aveva l’aspettativa di un tasso di sostituzione inferiore al 60%; si tratta quindi di persone a rischio elevato (di morir di fame) poiché hanno minori possibilità di integrare la propria ricchezza attraverso un piano di risparmio previdenziale di lungo periodo (fra vent’anni anche l’Italia in piazza per il caro pane?). Per i lavoratori più anziani o per quelli a basso reddito, “la previdenza complementare appare un’opzione difficilmente perseguibile. In questi casi una possibile alternativa è quella di utilizzare la ricchezza reale. In particolare, i proprietari di un’abitazione possono…” possono venderla e darsi al camping in un campo Rom.
5. I fondi pensione hanno finalità sociale? mediante l’esposizione al RISCHIO FINANZIARIO? (e chi l’avebbe mai detto che i nostri governi fossero così attenti alle generazioni future…)
“… occorre ampliare l’offerta di strumenti che consentano ai lavoratori di mitigare l’esposizione al rischio finanziario, quali i fondi con rendimento minimo garantito e quelli che riducono in modo automatico il livello di rischio del portafoglio all’avvicinarsi del momento del pensionamento (fondi life-cycle). Tali strumenti dovrebbero essere offerti automaticamente nei casi in cui i lavoratori non compiano in modo esplicito una scelta.”
“…l’industria dei fondi pensione sia quella assicurativa offrano prodotti adeguati alle esigenze dei lavoratori, migliorino il livello di trasparenza sulle condizioni contrattuali, allineino i prezzi e le commissioni a quelli prevalenti nei paesi dove la previdenza complementare è più sviluppata.”
“… una parte rilevante dei soggetti esposti a una forte riduzione della propria ricchezza previdenziale è soggetta a vincoli di reddito stringenti. Questi lavoratori possono trovare difficoltà a reperire nuove risorse o comunque essere restii a destinare parte dei loro risparmi ad una forma di ricchezza poco liquida quale quella previdenziale. In questo caso, interventi volti a promuovere il risparmio privato non sono sufficienti ed è necessario prevedere sin d’ora misure di natura assistenziale.”
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Prossimo appuntamento sulla governance dei fondi… ma in che mani mettiamo i nostri soldi e il nostro tfr?
A proposito, il TFR:
– viene rivalutato annualmente dell’1,5% + 0,75% indice prezzi consumo Istat,
– copre perfettamente fino al 4% inflazione,
– non ha i rischi e l’opacità dei fondi pensione,
– è garantito dall’Inps in caso di insolvenza aziendale e
– può essere anticipato parzialmente se sussistono le condizioni di legge.
Possibile che fra trent’anni scopriremo che alcuni fondi negoziali e aperti avranno performato meglio del fondo TFR, allora complimenti per chi ha scommesso sui fondi pensione, perchè di scommessa si tratta.
