Scossa Nucleare: sostituire l’atomo con altre fonti?

SCENARIO 1 – Graduale o rapida sostituzione del nucleare con altre fonti energetiche
Dopo aver discusso nella PRIMA PARTE che potete visualizzare cliccando QUI, nella seconda parte provo ad affrontare uno degli scenari futuri possibili. La possibilità di sostituire l’energia nucleare con altre fonti di energia.
I fattori che possono comportare questo scenario.
1) Sicurezza e conseguente atteggiamento dell’opinione pubblica.
Nella “breve” storia di utilizzo dell’energia nucleare sono avvenuti molti altri incidenti oltre a Fukushima, la cui situazione è ancora in fase di evoluzione ([1] e [2]).
Molti di voi sicuramente si ricorderanno di Three Mile Island e Chernobyl.
Per il solo Giappone eccovi un link dei vari incidenti avvenuti nel corso della storia:
Link Incidenti Nucleari nella Storia
Tanti vero? Ma provate a guardare qui:
Wikipedia – List of Civilian Nuclear Accidents
Ci siete ancora? State ancora leggendo? Bene! Un bel respiro profondo e rilassiamoci! Non vale la pena di infierire oltre. Ognuno di noi, oramai, si è fatta la propria opinione…
2) Acqua.
Molti di voi si chiederanno… che cosa c’entra l’acqua? Ma vi siete mai domandati perché molte centrali nucleari si trovano lungo le coste o comunque in prossimità di laghi o fiumi? La risposta è che hanno bisogno di molta acqua per poter raffreddare i reattori e generare elettricità elettrica. Un grafico mostra il consumo di acqua per tipologia di impianto per la produzione di energia elettrica ([3]).
Ma l’acqua, allo stesso tempo, è anche una potenziale causa di incidenti. Tempeste, uragani e tsunami (come quello causato dal recente terremoto) sono sempre in agguato.
E, purtroppo, il cambiamento climatico in corso… può comportare condizioni meteorologiche avverse, molto più severe del rischio massimo previsto in fase di progettazione dell’impianto nucleare (pensiamo solo all’innalzamento del livello degli oceani).
Per gli impianti situati nell’entroterra, un periodo di siccità o gran caldo, può comportare la riduzione del regime di produzione o addirittura blocco della centrale stessa, per… mancanza di acqua di raffreddamento. Assurdo! Proprio nel maggior picco di richiesta di energia elettrica dovuta all’uso dei condizionatori.
E se, in questi casi, dipendiamo per il 50% di energia elettrica dal nucleare… come provvediamo a produrla? Semplice… la compriamo all’estero! E’ già successo in Francia alcuni anni fa.
Sempre in Francia, il massiccio utilizzo di centrali nucleari (coprono oltre il 75% del fabbisogno di energia elettrica), impiega la metà dell’acqua dolce disponibile dei laghi e fiumi ([4])!
Adesso vi rendete conto di quanto sia importante la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico (anche se spesso ricorrere prevalentemente ad una sola risorsa conviene dal punto di vista economico).
3) Responsabilità e costi assicurativi.
Di maggior gravità sono gli incidenti avvenuti e maggiori sono le responsabilità e costi assicurativi conseguenti.
Esistono vari trattati internazionali che disciplinano le modalità di risarcimento alla popolazione e alle nazioni limitrofe, oltre alla rivalsa nei confronti dei gestori delle centrali nucleari ([5]).
4) Uranio.
Ricordiamoci che l’uranio, il principale combustibile delle centrali, è una fonte limitata ed esauribile.
L’ultimo rapporto ci dice che, mantenendo il livello di consumo mondiale del 2008, l’uranio scoperto sarà sufficiente per i prossimi 100 anni.
E anche se, nel peggiore degli scenari, i consumi aumentassero (in base alle centrali nucleari in costruzione e in corso di pianificazione) meno della metà delle risorse attualmente conosciute, sarebbero esaurite ([6]).
5) Salute.
Non credo serva spiegare gli effetti sulla salute delle radiazioni nucleari. Ovviamente non mi riferisco solo alle fonti causate dall’impiego a scopo energetico dell’energia nucleare. Una semplice radiografia ci espone ad una dose non indifferente ([7]), anche se non farla rende difficile la diagnosi medica e la conseguente profilassi di cura.
Purtroppo pensiamo sempre che la fonte delle radiazioni siano le centrali nucleari. L’opinione pubblica conosce ancora poco gli effetti del radon, gas naturalmente presente nell’ambiente. Tende ad accumularsi nelle nostre case, specie prive di accorgimenti per ridurne la presenza ([8]). Ventilate gente!
La lista dei fattori che incidono su questo scenario potrebbe continuare… ma mi fermo qui. Risulta evidente che ricorrere a fonti alternative al nucleare comporterà inizialmente il maggiore utilizzo delle fonti che abbiamo esposto nella prima parte, tra cui il petrolio.
Solo nei successivi decenni, la ricerca scientifica e il massiccio impiego delle rinnovabili potrebbe cambiare qualcosa. Non per niente la Francia, una delle nazioni che ricorre di più all’utilizzo del nucleare per la produzione di energia elettrica, è fortemente impegnata nella “missione” in Libia.
Nella prossima parte provo a proporre altri scenari.
Lampo
Sostieni I&M!
Clicca sul bottone ”DONAZIONE” qui sotto o a fianco nella colonna di destra!

