Giovani e…disoccupati!

di lampo
Pubblicato 13 Ottobre 2011 Aggiornato 14 Novembre 2011 21:31

GUEST POST: il problema della disoccupazione giovanile non è sufficientemente trattato dai media. Ma qui si parla del futuro delle nuove generazioni. E allora…ne parliamo noi!

In questo post, con molta umiltà, provo ad affrontare un tema delicato, poco trattato dai mass-media: la disoccupazione giovanileUna piccola premessa, visto la delicatezza del tema affrontato. Preciso subito, che non sono un esperto del settore, ma un comune cittadino di questo mondo, che ha voluto condurre una ricerca personale per poi condividerla con voi, augurando che possa servire a qualcuno.  

In questa prima parte tento di fornirvi un quadro generale del problema a livello europeo. Nei post successivi, vi mostrerò il dettaglio della situazione italiana e proverò a delineare delle possibili soluzioni: alcune tratte dall’esperienza di altri Paesi europei, altre, più concrete, che sono il risultato di idee ed esperienza personale, ovvero semplici risposte alla domanda: cosa farei se fossi un giovane disoccupato?

Come sempre, rimango disponibile a rispondere a tutti i vostri commenti, specialmente alle critiche costruttive, che considero sempre valide, in quanto portatrici di nuova conoscenza. Oramai sappiamo tutti, spesso per esperienza personale, che la disoccupazione giovanile è diventata una piaga che affligge sempre più le nazioni europee, Italia compresa.

Ma quanto è diffusa in Europa?

1. LA SITUAZIONE EUROPEA

 L’Istituto di Statistica italiano (ISTAT) e quello europeo (Eurostat) ci forniscono la risposta. Tra i due ho preferito i dati Eurostat, visto che sono più recenti: i dati pubblici dell’Istat risalgono ancora al lontano 2009 ([1]), ovvero poco dopo l’inizio della crisi (spero che aggiornino tali dati quanto prima, visto che è disponibile anche il dettaglio regione per regione).

Ecco quindi una mappa europea che riassume i dati Eurostat (giugno 2011), che riguardano i giovani disoccupati con età compresa tra 15 e 24 anni ([2]). In alto a sinistra avere una legenda che mostra ogni colore a quale intervallo di percentuale di disoccupazione corrisponde.  

Nota: i dati riportati nei seguenti grafici e tabelle mostrano il dato più recente disponibile (compreso fra giugno e agosto 2011) del tasso di disoccupazione destagionalizzato nella fascia compresa fra 15 e 24 anni (alcuni dati sono previsionali). Il tasso di disoccupazione viene definito come numero di disoccupati in percentuale della forza lavoro sulla base della definizione usata dall’Ufficio Internazionale del Lavoro (ILO). Comprende:
– i senza lavoro;
– chi è disponibile ad iniziare un lavoro entro le prossime due settimane;
– chi era attivamente alla ricerca di un lavoro nelle ultime quattro settimane oppure ha trovato un lavoro che inizierà entro i prossimi tre mesi.

 

Risulta evidente come i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo siano quelli più coinvolti dalla disoccupazione giovanile.  Ma adesso voglio mostrarveli in dettaglio, in una classifica (in ordine crescente). A titolo di confronto ci sono anche Regno Unito ed USA (in rosso). L’Italia è evidenziata in nero.

Nota: visto che i dati più recenti non si riferivano tutti allo stesso mese del 2011, ho specificato  su ogni barra quale sia l’esatto mese di riferimento.

Adesso abbiamo le idee più chiare: la classifica si commenta da sola. Qui potete vedere, grazie ad un video dell’OCSE, la situazione degli anni precedenti:

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=-bwYnTge7sA[/youtube]

 E’ chiaro come nelle nazioni che si trovano in gravi difficoltà finanziarie, a causa della crisi in corso (soprattutto Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), sono i giovani che stanno pagando di più, visto l’alto tasso di disoccupazione.

Nel seguente grafico ve lo dimostro: ho riportato l’evoluzione della disoccupazione giovanile,  sulla base dei dati OCSE del periodo 2003-2010 ([3]) relativi a:

–        le quattro nazioni più virtuose mostrate nel precedente grafico (Paesi Bassi, Austria, Norvegia e Germania);

–        i PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna);

–        Regno Unito e USA, per avere il solito confronto.

 

Adesso avente una nuova conferma di quanto affermato prima: nei PIIGS, la crisi finanziaria ha innescato l’esplosione della disoccupazione giovanile. Proverò adesso a spiegare perché i dati evidenziati sulla disoccupazione giovanile sono da non sottovalutare… come invece stanno facendo i mass-media (secondo me volutamente), in particolar modo in Italia.

L’OCSE, nel recente rapporto “Employment Outlook 2011” ([4]) lancia un campanello d’allarme ([4a]):

In those countries where unemployment has increased significantly, the main losers have been youth…”

Nei Paesi in cui la disoccupazione è aumentata significativamente, i giovani sono stati i principali sconfitti…”

Prolonged spells of unemployment are particularly damaging as they increase the risk of permanent labour market marginalisation as a result of skill depreciation and a loss of self-worth and motivation”.

“Prolungati periodi di disoccupazione sono particolarmente dannosi considerato che, a causa della svalutazione delle competenze professionali acquisite e della perdita di autostima e motivazione, aumentano il rischio di emarginazione permanente dal mercato del lavoro”.

 “Long-term unemployment is also associated with elevated risks of poverty, ill health and school failure for the children of the affected workers”.

“La disoccupazione di lunga durata è collegata con elevati rischi di povertà, malattie e, per i lavoratori colpiti, insuccessi scolastici dei figli”.

Poi il rapporto precisa che ([4b]):

“... youth who are neither in employment nor in education o training are a group at high risk of marginalisation and exclusion from the labour market, especially the longer they remain outside the world of work”.

“… i giovani che non sono occupati e non stanno frequentando un corso di formazione o di istruzione, sono un gruppo ad alto rischio di emarginazione ed esclusione dal mercato del lavoro, soprattutto quanto più rimangono fuori dal mondo del lavoro”.

Si tratta dei cosiddetti “NEET” (Not in Education, Employment or Training), ovvero dei giovani non più inseriti in un percorso scolastico/formativo, ma neppure impegnati in un’attività lavorativa.

Vediamo in un grafico, sulla base dei dati Eurostat ([5]) il raffronto dei NEET tra i vari Paesi europei (Italia evidenziata sempre in nero), sul totale dei giovani con età compresa fra 15 e 24 anni. Eccovi la classifica.

Notate anche qui come, a parte il Portogallo, gli altri PIGS si trovano piazzati piuttosto male? In particolar modo l’Italia! Aggiungo che dall’inizio della crisi economica nel 2008, i giovani con età compresa fra 15 e 24 anni che rientrano in tale gruppo, sono aumentati del 10%! Ad essere colpiti sono soprattutto i lavoratori con un basso livello di educazione ([4c]), come riportato in questo schema:

Infatti ricordiamoci, come più volte citato in questo blog, anche tra gli eccellenti commenti, che… eravamo in un contesto di ripresa economica con un flebile aumento di posti di lavoro (lo afferma la stessa Ocse nel rapporto). Dico “eravamo” perché gli ultimi dati economici danno “quasi per certa” una nuova fase recessiva.

La mia opinione è che la prossima fase recessiva sarà più profonda e grave della precedente: il potere di acquisto della massa è diminuito e, i tanto desiderati nuovi consumatori dei Paesi emergenti stanno… consumando di meno! Infatti le loro economie stanno rallentando.

Condivido l’opinione di DT quando dice che stiamo andando verso una fase di contrazione economica (forse sarebbe il caso di spiegare in un post gli aspetti critici e cosa aspettarsi da una “fase di contrazione economica”). Preciso che lo affermo con molta amarezza! Ritengo però importante conoscere quale sia la reale situazione del problema, in modo da poterlo affrontare efficacemente (questo è lo spirito ed il fine di questo post).Vado avanti con la mia umile analisi.

Per rendere ancora più evidente il fenomeno della disoccupazione giovanile vi mostro, nel prossimo grafico ([6]), il confronto fra il tasso di disoccupazione giovanile e quello degli adulti, ovvero nella fascia di età 25-74 anni (i dati si riferiscono allo stesso mese del precedente grafico).

 

Come vedete,siamo al di sotto della metà! Eloquente il rapporto della Norvegia: i disoccupati adulti sono pari al 2,4%: il minimo fisiologico! Altro dato interessante è quello del Regno Unito: si trattava del Paese con il miglior mercato del lavoro, dove i giovani non incontravano difficoltà a trovarlo. Non per niente era proprio la meta preferita dai giovani emigranti europei (grazie anche alla oramai diffusa conoscenza della lingua inglese). Adesso non è più così!

Gli stessi dati ci dicono che anche in Italia la situazione non è delle migliori: i giovani disoccupati sono quasi cinque volte gli adulti

Nella prossima parte ne analizzeremo il dettaglio.

 Lampo

 

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[1] Istat – Scheda n. 104: tasso di disoccupazione giovanile (2009): http://noi-italia.istat.it/fileadmin/user_upload/allegati/104.pdf

 

[2] Eurostat – Harmonised unemployment rate by gender – age class 15-24: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teilm021

 

[3] Ocse – Youth unemployment rate 15-24 (31 agosto 2011):http://www.oecd-ilibrary.org/employment/youth-unemployment-rate_20752342-table2

 

[4] Ocse – OECD Employment Outlook 2011 (settembre 2011): http://www.oecd-ilibrary.org/employment/oecd-employment-outlook-2011_empl_outlook-2011-en
ñ       [4a] pag. 11;
ñ       [4b] pag. 12;
ñ       [4c] il grafico è tratto da pag. 26 del rapporto (l’ho tradotto in italiano).
Una sintesi in italiano del rapporto la potete trovare qui: http://www.oecdepublishing.org/multilingual-summaries/empl_outlook-2011-sum/pdf/empl_outlook-2011-sum-it.pdf

 

[5] Eurostat – Young people not in employment and not in any education and training, by educational attainment level, age group and sex (in % points of NEET rates): http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=edat_lfse_21&lang=en

 

[6] Eurostat – Harmonised unemployment rate by gender – age class 25-74: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teilm022