Quando l’economia ormai poco può fare

6 Settembre 2011 18:11

Capra, capra, capra!
Questo è quanto mi verrebbe da dire ad alcuni colleghi che si sono stupiti di quanto è accaduto in borsa venerdì.
Ma andiamo con ordine. Ora è martedì, ma questo post è stato scritto qualche ora prima della mia partenza avvenuta sabato pomeriggio. E anche se sono passate un po’ di ore, faccio una scommessa con mestesso pubblicando un articolo convito che tanto l’argomento non risulterà sicuramente datato.
Venerdì le borse USA hanno fatto un bel capitombolo e probabilmente nei prossimi giorni faranno altrettanto. Uso il conidzionale sia perché non ho il dono della preveggenza e sia perché i mercati ci hanno abituati a movimenti non certo normali. Però questa volta la situazione mi puzza non poco.
Tornando a venerdì, ultimo giorno a mia disposizione per poter analizzare la situazione, abbiamo assistito ad un bel crollo dei mercati. Ma chissà come mai… Ahhh l’occupazione… Si è scoperto che gli occupati non sono cresciuti nemmeno di una unità. E questo sarà secondo me una tegola che il mercato non digerirà facilmente. In altri termini, possiamo anche dire che sì è scoperto che tutte le transazioni di acquisto della FED (leggasi quantitative easing) non sono servite ad un piffero, si è insomma capito che l’economia è diventata un problema difficile da risolvere.
E ora, magicamente, molte persone che, drogate da non so quale sostanza, continuavano a vedere la luce della ripresa, iniziano a capire il significato della parola REALISMO. Si, perché si tratta proprio di questo, realismo. E realismo lo potete leggere sulle pagine di questo blog, in particolar modo nei post che ho citato nel polpettone “BEST OF THE BLOG” edito nel week end, dove si parla di anche contrazione (e NON solo di recessione). E poi il debito… Questo benedetto debito pubblico e anche privato in Europa e non solo… Avete capito che questo NEW NORMAL non è poi così normale?

Il meeting di Cernobbio

Tutte queste belle cose sono poi venute fuori in quell’incontro che ormai è diventato un appuntamento di grande qualità per economisti, giornalisti ed appassionati. Quel meeting Ambrosetti che anche quest’anno ha dato la possibilità di confrontare diversi pensieri, personaggi, scuole.
E in massima sintesi, quanto è venuto fuori al Meeting, è proprio un messaggio di difficoltà e di preoccupazione per il futuro dell’economia mondiale.
E senza neanche farlo apposta, il messaggio finale, fondamentale, che ne è uscito fuori, è proprio quello che stavo iniziando a coltivare da settimane sul blog.
Infatti, come avrete notato, sono ormai diversi giorni che “insisto” con post di matrice semi politica. In realtà, non è mia intenzione prendere le parti di nessun partito. Io voglio solo che la politica faccia nel modo migliore quello che deve fare: governare al meglio per il bene comune.
E anche al Meeting di Cernobbio, il segnale è stato chiaro. E’ fondamentale, ora come non mai, che arrivi un segnale forte e deciso da parte della politica. Ad essere sincero, il primo grande segnale lo avevamo già viso proprio col meeting di Jackson Hole, dove Bernanke ha lasciato a bocca asciutta gli speranzosi del QE3 ma ha rilasciato ad Obama un messaggio di estrema chiarezza, dicendo che non era sua intenzione intervenire con ulteriori manovre di politica monetaria. Almeno per il momento, in quanto ora è la politica a dover fare la sua parte.
Tradotto: caro Barack, io le munizioni le ho finite. Posso ancora stampare a josa, ma a che pro? Non si risolve nulla! Qui ci vogliono interventi strutturali!
Ed è quello che Trichet sta facendo con l’Unione Europea, in un certo senso anche con l’Italia. Le Banche Centrali, la politica monetaria, ormai nulla può contro questa crisi. Ci vogliono riforme magari anche dure e impopolari. Ma sono necessarie. Porteranno austerity, porteranno anche delle perdite ad alcuni, ma se non si prendono strade più drastiche, si rischia di finire in un vortice senza uscita.
Il messaggio è chiaramente indirizzato a chi è al potere in Italia, ma anche a chi non accetta soluzioni risolutive in ambito di Unione Europea. Ma anche a chi oggi si trova con le mani legate, pizzicato in una disputa (repubblicani e democratici) che probabilmente non ci darà grandi prese di posizione fino alle prossime elezioni.
E il mondo che fine farà nel frattempo? Basterà la crescita dei paesi emergenti? Non credo, accettiamo tanto per cominciare una bella frenata, tenendo ci pronti anche per un qualcosa di un po’ più complesso: contrazione.

STAY TUNED!

DT

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