Scossa Nucleare: l’atomo sul treno energetico

SCENARIO 2 – Continuazione dell’utilizzo dell’energia nucleare (probabile incremento).
Nella SECONDA PARTE che potete visualizzare cliccando QUI, abbiamo discusso lo scenario della Graduale o rapida sostituzione del nucleare con altre fonti energetiche. Adesso analizziamo i fattori che possono incidere su uno scenario opposto. Visto l’incidente in corso, siete convinti che sia impossibile da verificarsi.
Ma ne siamo proprio sicuri?
1) Durata media delle centrali nucleari.
Le centrali nucleari vengono costruite per una vita media operativa di 30-40 anni, variabile per ovvi motivi di sicurezza ([1]). Una commissione apposita, di solito ogni decennio, verifica le condizioni di sicurezza ed operatività dell’impianto. L’esito comporta la proroga o il ritiro della “licenza operativa”. Cronaca recente in molte nazioni (Germania per esempio) la revisione della proroga delle licenze operative di vari impianti, generalmente quelli più vetusti e, potenzialmente, più insicuri.
2) Costo della produzione di energia elettrica
Ma quanto costa produrre energia elettrica con le varie risorse energetiche? Un grafico, riferito agli USA, risponde parzialmente alla nostra domanda ([2]).
Attenzione: non include il costo di ammortamento (costruzione, finanziamento, ecc.) della tipologia di impianto, ma il solo costo di esercizio, di manutenzione e del combustibile usato.
The winner is: energia nucleare! ([3])
Nel 2000 una ricerca finlandese ([4]) ha esaminato la convenienza delle varie fonti energetiche rispetto alla variazione del prezzo del combustibile (petrolio e derivati, gas naturale, carbone e uranio).
Nota: il grafico riporta la variazione del costo di produzione dell’energia elettrica (asse verticale), a seconda del diverso prezzo sul mercato del combustibile impiegato nelle varie tipologie di impianto (asse orizzontale) [“Peat” significa petrolio e derivati].
Risultato: il nucleare rimane sempre il più conveniente! Immagino già le contestazioni! Non hai preso in esame i costi di costruzione e finanziamento delle centrali. Incidono di più rispetto ad altre tipologie di impianto!
Obiezione più che plausibile.
Allora consideriamo tutti i costi: costruzione, finanziamento, esercizio, smantellamento, smaltimento rifiuti, ecc.. L’International Energy Agency (IEA) e la Nuclear Energy Agency (OECD/NEA), nell’ultimo rapporto, ci informano adeguatamente in proposito ([5]).
Nota: il suddetto rapporto contiene il resoconto del costo di produzione dell’energia elettrica a partire dalle varie risorse energetiche (comprese le rinnovabili). Nel calcolo vengono considerati tutti i costi in base alla tipologia di impianto, sulla scorta di 190 impianti (in 21 nazioni) che saranno operativi (in servizio) entro il 2015. Per i costi di finanziamento sono stati valutati due scenari: tasso d’interesse del 5% e 10%. Inoltre include anche il costo per la cattura ed immagazzinamento della CO2 emessa, stimato pari a 30 $/t.
Questo grafico ci illustra per area geografica, il range del costo di produzione dell’energia elettrica (asse orizzontale), valutando un costo di finanziamento dell’impianto al tasso del 5%.
Sotto il grafico che ipotizza un costo di finanziamento al tasso del 10%.
Come vedete l’energia nucleare si piazza piuttosto bene (grazie anche alla irrisoria incidenza del quantitativo di emissione di CO2 rispetto alle altre fonti fossili). In accordo con l’obiezione mossa, è indubbio che, in caso di maggiori costi di finanziamento (scenario 10%), il nucleare diventa meno conveniente, sebbene lo rimane!
Di fondamentale importanza quindi rispettare i tempi stimati, in fase di progettazione, per la realizzazione degli impianti. Proviamo adesso ad esaminare il dettaglio del costo di produzione di alcune nazioni (per motivi di spazio riporto solo lo scenario peggiore del 10%).
Nota: i seguenti grafici mostrano anche il dettaglio dei vari costi. Per facilitare la comprensione, li elenco in ordine di rappresentazione (dal basso verso l’alto delle barre): investimento, esercizio (operativi e manutenzione), combustibile, smaltimento rifiuti, gestione CO2.
Il primo Stato che analizziamo, compare spesso nella cronaca di questi giorni: il Giappone.
Alcune informazioni [(6)]:
- – importa all’incirca l’80% del proprio fabbisogno energetico;
- – prima del terremoto, erano in funzione 55 centrali nucleari, sufficienti per poco meno del 30% del fabbisogno di energia elettrica;
- – entro il 2017, grazie al nucleare, intendevano aumentare al 40% la copertura del proprio fabbisogno (50% nel 2030). In particolare: 2 reattori in costruzione e 12 in progettazione;
- – negli ultimi anni, per alcune centrali, è stata estesa la licenza operativa.
Dal grafico è evidente che la politica energetica pianificata è corretta: il nucleare consente al Giappone il più basso costo di produzione di energia elettrica, rispetto all’impiego di energie alternative.
La seconda nazione esaminata confina con la nostra: la Francia.
Un po’ di dati [(7)]:
- – ho già detto che, grazie al nucleare, ottiene oltre il 75% del proprio fabbisogno di elettricità (di cui il 17% grazie a processi di riciclo del combustibile nucleare esausto);
- – ha 58 centrali nucleari in funzione, una in costruzione ed una in progettazione;
- – è il più grande esportatore al mondo di energia elettrica: pari ad un introito annuale di 3 miliardi di euro (le nostre tasche contribuiscono…);
- – ha adottato questa politica energetica in conseguenza dello shock petrolifero del 1974;
- – ha bassissimi livelli di emissione di CO2: il 90% dell’energia elettrica è prodotta a partire dal nucleare e fonti idroelettriche;
- – ha rinnovato per un decennio la licenza operativa di alcune centrali (già rinnovate una volta per un altro decennio).
Anche da questo grafico è evidente che la politica energetica adottata è corretta: il nucleare consente alla Francia il più basso costo di produzione di energia elettrica, rispetto all’impiego di energie alternative (uno dei più bassi a livello europeo).
Infine veniamo all’Italia.
Un breve elenco di dati [(8)]:
- – ho già scritto che il 10% del proprio fabbisogno di elettricità proviene da energia nucleare (Francia in primis);
- – ha 4 centrali nucleari funzionanti, ma non operative in seguito al disastro di Chernobyl e al referendum del 1987;
- – è l’unica nazione appartenente al G8 che non ha centrali nucleari: eravamo i pionieri nel settore nucleare;
- – l’uscita dal settore nucleare ha provocato maggiori oneri per la nostra economia e una perdità di competività delle imprese;
- – l’attuale governo intende produrre, entro il 2030, il 25% del fabbisogno elettrico ricorrendo al nucleare (anche se, a seguito dell’incidente di Fukushima, ha rinviato di un anno il piano previsto). Per soddisfare tale fabbisogno, saranno necessarie circa 8-10 centrali nucleari ([9]).
Lascio a voi, in base al grafico, tirare le conclusioni sulla correttezza o meno della politica energetica adottata. Aggiungo solo che siamo il più grande IMPORTATORE al mondo di energia elettrica: anche per questo abbiamo i prezzi dell’elettricità molto al di sopra della media europea (vi ricordate il dibattito sull’Alcoa ed il prezzo dell’energia elettrica?). Mi è rimasto un piccolo dubbio: guardate il grafico nostro e quello francese. Non riesco a spiegarmi la differenza del costo dell’energia prodotta dal fotovoltaico (da noi circa il 10% in più).
3) Investimenti futuri
La World Nuclear Association (WNA) ha stimato [(9) e (10)] che entro il 2060 la capacità produttiva di energia nucleare sarà da 3 a 10 volte quella attuale (la maggior parte dell’aumento sarà in nazioni che adottano già il nucleare).
I motivi principali:
- – aumento della popolazione mondiale (nel 2050 si stimano 9 miliardi di persone);
- – aumento conseguente della richiesta energetica (anche elettrica);
- – necessaria diminuzione dell’emissione di gas serra (CO2), per evitare catastrofici effetti climatici;
- – riduzione della disponibilità di fonti energetiche fossili (carbone, gas naturale e petrolio).
Il grafico rende bene l’idea. Al mondo ci sono:
- – circa 60 centrali nucleari in costruzione, ubicate in 15 nazioni, prevalentemente in Asia (Cina, Corea del Sud e Russia);
- – 155 centrali in progettazione e oltre 320 impianti proposti;
C’è un aumento significativo della capacità produttiva di molte centrali nucleari: Belgio, Finlandia, Germania, Spagna, Svezia, USA (dovuta ad effettivo aumento o variazione della licenza).
Qui trovate una tabella con la lista delle centrali nucleari in costruzione (fondo pagina):
http://www.world-nuclear.org/info/inf17.html
Questo scenario dimostra come il “treno dell’energia nucleare” corre veloce… e quanto l’acceleratore sia tirato. Sicuramente l’incidente di Fukushima potrebbe causare… un rallentamento. Vedremo. Nella prossima parte provo a proporre altri scenari.
Lampo
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