Credit Default Swap (CDS): un esempio concreto

di lampo
Pubblicato 2 Dicembre 2011 Aggiornato 6 Dicembre 2011 21:47

GUEST POST: un’attenta analisi di come funzionano i Credit Default Swap e di cosa comportano

Nel precedente post “Credit Default Swap (CDS): cosa sono e come funzionano” abbiamo cercato di spiegare sommariamente gli aspetti principali di tali strumenti.

Adesso che abbiamo le idee più chiare (almeno lo speriamo 😉 ) proviamo con un esempio pratico (anche qui semplifichiamo): ci sarà di aiuto per comprendere altri aspetti.
Supponiamo che un investitore Alfa ha a disposizione €10.000,00 da investire.

Sceglie di comprare 100 quote di un titolo di Stato, denominato “Sicuro”, collocato sul mercato ad un valore (per quota) pari a €100,00 e avente una durata di un anno.

Lo Stato X ripaga l’investitore con un premio, corrispondente ad un tasso di interesse del 10%.

Inoltre, alla scadenza annuale, restituisce il capitale all’investitore: il titolo di Stato verrà rimborsato con un valore pari a €100,00 (per quota).

Quindi riassumiamo: il nostro investitore Alfa, per aver prestato, per un solo anno, la somma di €10.000,00 allo Stato X, riceve in cambio un tasso di interesse del 10%, pari a €1.000,00, oltre alla restituzione del capitale, €10.000,00, alla scadenza contrattuale.

 

Però, il nostro investitore, ci tiene al proprio capitale e non ha nessuna intenzione di perderlo. Infatti pensa sempre:

 

“E’ il mio tesoro!”

 

Infatti, ragionando, si chiede:

“Perché dovrei fidarmi dello Stato X, visto l’alto tasso di interesse che offre per un semplice titolo di Stato annuale?”

Decide quindi di coprirsi dai seguenti eventi, che potrebbero verificarsi:

– rischio del fallimento (per quanto sia improbabile) dello Stato X;

ristrutturazione del debito pubblico di tale Stato: ovvero il rimborso parziale del valore (nominale) del titolo di Stato.

Per fare ciò, tra i vari strumenti derivati disponibili sui mercati finanziari, decide di sottoscrivere un contratto CDS con l’emittente Beta.

Adesso finalmente si sente più sicuro (pensa di meno al suo tesoro), visto che si è protetto nel caso tali malaugurati eventi si verifichino (tiée!).

Al momento della sottoscrizione, il contratto CDS vale 100 punti base di spread e dura un anno.

Quanto dovrà pagare Alfa all’emittente Beta per coprirsi da tale rischio?

Un punto base corrisponde allo 0,01% del valore del sottostante (il titolo di Stato “Sicuro”) al momento della sottoscrizione.

Lo spread coincide con il premio che annualmente il sottoscrittore della polizza deve pagare all’emittente del CDS.

Per cui basta fare una moltiplicazione.

valore CDS alla sottoscrizione X valore di un punto base = percentuale valore del sottostante (che dovrà pagare all’emittente).

Ovvero: 100 (spread CDS alla sottoscrizione) X 0,01% (un punto base) = 1% del valore del sottostante.

Quindi il nostro investitore Alfa, avendo comprato un importo pari a €10.000,00 quote del titolo di Stato “Sicuro”, dovrà pagare all’emittente Beta l’1% del capitale investito: €100,00.

Tale importo corrisponde anche all’1% del valore di una quota del titolo “Sicuro” acquistato, moltiplicato per il numero delle quote sottoscritte (100).

Secondo il contratto CDS, tale importo viene erogato alla società Beta, suddiviso in quattro rate trimestrali, pari a quindi €25,00 ciascuna.

Ovviamente, siccome lo Stato X ha collocato sul mercato molte più quote del titolo di Stato “Sicuro” (esattamente 10 milioni di quote pari ad un controvalore di un miliardo di euro) ci saranno altri investitori che le hanno acquistate. Molti di loro, nutrendo lo stesso dubbio dell’investitore Alfa, hanno sottoscritto lo stesso contratto di CDS, pagando così anche loro un premio alla società Beta, emittente del CDS.

Purtroppo, due mesi dopo l’acquisto, il nostro investitore Alfa, legge sul giornale che lo Stato X ha difficoltà a piazzare sul mercato i nuovi titoli Stato sul mercato, riuscendo a collocare i nuovi titoli ad un tasso di interesse annuale del 15%.

Lui, ancora sicuro del proprio investimento, tiene duro, visto che non ha ragione di preoccuparsi: ha sottoscritto un contratto CDS a propria tutela.

Ricordo che i CDS sono strumenti regolarmente negoziati e quotati sui mercati finanziari non regolamentati (OTC): siccome il rischio sullo Stato X è aumentato, di fatto, è volato anche lo spread del CDS, ovvero il suo valore espresso in punti base.

Un mese dopo, lo stato X piazza sul mercato i suoi nuovi titoli di Stato trimestrali ad un tasso del 20%.

Lo spread del CDS lievita ancora, raggiungendo la cifra folle di 2.000 punti base.

Questo perché il valore dei CDS, essendo quotati sul mercato, risentono dell’aumentato grado di rischio dello Stato X e dell’aumento di probabilità che si verifichi un evento creditizio tra quelli contemplati.

Cinque mesi dopo aver acquistato i suoi titoli di Stato e sottoscritto il CDS, il nostro investitore Alfa, sta tranquillamente godendosi l’aria fresca mattutina, trangugiando un cornetto alla crema corredato dall’inseparabile cappuccino.

Deve ancora comprare il giornale. Un avventore, seduto nel tavolo accanto, sta leggendo le pagine interne del giornale appena acquistato, lasciando intravedere i titoli della prima pagina:

“Fallisce lo Stato X. I Titoli di Stato diventano carta straccia!”

Alfa, dopo che i suoi occhi si sono accidentalmente posati su quel titolo, rischia quasi di strozzarsi mandando giù l’ultimo boccone del suo cornetto. Pur aiutandosi con il cappuccino sente pervadersi da un improvviso stato di agitazione, misto ad un senso di preoccupazione, per l’incolumità del suo “tesoro”.

Cosa succederà ai titoli di Stato e al CDS (di copertura) acquistati dal nostro “accorto” investitore Alfa?

Siccome è successo l’evento indesiderato, ovvero il “fallimento” dello Stato X, la società Beta restituirà  €10.000,00 (il capitale “assicurato”) al nostro investitore Alfa, in cambio del trasferimento dei Titoli di Stato da Alfa a Beta. In questo modo l’emittente del CDS, divenuto proprietario dei Titoli di Stato detenuti da Alfa, diventa, di fatto, un creditore nei confronti dello Stato X.

In pratica, Alfa, nel suo investimento, ha perso solo il premio pagato all’emittente Beta per l’acquisto del CDS, ovvero l’1% del suo capitale ([1]), oltre ovviamente alla cedola annuale del 10% mai corrisposta dallo Stato X, perché fallito.

Il suo “tesoro” è rimasto preservato!

Cosa sarebbe successo se invece di fallire, lo Stato X avesse optato per una ristrutturazione del debito?

Supponendo che tale ristrutturazione fosse stata del 50% del valore nominale (in gergo si chiama recovery rate) dei Titoli di Stato emessi (ricordo che al momento del collocamento valevano €100,00 per quota), Alfa si sarebbe visto restituire dall’emittente del CDS Beta, il restante valore nominale dei Titoli di Stato, pari al 50% del capitale investito: €5.000,00.

Ovviamente anche in questo caso, Alfa avrebbe rimesso l’1% del suo capitale ([1]), pagato come premio per l’acquisto del CDS, oltre alla cedola annuale del 10% che lo Stato X ha deciso di non corrispondere, includendola nel valore della quota di ristrutturazione del proprio debito.

E se non fosse successo niente?

Lo Stato X avrebbe pagato la cedola del 10% di interessi al nostro investitore Alfa, oltre alla restituzione del capitale inizialmente investito. Il CDS sarebbe scaduto, non avendo più valore sul mercato OTC.

Fin qui abbiamo esaminato l’utilizzo “virtuoso” dei CDS, ovvero il motivo iniziale per cui erano nati ([1]): coprirsi da un eventuale e malaugurato evento creditizio.

Nella prossima parte scopriremo il caso di un investitore Gamma, che a differenza di Alfa, ha sottoscritto con Beta un contratto CDS, senza possedere i Titoli di Stato del Paese X!

Si tratta dei “CDS naked”!

Lampo

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[1] Più precisamente, meno dell’1%, visto che l’evento creditizio si è manifestato dopo solo cinque mesi dalla sottoscrizione del CDS. Infatti Alfa ha pagato all’emittente Beta solo una parte delle rate del premio dovuto.
[2] In realtà, sembra che il primo CDS sia nato per un’altra storia: finita questa serie di post, tempo permettendo e il susseguirsi delle vicende economiche in corso, potremmo anche provare a raccontarla…