Default Grecia: il circolo vizioso che porta il paese al fallimento
Credit Default Swap che si impennano: il mercato non crede al salvataggio ma è per una ristrutturazione del debito che significa “default Grecia”
Tutto è realmente possibile. In molti spingono per il reprofiling, con un rolling delle scadenze. Sembrava che tutto andasse nella direzione quindi della ristrutturazione “soft” e pilotata, con uno spostamento in avanti del defito, una sorta di default pilotato e controllato, che non avrebbe risolto nulla.
Salivano però le quotazioni dei super protezionisti dell’UE che non volevano la ristrutturazione ma erano ben disposti ad elargire nuove somme alla Grecia.
Spread tra titoli governativi Euro vs Bund a 10 yr
Se però il signor Rossi, che non legge i giornali, decide di guardare quale potrebbe essere il destino della Grecia basandosi su parametri non ipotetici ma reali, andandosi quindi a guardare spread di rendimento vs Bund o ancor meglio i CDS (Credit Default Swap), l’idea che il signor Rossi si fa è ben diversa. Però…in ogni dove si parla di salvataggio e grazie l’aumento della cifra data a sostegno della Grecia se ne eviterebbe (per ora) il default. Ma allora…. Perché i credit default swap sono a questi livelli?
I CDS ieri sera alle 20…

Ebbene si, la Grecia addirittura batte i record precedenti, sfonda area 1500 e addirittura abbatte il muro dei 1600 bp. E state pur certi che uno stato “salvato” non si troverebbe oggi con il CDS a 1600! Quindi il mercato non crede assolutamente alla soluzione “tappabuchi” con nuove cifre elargite a josa. E non ci crede nemmeno l’agenzia di rating S&P che ieri ha provveduto ad abbassare il rating alla Grecia per l’ennesima volta…
Standard and Poor’s ha annunciato di aver tagliato il rating sovrano a lungo termine della Grecia di tre scalini, portandolo da ‘B’ a ‘Ccc’, otto scalini al di sotto della prima soglia per i titoli ‘spazzatura’ (‘Bb+’). (…) Come precisa una nota dell’agenzia di valutazione, l’outlook sul rating a lungo termine resta negativo, segno che è probabile un altro taglio nel giro dei prossimi 12-18 mesi. Nella nota, S&P parla della probabilità, sempre più verosimile, di una ristrutturazione del debito sovrano greco con modalità tali da essere considerata un ‘default’ per le agenzie di rating. (…) Secondo l’agenzia, le possibilità di un recupero dell’investimento rispetto a quelle di un default restano tra il 30% e il 50%. Standard and Poor’s fa anche sapere che il downgrade potrebbe avere effetti negativi sul merito di credito di quattro banche greche: la National Bank of Greece, la EFG Erobank Ergasias, l’Alpha Bank e la Piraeus Bank. (Source)
E tutto accade proprio alla vigilia del Meeting dell’Eurogruppo dove si potrebbero mettere le basi (e lanciare leidee definitive) per cercare soluzioni sull’”affaire” Grecia.
E intanto in Grecia la situazione si fa sempre più pesante. E per vedere come stanno le cose NELLA REALTA’ guardate cosa succede nella ormai nota (ai lettori di I&M dopo il famoso post di Mattacchiuz sul party greco ) Piazza Syntagma. CLICCATE QUI e vedrete le foto della rivolta.
Grafico CDS Grecia: massimi storici!
Ma torniamo alla nostra amata Grecia e ai livelli assurdi di CDS. Come ben sappiamo, tra CDS e Differenziale di rendimento c’è una liason molto forte. Uno influenza l’altro. Non possiamo certo negare quindi che l’operatività delle banche francesi e tedesche non abbia infuito negativamente sui rendimenti e sui prezzi e quindi anche sui CDS. Mi spiego meglio.
SELL OFF sui titoli greci
In pochi sanno che nelle ultime settimane le banche tedesche e francesi, le più cariche di titoli ellenici, hanno provveduto a liberarsi a prezzi sicuramente molto bassi di una buona fetta di titoli governativi (e non solo) Made in Greece & PIGS Da alcune fonti, sembra addirittura che queste vendite abbiano raggiunto il 60% del totale dei titoli PIGS presente in portafoglio ad inizio anno.
Il perverso meccanismo che ne scaturisce, dunque, rischia di mettere in ginocchio qualsiasi progetto alternativo che non sia il default. Le banche (ma tu guarda.. ricordate cosa dicevo ieri sulle banche???) vendono i titoli che non hanno grosso bid (cioè compratori) facendone scendere il prezzo e conseguentemente contribuendo a farne lievitare il rendimento. E se il titolo rende di più, è più rischioso, ed ecco che il CDS quindi costa più caro. Circolo vizioso che a lungo andare porta al default e molto probabilmente al fallimento del progetto Euro, in quanto qui a comandare non è la BCE ma un pugno di banche.
Dice bene Martin Wolf in un suo editoriale di qualche giorno fa, ripreso poi da Paul Krugman:
«La zona euro è alle prese con una scelta tra due opzioni, entrambe inaccettabili: o il default e la disgregazione parziale, oppure un supporto ufficiale illimitato» sostiene Wolf. «L’esistenza di questa opzione dimostra che un’unione stabile necessita come minimo di una maggiore integrazione finanziaria e di un più ampio supporto fiscale di quanto si fosse previsto all’inizio. Come procederà adesso la politica in queste scelte? Non ne ho proprio idea». La Banca centrale europea continua a ripetere che una ristrutturazione è inconcepibile. Ma i programmi di austerity non stanno funzionando. Le prospettive di un ritorno alla finanza normale, più che avvicinarsi, si stanno allontanando. Se volete il mio parere, vi dirò che il livello dell’acqua ormai è sceso talmente tanto da esporre le barre del combustibile nucleare. Ormai ci troviamo prossimi alla fase di fusione del nocciolo. (Source)
Quindi BCE alle soglie di una tragedia tipo Fukushima? Calma e sangue freddo (come sempre): farsi prendere dalle emozioni significherebbe farsi trasportare e commettere errori anche gravi di valutazione. Una chave di lettura fondamentale ce la fornirà l’Eurogruppo dei giorni 14-15 giugno. Vale a dire oggi e domani. E se fino ad ora si è “comprato tempo” a parole, il mercato ci ha fatto capire che è finito il tempo delle chiacchiere ed è giunta l’ora dei fatti. E questa volta i mercati non potranno stare a guardare, ancora una volta, in modo passivo quanto sta accadendo.
STAY TUNED!
DT
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