Recessione: arriva in Italia come previsto

Ma tu guarda… E’ arrivata la recessione… E chi mai l’avrebbe detto…
A volte lo ammetto. Mi sembra veramente indecente il comportamento dei media e di certi presunti guru dei mercati. Voi siete testimoni: da quando è che diciamo che l’Europa è in recessione e l’Italia più di tutti gli altri partner, con addirittura una situazione più pesante?
ROMA – Siamo in recessione. È un’ammissione e un allarme quello di Emma Marcegaglia di fronte ai dati del Centro studi Confindustria: -1,6% di pil nel 2012. «Una stima conservativa», sottolina la presidente degli industriali. «La caduta del Pil potrebbe essere anche peggiore» se non si invertisse la rotta. La Ue deve muoversi: «Deve fare la sua parte, tutta l’Europa è in recessione». E la Marcegaglia se la prende con la cancelliera tedesca Angela Merkel: «La Germania non può rimanere su posizioni di rigidità parlando solo di austerità e conti pubblici». C’è un rischio pesante sullo sfondo: «Il collasso dell’euro. Sarebbe gravissimo, non ha un’alta probabilità, ma il rischio c’è». Nonostante ciò la presidente di Confindustria lancia un segnale di ottimismo: «L’Italia può farcela, non siamo condannati a restare in recessione per i prossimi anni, ci sono grandi potenzialità». (Source)
Per avere una visione completa del fenomeno italiano, basta guardarsi quest’analisi previsionale di Confindustria (CLICCATE QUI)
Ho provato a sintetizzare alcune slides significative tratte da questo report, dove viene messo in evidenza il crollo del PIL, il calo dei consumi, degli ordini e anche del risparmio degli italiani.
Sono slides semplici ma efficaci.


Ovviamente Confindustria deve in un certo senso dare anche dei segnali di ottimismo: ma la situazione come ben sappiamo è quantomai difficile e complessa.
E come potrebbe essere diversamente?
La coperta è cortissima, le esigenze di bilancio drammaticamente difficili da raggiungere ed i sacrifici sono tanti. Soprattutto quelli chiesti a quelle categorie che hanno in mano il pallino dei consumi e del risparmio.
Quale futuro per l’Italia?
Un futuro di austerity. Ma non è una novità. Da quanto ve ne parlo?
Un futuro di pressione fiscale. Ma non è una novità. Siamo oltre il 45%.
Un futuro di scontri sociali. Siamo sicuri che queste manovre (non dimentichiamolo mai, siamo SOLO all’inizio) non porteranno addirittura al conflitto in piazza?
Un futuro di erosione del risparmio e pochi investimenti. E gli investimenti sono FONDAMENTALI perché la CRESCITA è fondamentale. Ma chi investirà sulla crescita con questi chiari di luna? Le banche sono senza liquidità e se ce l’hanno non la prestano alle imprese (credit crunch). Lo Stato non assiste nessuno perché deve rientrare progressivamente del debito e deve tenere sotto controllo il deficit. E quindi tagli alla spesa, tagli agli incentivi e ben pochi piani di incentivo. Forse qualcosa a livello comunitario ma dimentichiamoci grosse cose da Roma. Come potrà ripartire l’economia italiana nei prossimi anni? Come compensa la perdita di competitività che abbiamo subito (soprattutto per questioni di costi), che subiamo e che subiremo in futuro?
Questi sono mie piccole elucubrazioni che però devono farci meditare. Il futuro ahimè non è certo roseo. Stringere sempre e solo la cinghia non è però una soluzione. Occorre qualcosa di più. Ma non sarà facile. Per chiunque (Monti compreso).
Stay Tuned!
DT
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