Italia: un paese e un’economia che rischia di morire
GUEST POST: PRESA DIRETTA – Chi l’ha vista? Lo sfogo di un imprenditore che per non chiudere ha dovuto delocalizzare
Oggi, lunedì 10/10, mi è venuto il dubbio che la trasmissione Presa Diretta di domenica sera (10 ottobre) non l’abbia vista nessuno. Eppure, forse mai come questa volta, è stata fotografata con tanta crudezza e realtà la situazione, a dir poco disastrosa anzi, per meglio dire, tragica dell’agricoltura del Sud Italia.
Vedendo le immagini mi sono tornate alla mente i tempi, circa 25 anni fa, in cui per ragioni di lavoro avevo un po’ girato quei luoghi. Le distese di serre si perdevano a vista d’occhio, specie nella zona di Vittoria-Pachino e dintorni. Anche se parecchio frenata dai poteri parassitari delle mafie locali, si respirava un’aria di prosperità. Impressione allora confermata dal direttore di una banca locale.
Al tempo, la vocazione agricola di quelle zone rigogliose, fornitrici di primizie gustose, faceva a pugni con il cimitero industriale della vicina Zona Industriale di Priolo, che nelle intenzioni doveva diventare un polo industriale nazionale del settore petrolchimico.
Fra me e me allora pensavo alla dabbenaggine della politica nazionale e agli sporchi interessi delle oligarchie politico-economiche-mafiose locali, che spingevano alla realizzazione di costosissime iniziative imprenditoriali destinate a un sicuro fallimento. Allo sviluppo di un’agricoltura moderna ed efficiente, che sfruttasse il favorevole clima e la vocazione di quelle terre, invece non ci si pensava più di tanto. C’era poco da mangiarci sopra evidentemente.
Già, il Sud Italia non ha per sua cultura una vera vocazione industriale. La competizione in regime di libera concorrenza non è normalmente di gradimento di questi popoli che, invece, di altre virtù ne hanno, eccome.
Senza divagare su questi temi, quello che fa specie è stato per me constatare che invece ha fatto molto più clamore e suscitato citazioni l’intervista a “Che Tempo Che Fa”, sempre domenica sera, della Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, figlia di un vero imprenditore, Steno, con il pelo sullo stomaco irto come
quello di un cinghiale, per rendere l’idea. Lei però non è di quella pasta.
L’intervista è stata di una pochezza assoluta, come si usa dire oggi. Un po’ di affermazioni generiche, di quelle che la gente ama sentire e nulla più. Nulla della grave situazione in cui si trova l’economia reale italiana che perde ogni giorno pezzi , sia nell’industria grande, piccola e media, che nell’agricoltura, che nel commercio, che nel turismo, che nella finanza. La scarsa azione del governo in carica, diciamo così per non buttarla in politica, unita alla mancanza di volontà di prendere atto da parte dei mass media che la situazione della nostra economia reale sta precipitando, è davvero preoccupante.
Non si tratta di fare terrorismo ma di voler capire cosa sta accadendo.
Eppure per chi la vuol capire, più volte si è fatto riferimento alla impossibilità di uscire vincenti, nello scenario dell’economia globalizzata, se i propri costi, espressi in Euro, sono troppo elevati. Più volte è stato detto che da paesi stranieri,che hanno i costi espressi in valute locali, arrivano prodotti agricoli a prezzi molto più bassi, tradotti in Euro, che sono assolutamente non remunerativi per gli agricoltori italiani e tali da rendere non conveniente perfino la raccolta di quanto a suo tempo piantato o seminato. La voce disperata degli agricoltori che stanno perdendo tutto sembra non scuotere le coscienze dei più o meno opulenti estensori di articoli giornalistici. Della fatica, vera in questo caso, di coloro che lavorano la terra per rimetterci anche il costo delle sementi, concimi, fertilizzanti, ecc… non gliene frega proprio a nessuno.
Il discorso non vale però ormai solo per l’agricoltura del Sud Italia ma in generale vale per tutta la penisola e questo vorrà pure dire qualcosa.
Ma possibile che siamo così incoscienti da non capire quale disastro incombe sulla nostra povera Italia, se continuiamo con questo atteggiamento?
Ma possibile che a nessuno venga in mente che stiamo vivendo in diretta le nefaste conseguenze di una adesione alla moneta unica (Euro) che ogni giorno di più, per l’economia reale italiana, si sta rivelando una scelta sciagurata, per cui bisognerebbe per lo meno mettere alla gogna coloro che l’hanno voluta e se ne sono vantati fino pochi anni fa?
Ora non lo fanno più e si dovrebbe dire meno male se non fosse perché stanno facendo di peggio. Dicono che non se ne può più uscire perché sarebbe una sciagura ancora peggiore. A dire il vero qualcuno, anche molto in alto politicamente, lo aveva detto o l’ha adesso capito ma non si può dire. Guai a proferire che l’Euro ci sta trascinando al disastro nelle sedi istituzionali, nei media allineati, nelle discussioni pubbliche. A chi lo fa, vedi l’ex ministro Antonio Martino, viene in pratica tolta la parola. Evidentemente gli interessi di pochi sono infinitamente preponderanti su quelli dei molti.
Si dirà: è sempre stato così.
E’ vero. E’ una verità che stiamo oggi vivendo, oggi più che mai.
Personalmente non sono uno che ha perso tutto causa l’Euro, come forse potrebbe qualcuno pensare, vista la rabbia espressa in questo post. Nel mio caso è l’esatto contrario. Controvoglia ho dovuto fare l’imprenditore che coglie le opportunità e le spinte del mercato, cosciente di agire, per garantire la sopravvivenza della propria azienda, contro l’economia del proprio paese.
Proprio così, ho dovuto delocalizzare la produzione che in Italia non era economicamente più possibile mantenere. E mi hanno detto pure bravo. Bravo, per aver ridotto da 450 a 150 i dipendenti in Italia e nel contempo aver creando all’estero 2 unità produttive da 600 e 240 dipendenti.
Quanto tutto ciò sia stupido lo lascio alle opinioni e commenti dei lettori.
Gaolin
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