DIL: una piccola vittoria italiana

DIL= Debito Interno Lordo e Rassegna Stampa + link finanziari
In questo weekend ho seguito in “diretta” con il blog le varie vicende. Potete vedere i due post “Siamo sicuri che va tutto bene?” e “ Asta marginale BCE: picchi causati dalle banche irlandesi” quanto è avvenuto con diversi commenti molto interessanti. Ma di una cosa non abbiamo ancora parlato, e questa volta si tratta di un piccolo e grande successo italiano. Si tratta dell’intervento e delle proposte di Giulio Tremonti.
Già in mattinata Tremonti aveva sottolineato che i paesi del G20 riuniti al vertice di Parigi «sono d’accordo» sull’inserire il debito privato fra gli indicatori per calcolare se un paese provoca squilibri. «Lo abbiamo sempre detto – ha aggiunto il ministro dell’Economia – non era interesse dell’Italia ma logica comune considerare che hai due tasche, se hai in un tasca il debito pubblico ma nell’altra il privato non puoi guardare una tasca dello stesso vestito e non anche l’altra». Il nostro paese , ha ricordato, «ha un grande debito pubblico ma anche un minimo debito privato, questa è la posizione giusta». (Source)
Un passaggio, questo, che deve essere visto da noi italiani come un bel successo. Significa che Tremonti ha avuto la benedizione del G20 su una tematica che, a questo punto, non potrà non essere considerata in ambito di discussione del nuovo patto di stabilità dell’Eurozona, un patto che nelle prossime settimane dovrà essere definito. Per l’Italia è un successo notevole perché significa andare (molto probabilmente) a limitare un rischio di austerity durissima (essendo la coperta decisamente corta). Scenario inevitabile se veniva considerato solamente il debito pubblico, che ci vede decisamente mal messi sia come importo complessivo e sia nel rapporto col PIL. Invece, ci sono buone probabilità che venga preso in esame il cosiddetto DIL, il debito interno lordo, composto da debito pubblico + debito privato. Il famoso debito aggregato, insomma. Il ragionamento è molto semplice: è sbagliato considerare solo deficit e debito pubblico. Occorre valutare tutto il debito per avere un quadro complessivo giusto ed affidabile. Anche perché, vedendo cosa sta avvenendo nel settore bancario, è chiarissimo il fatto che il debito è sempre debito, spostalo dove vuoi, trasformalo anche in altri tipi di prodotti, riconfezionalo, impacchettalo, ma è sempre lì, e non si auto estingue. Riprendiamo qui sotto, cosa dice Oscar Giannino nel sul blog:
La risposta sta nel debito privato, soprattutto nella ricchezza lorda e finanziaria netta delle famiglie. Parametri sui quali l’Italia sta benissimo: gli italiani sono da sempre formiche, non cicale. Il nostro debito pubblico tocca il 118% del Pil ed è il quarto al mondo per ammontare (il terzo è quello tedesco, dall’anno scorso). Ma se lo valutiamo alla ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane, ammonta al 67% rispetto al 70% in Francia, al 94% in Spagna, al 195% in Irlanda, al 260% in Grecia. Se lo pesiamo sulla ricchezza lorda delle famiglie, comprendendovi cioè anche gli asset immobiliari, allora l’Italia ha un debito pubblico di poco superiore al 30%, Portogallo e Spagna stanno al 60%, Irlanda e Grecia sono oltre il 100 e il 200%. (Source)
Preferisco invece non parlare delle altre cose discusse al G-20. come sempre tante promesse, tanti bei propositi e tanto fumo. Ma per una volta, ammettiamolo, usciamo da un G-20 con più speranza e positività per la nostra Italia. E credo che tutti, in fondo, abbiamo bisogno di un po’ di speranza in un futuro che al momento nasconde ancora tempi cupi.
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