Italia: un paese che cambia pelle e che urge di riforme

Italia, detta anche il Bel Paese. Italia, nazione dalle mille sfaccettature e dagli incantevoli paesaggi. Italia che sa esaltare ma anche deprimere.
Noi siamo abituati a vedere l’Italia da Italiani. Ma vi posso garantire che al di fuori si leggono cose veramente pazzesche sull’Italia. Non voglio entrare in un discorso che poi rischia di diventare politicizzato, e quindi non farò riferimento ai vari articoli (e sono veramente tanti) che sono usciti negli ultimi mesi sul sistema politico italiano. Però questo parere ve lo voglio dare, in quanto proviene da un mio amico che da anni lavora a Londra (quindi all’estero, come il sottoscritto) e che quindi, vede l’Italia sia con gli occhi degli italiani ma sente anche la considerazione che il mondo ha di noi.
Questo mio amico, che chiameremo Jimmy, mi dice:
Ho letto l’articolo molto critico sull’Italia uscito sull’Economist. Molto bello perché estremamente “ideologico”. L’Italia e’ secondo me, una sorta di mostro. Un po’ Francia (con privilegi assurdi e drammatica assenza di mercato/competizione), un po’ Germania (tutto sommato si esporta ancora), un po’ Africa (mi riferisco al Meridione). Il fatto che non siamo tra i PIGS ci danneggia. Perchè in Italia si fanno le riforme solo se c’e’ panico.
Ne esce un quadretto da paura:
a) Italy is dying: ambitious young italians are quitting their country in droves, leaving power in the hands of an elderly and out-of-touch elite. (Italia che muore, con il potere nelle mani di una classe elitaria vecchia che non ci garantisce nessun futuro).
b) Entrepreneurial italy will pay dearly for the “pleasure” of Berlusconi, alias bunga bunga = per la serie tira più un “pelo” di F … (L’imprenditorialità italiana ha subito e subirà conseguenze dalla nomea che ci siamo fatti a causa di episodi come il famoso “bunga bunga” che hanno fatto cadere la nostra credibilità)
c) The Euro crisis is forcing Greece and Portugal to push through huge reforms in teeth of popular protest (= i poverelli che tanto ti piacciono). In the short term this will hurt, in the long term it should give the peripheral economies new zip (= a favore dei ricchi). An unreformed and stagnant Italy then find itself exposed… (La crisi dell’Euro comporterà, in paesi come Grecia e Portogallo periodi di grandi sacrifici, ma si metteranno le basi per un qualcosa che si chiama FUTURO).
d) Between 2000 and 2010 Italy’s average growth measure by GDP (PIL) at constant prices was just 0.25% a year. Of all the country of the world only Haiti and Zimbabwe did worse. (La performance del PIL Italiano dal 2000 al 2010 è stata pari ad uno 0.25% annuo. Peggio di noi hanno fatto SOLO, notate bene, Haiti e Zimbabwe. Ma ci rendiamo conto?)
e) Italy is a wild forest of little privileges, rents and closures. Each has its own lobby group: together they conspire to make reform close to impossible. This is particularly evident in the service sector. (L’Italia è un paese di tante caste privilegiate dove ognuno ha la sua lobby che viene difesa a pugno duro, cercando di imporsi sul sistema a scapito degli altri).
Questo piccolo elenco fotografa in modo ideale ciò che il mondo vede, dal di fuori, quando si pensa all’Italia: caste, privilegi, bunga bunga, politici corrotti, produttività e crescita ridicola. E poca predisposizione alle riforme che contano.
Ma molto interessante è la chiusura che ci fa Jimmy.
For all its quirks, though, there is much that is admirable about Italy. It is a rich, peaceful, civilised country that does not feel like a place in crisis. Its president, Giorgio Napolitano, manages to float serenely above the political turmoil and use his largely honorary office to rein in some of the more outrageous antics of elected politicians. Its constitution has stood up surprisingly well under bombardment. The Bank of Italy is a great institution in a country with few of them. Its boss, Mario Draghi, should make a fine leader of the European Central Bank. Italy has many brave anti-mafia campaigners who have risked their lives to keep an old Italian tradition of civic activism alive. And as 42m foreign tourists a year can attest, it is a lovely place to visit. In its short life as a nation Italy has already rebuilt itself several times. For the past few decades, though, it has been living on the afterglow of an economic miracle that came to an end in the 1970s. It could continue like this more or less indefinitely, steadily growing poorer and older but still managing quite comfortably. For the moment this seems the most likely thing to happen. But the country is overdue another reawakening like the one that led to unification 150 years ago.
Tradotto in breve significa: l’Italia alla fine però è un paese ricco che non si sente in crisi. Mario Draghi sta per diventare capo della BCE, Napolitano continua a districarsi tra i vari inciuci politici della classe governante facendo da mediatore e paciere, è un paese socialmente tranquillo e molto bello da visitare. Peccato che il miracolo economico è finito negli anni ’70 ma per molti il miracolo continua, ancora oggi. La Dolce Vita ormai è storia. Ma per alcuni il consumismo senza prospettive è la Dolce Vita. E forse è un miracolo essere ancora in piedi. Ma questa è l’Italia, un paese che deve svegliarsi ma che, ahimè, potrebbe continuare su queste coordinate di “sonnecchiamento” economico ancora per anni. Ma è necessario un nuovo risveglio. L’economia globale non si ferma. L’Italia è ferma ai box ormai da 10 anni. Questo deve farci pensare.
Più debito, meno risparmi
Avevamo un tasso di risparmio elevatissimo. Oggi siamo molto più cicale e meno formice. I dati Adusbef parlano chiaro: Boom del debito delle famiglie, risparmi che collassano di un 50%.
Infatti negli ultimi 5 anni, il debito medio delle famiglie è salito del 55% (da 595 a 923 miliardi di Euro) mentre il nostro “tesoretto”, il nostro polmone di risparmio, è sceso da 60 a 31 miliardi di Euro.
Quindi anche la scusa che ci sarà anche la crisi, ma noi siamo un popolo di formichine, sta per diventare fuorviante. Occorre tenerne conto.
AnonimoCDS
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