Unione Europea, Gas Naturale e la questione russa

Qualche settimana fa ho letto una notizia importante sul gas naturale, specie per le sue implicazioni.
Come spesso accade… i media italiani non le ha dato molta importanza.
Non ve la svelo adesso… visto che ne tratterò più avanti!
La Russia è il principale detentore al mondo di riserve di gas naturale ([1] e [3]): ha riserve pari a circa 45 migliaia di miliardi di m³, il 23% delle riserve mondiali.
Nota: 1 cubic foot = 0,0283168 m³
Il seguente mostra la suddivisione delle riserve mondiali ([4]).

Per riuscire a comprendere l’ordine di grandezza l’ordine di grandezza delle riserve russe, l’Italia, nel 2009, ha avuto un fabbisogno di circa 70 miliardi di m³ di gas naturale ([2]).
Le riserve russe sarebbero sufficienti a coprire circa 650 anni di consumi!
Le nazioni che seguono la Russia nel suo primato, sono l’Iran (16%) e il Qatar (14%).
Questi tre Stati, da soli, detengono oltre la metà delle riserve mondiali.
Nel 2009 la Russia risultava il secondo produttore al mondo di gas naturale, al seguito degli Stati Uniti (rispettivamente circa 540 e 595 miliardi di m³).
Le spetta anche un altro primato: essere il maggiore esportatore al mondo di gas naturale (circa 200 miliardi di m³).
La società Gazprom controlla circa il 90% della produzione russa e il 65% delle riserve (anche attraverso joint-venture con altre imprese del settore energetico). Ha il monopolio nell’esportazione all’estero del gas naturale.
L’Unione Europea, al 2009, deteneva riserve pari a solo 2,5 migliaia di miliardi di m³ di gas naturale, corrispondenti a circa l’1,3% di quelle mondiali.
Adesso vediamo la suddivisione mondiale dei consumi di gas.
Come appare evidente, l’Europa, giusto per non farsi mancare nulla, consuma 460 miliardi di m³, che corrisponde a circa il 17% del consumo mondiale. Il 41% lo importa dalla Russia grazie a Gazprom.
Altro problema: la produzione annuale dell’UE è in calo, per cui aumentano proporzionalmente le importazioni.
Inoltre, il gas naturale importato serve principalmente per il settore industriale e per la produzione di energia elettrica!
E l’Italia?
Nel 2009 ha importato circa 70 miliardi di m³ di gas: il 15% dell’intero consumo europeo!
Ecco da dove proviene il gas che consumiamo:
Sulla base di questi dati, è evidente che le fonti di approvvigionamento del gas naturale per l’Unione Europea assumono un ruolo di primaria importanza.
Il seguente schema ([4]), preparato dal Centro di ricerca per il Congresso degli USA (Congressional Research Service) sulla base dei dati della BP, mostra il commercio mondiale del gas naturale.
Il continente europeo è il principale destinatario
. Provenienza principale: la Russia.
La dipendenza energetica da un unico fornitore principale è estremamente delicata, specie a livello economico, industriale, sociale e quindi geopolitico.
Ne abbiamo sperimentato gli effetti quando, nel 2006 e 2009, la Russia durante il conflitto per il gas naturale con l’Ucraina e Bielorussia, ha deciso di tagliare temporaneamente l’approvvigionamento all’Unione Europea. Abbiamo assistito ad un calo immediato delle forniture di circa il 25-30% e siamo dovuti ricorrere per diversi giorni principalmente ai soli luoghi di stoccaggio delle riserve, sperando che, nel giro di breve tempo, la Russia trovava una soluzione “politica” con l’Ucraina e la Bielorussia (rammento che la stessa Unione Europea partecipò alla mediazione…).
L’Unione Europea è sempre stata al corrente di questa situazione (l’opinione pubblica di meno… purtroppo!)
Già nel lontano 2000 ([5]) aveva emanato un Libro verde dal titolo “Verso una strategia europea di sicurezza dell’approvvigionamento energetico”.
Cito una frase emblematica:
“Siamo costretti a riconoscere che, nonostante le varie crisi che affliggono l’economia europea negli ultimi trenta anni, non vi è stato un vero dibattito sulla scelta delle fonti di energia e tanto meno una politica energetica per quanto riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento”
In pratica si era accorta di dipendere energeticamente per il 50% dall’estero (pari all’1,2% dell’intero PIL europeo di allora) e che, secondo le stime di allora, entro il 2020-2030 tale dipendenza poteva raggiungere la ragguardevole cifra del 70% (90% per il petrolio)!
In particolare, per il gas naturale, la dipendenza dalla Russia era del 40% (all’incirca come oggi).
Cito un’altra frase: “L’Unione europea non dispone ancora di tutti i mezzi per influenzare il mercato internazionale” dell’energia.
Era questo l’obiettivo principale: riuscire ad influenzare il mercato internazionale dell’energia!
Non si accontentava quindi di “massimizzare l’autonomia energetica o minimizzare la dipendenza, bensì di ridurre i rischi legati a quest’ultima”.
Come?
“Delineando una strategia energetica a lungo termine:
– riequilibrare la politica dell’offerta con azioni chiare a favore di una politica della domanda;
– avviare un’analisi sul contributo a medio termine dell’energia nucleare;
– prevedere un dispositivo rafforzato di scorte strategiche e nuove vie di importazione per gli idrocarburi, settore caratterizzato dall’aumento delle importazioni.”
“Tuttavia l’assenza di un consenso politico a favore di una politica energetica comunitaria limita le possibilità di intervento.”
Come vedete, dalle citazioni che ho riportato in corsivo, la consapevolezza c’era tutta… e anche l’iniziativa, specie per tentare di risolvere, sul lungo termine, il problema dell’approvvigionamento.
In più c’era un altro problema: era prevista la continua diminuzione della produzione interna di gas naturale, soprattutto per le poche riserve a disposizione.
Com’è andata a finire?
Nel giugno 2002 venne presentata una relazione finale sul Libro verde ([6]) al Consiglio e Parlamento europeo.
Riassumo per citazioni.
“Il Libro verde propone una strategia chiara, imperniata sul controllo della domanda. Ha il merito di sottolineare che i margini di manovra dell’Unione sull’offerta di energia sono ristretti, soprattutto a causa delle risorse proprie limitate o in taluni casi poco competitive, come il carbone.”
“Bisogna quindi intervenire sulla domanda (contenerla e orientarla), contrariamente agli Stati Uniti che, nel loro piano energetico annunciato nel maggio 2001, si preoccupano di rispondere alla domanda con un’offerta sempre maggiore”
Quindi la soluzione stava nel distaccarsi dalla politica energetica americana e tentare di controllare la domanda, riducendola oppure orientandola su altre fonti.
In che modo?
“… migliorare l’efficienza energetica entro il 2010” con l’ausilio di una tassazione dell’energia adatta a questo scopo;
“produzione di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili” (direttiva del 2001) con lo scopo di ottenere che “nel 2010 il 22% del consumo di elettricità nell’Unione dovrebbe essere prodotto da fonti energetiche rinnovabili”;
“direttiva sul risparmio di energia negli edifici… per limitare il consumo energetico in questo settore che rappresenta il 40% dell’energia consumata nell’Unione europea”. “…economizzare circa il 22% di questo consumo… con buone condizioni di risparmio e di efficienza”;
“Libro bianco sulla politica dei trasporti per una gestione controllata della mobilità”, visto che il settore dei trasporti “rappresenta il 32% del consumo energetico”.
”investimenti nel settore dell’energia nucleare, visto che “bisogna tener presente che l’abbandono totale dell’energia nucleare significherebbe che il 35% della produzione di elettricità dovrebbe provenire da fonti energetiche convenzionali e dalle rinnovabili”;
“un piano europeo per lo sviluppo delle infrastrutture di gas e di elettricità e il cofinanziamento prioritario… di una dozzina di progetti di interconnessione dichiarati d’interesse europeo”;
“sviluppare un concetto di sicurezza dell’approvvigionamento su scala del continente europeo che da solo permetterà di garantire il controllo del suo destino energetico: … il dialogo avviato dall’Unione europea con la Russia mira a creare, una nuova solidarietà energetica”.
Inutile dire che a tutt’oggi, molti degli obiettivi dichiarati… sono rimasti ancora sulla carta! Siamo molto distanti dal poter dire di averli raggiunti!
Ma, correttamente, è meglio porsi obiettivi grandi e difficilmente raggiungibili… per riuscire almeno a “smuovere” qualcosa e realizzarne una piccola parte.
Sarà probabilmente per questo che nel luglio 2006 è stata emanata una direttiva ([7]) che “stabilisce l’obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi… equivalenti almeno a 90 giorni del consumo interno medio giornaliero nel precedente anno civile”.
Tempismo perfetto… visto che sulla direttiva ha significativamente inciso, pochi mesi prima, lo scontro energetico fra Russia e Ucraina in primis, Bielorussia poi!
Adesso vediamo in che cosa consiste questa tanto conclamata “solidarietà energetica” incentrata con la Russia (e ci avviciniamo alla notizia che citavo in premessa…).
La seguente mappa, la cui fonte è la East European Gas Analysis ([8]), mostra i gasdotti che, provenienti dalla Russia, riforniscono l’Unione Europea.
Sono gestiti dalla Gazprom.

Lo stesso schema, in base allo spessore delle linee, rappresentata la portata di gas naturale.
Se volete approfondire, nel link riportato nella nota [8], è presente anche una tabella che riporta le capacità di ogni gasdotto e i Paesi destinatari (tra cui anche l’Italia).
Vi sarete accorti subito che quasi tutti i gasdotti passano per l’Ucraina e per la Bielorussia.
Quindi ricapitoliamo le posizioni.
Abbiamo da un lato l’Unione Europea… che vuole creare al suo interno una infrastruttura strategica per la fornitura del gas naturale… in maniera da poter “diversificare” i fornitori e ridurre la dipendenza energetica da quello principale, per evitare situazioni di crisi energetica.
Contemporaneamente però, visto tale dipendenza, vuole creare una sorta di “solidarietà energetica” con la Russia.
Dall’altro lato abbiamo la stessa Russia, che considera l’Europa un mercato del gas molto redditizio, vista la sua dipendenza dall’estero (oltre ad essere relativamente vicino). Per questo ci tiene a “curare” i rapporti con il cliente, cercando di essere il più affidabile possibile nella fornitura (per evitare che l’Europa scelga di diversificare l’approvvigionamento). Deve quindi risolvere il problema del passaggio del gas attraverso l’Ucraina e la Bielorussia (ricordo che tramite questi paesi passa quasi tutto il gas naturale destinato all’Europa).
In più, la vendita di gas naturale incide molto sul PIL russo (circa il 10%).
Ecco spiegato perché nasce il progetto di tre gasdotti: il Nabucco, il South Stream e il North Stream (sono tratteggiati nella mappa).
NABUCCO
Il gasdotto Nabucco ([9]) costituisce uno dei progetti di energia più importanti finanziati dall’Unione Europea (Corridoio Sud) per rafforzare la sua infrastruttura di approvvigionamento di gas naturale.
La mappa seguente ne mostra il percorso e la tempistica di realizzazione:
Alcuni dati: è lungo 3.900 km e ha una portata di 31 miliardi di m³ l’anno.
Attualmente il progetto, dopo lo studio di fattibilità finanziato per il 50% dall’UE, viene gestito da una società, la Nabucco Gas Pipeline International GmbH: gli azionisti sono Bulgarian Energy Holding (Bulgaria), Botas (Turchia), MOL (Ungheria), OMV (Austria), RWE (Germania), Transgaz (Romania) (vi rimando alla nota per approfondimenti).
Il 13 luglio 2009 è stato firmato ad Ankara (Turchia) un trattato intergovernativo della durata di 50 anni tra i paesi dove transita: Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia (soprattutto politico).
Se il gasdotto verrà ultimato, i Paesi fornitrici di gas dovrebbero essere innanzitutto la Georgia e l’Iraq, seguiti dall’Iran, il Turkmenistan, il Kazakistan, Azerbaijan, l’Egitto e, forse, la stessa Russia (ci sono state molte defilazioni… su probabili pressioni della Russia… più avanti capirete perché).
Il progetto ha incontrato spesso problemi di finanziamento oltre a subire diversi slittamenti. L’ultimo, poco tempo fa: il 6 maggio 2011 ([10]). Memorizzate questa data (… fra poco vi svelerò il perché).
Un approfondimento sulle vicissitudini del progetto, lo trovate negli articoli di stampa segnalati nella nota n. 11.
SOUTH STREAM
Il gasdotto South Stream nasce il 23 giugno 2007 da un accordo di intesa fra Gazprom ed ENI ([12]): è in pratica la controffensiva della Russia al progetto Nabucco.
Anche questo progetto (presentato il 25 maggio 2011 a Bruxelles) nasce per aiutare l’Unione Europea a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento di gas naturale. Ovviamente su iniziativa della Gazprom (dimenticavo… la solidarietà energetica!).
Esaminiamo il percorso e quali sono gli Stati interessati e le aziende partecipanti ([13]):
Tempi di realizzazione:
Alcuni dati: la lunghezza dipenderà dal tragitto scelto; la portata finale sarà di 63 miliardi di m³ l’anno (il doppio del Nabucco).
Anche se il progetto è partito in ritardo rispetto al Nabucco… finirà prima!
Vi ricordate che ad Ankara il 13 luglio 2009 era stato firmato un accordo intergovernativo per il Nabucco? Meno di un mese dopo (agosto 2009), è stato firmato con la Russia “un protocollo di cooperazione nel settore del gas che dà un primo via libera della Turchia ai lavori per il gasdotto South Stream nel Mar Nero” ([14])!
NORTH STREAM
Il gasdotto North Stream ([15]) nasce nel ’97 da uno studio di fattibilità (specie per l’impatto ambientale) per la creazione di un gasdotto che doveva attraversare il Mar Baltico e portare il gas dalla Russia alla Scandinavia ed infine all’Europa. Venne creata una joint venture di cui faceva parte Gazprom.
Nel 2001 l’Unione Europea riconosce l’importanza strategica dell’opera per l’infrastruttura energetica europea (la Germania in particolare… ricordo che il cancelliere tedesco di allora venne poi nominato, nel 2005, a capo del consorzio del North Stream).
Ma il progetto venne varato effettivamente nel settembre 2005, con la firma tra Gazprom, e la BASF e E.ON di una lettera di intenti per la creazione di un gasdotto. Un anno più tardi nacque il consorzio Nord Stream AG (oggi il consorzio è costituito da Gazprom (51%), Wintershall Holding GmbH, E.ON Ruhrgas AG, N.V.Nederlandse Gasunie, GDF SUEZ S.A.).
I lavori iniziarono effettivamente nell’aprile 2010.
Vediamone il tracciato:

I dati: è lungo 1.224 km e ha una portata di 55 miliardi di m³ l’anno (poco meno del South Stream).
La portata dovrebbe essere sufficiente per coprire l’11% della domanda di gas naturale che l’UE avrà nel 2030 in base alle stime attuali.
Tempi di realizzazione: prima linea da completare nel 2011 e la seconda nel 2012!
Adesso svelo finalmente la notizia accennata in premessa.
Il 5 maggio 2011 il consorzio North Stream comunica ([16]) di aver completato la posa della prima linea del gasdotto e che inizierà a pompare gas in Germania a partire dal prossimo autunno.
Vi rammentate la data del rinvio del programma di completamento del Nabucco?
6 maggio 2011: ma guarda che coincidenza!
Vi lascio con un dubbio amletico: Nabucco o non Nabucco?
Lampo
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[1] Fonte – EIA – U.S. Energy Information Administration: http://www.eia.gov/countries/cab.cfm?fips=RS.
[2] Fonte – EIA – U.S. Energy Information Administration: http://www.eia.gov/countries/country-data.cfm?fips=IT.
[3] Fonte – BP – Statistical Review of World Energy 2010: http://www.bp.com/subsection.do?categoryId=9023762&contentId=7044550.
[4] Fonte – Congressional Research Service – Global Natural Gas: A Growing Resource: http://opencrs.com/document/R41543/.
Il documento è stato elaborato sulla base dei dati contenuti nella fonte riportata nella nota n. 3. I grafici a torta presenti nell’articolo sono stati estrapolati da questa pubblicazione.
[5] Fonte – Unione Europea: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:52000DC0769:EN:HTML
[6] Fonte – Unione Europea: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:52002DC0321:IT:HTML
[7] Fonte – Unione Europea: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2006:217:0008:01:IT:HTML
[8] Fonte – EEGAS – East European Gas Analysis: http://www.eegas.com/fsu.htm
[9] Fonte – Nabucco Gas Pipeline International GmbH: http://www.nabucco-pipeline.com/portal/page/portal/en
[10] Fonte – Nabucco Gas Pipeline International GmbH: http://www.nabucco-pipeline.com/portal/page/portal/en/press/NewsText?p_item_id=A297E805CEADAB20E040A8C002017939; New York Times:
http://www.nytimes.com/2011/05/10/business/global/10nabucco.html?_r=1&&opattr=Europe_s_Nabucco_Pipeline_Delayed_Again
[11] Fonte – World Politic Review – Nabucco Follies: State Department Shills for EU Pipeline to Carry Iranian Gas: http://www.worldpoliticsreview.com/articles/1815/nabucco-follies-state-department-shills-for-eu-pipeline-to-carry-iranian-gas
Fonte – Il Sole 24 Ore – Gas, via libera al Nabucco: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/07/gas-via-libera-nabucco.shtml?uuid=b5cc1ca0-7048-11de-af02-caa548ec7aae&DocRulesView=Libero
[12] Fonte – ENI – Eni e Gazprom firmano intesa per il progetto South Stream: http://www.eni.com/it_IT/media/comunicati-stampa/2007/06/Eni_e_Gazprom_firmano_intesa_p_23.06.2007_1192442373264.shtml?menu2=archivio-media&menu3=comunicati-stampa
[13] Fonte – South Stream: http://south-stream.info/fileadmin/download/2505_presentation/ss-presentation-large_V.pdf
[14] Fonte – Il Sole 24 Ore – Firmato l’accordo Turchia-Russia per il gasdotto South Stream: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/08/gasdotto-south-stream-accordo.shtml?uuid=c771ee6c-8295-11de-8bca-995fb1c0d566
[15] Fonte – North Stream:
http://www.nord-stream.com/fileadmin/Dokumente/1__PDF/5__Misc/The_Project_The_Environment_brochure.pdf
[16] Fonte – North Stream: http://www.nord-stream.com/en/press0/press-releases/press-release/article/nord-stream-lays-last-pipe-of-first-gas-pipeline-through-the-baltic-sea.html?tx_ttnews%5BbackPid%5D=24&cHash=6397b2af6b






