DAX: vogliamo prenderci una pausa?
Sì, perchè più si sale istericamente e più si scende con violenza scontentando un sacco di gente.
Il DAX per certi aspetti è una fotocopia di SP500 ma da buon teutonico rispetta millimetricamente i ritracciamenti di fibo di lungo periodo e poi nel 2008/2009 ha contenuto meglio il selloff rispetto agli yankees, molto adatto quindi per farci del trading di posizione ad accumulo. Ricordo che il minimo 2009 ha ritracciato il 61,8% del bull market 2003-2007. Notare che alla quotazione di stamattina (evviva ancora +1%!) il recupero dal minimo 2003 è pari al 78,6% altro numero fibonacciano.
Qui sotto fotografo il Dax in ottica di lungo con la mia sospettosa visione che il bull iniziato nel 2009 è un ABC zigzag con esaurimento sul doppio massimo 2000/2007, mega-movimento correttivo del superciclo iniziato con la repubblica iperinflattiva di Weimer e terminato all’acme della bolla internet di fine secolo XX.
Si può ben vedere che la forza del Dax è stata messa in crisi solo l’estate corsa dal classico topolino (abitava a palazzo Grazioli) che terrorizza l’elefante (die Frau, uno sformato di donna in piena campagna elettorale); senza di Lui non avrei potuto mettere l’etichetta di “onda B primary” al doppio minimo di settembre.
Notare che la barra settimanale corrente non ha ancora superato il top della settimana scorsa lasciando presagire quanto meno l’avvio di un consolidamento laterale su base daily a cui seguirà un’immancabile correzione, se non altro per rispetto verso l’ing. Hurst teorizzatore della ciclicità prevedibile dei mercati.
Il DAX può essere tradato dalle 8.00 alle 22.00 col future che è uno strumento per gente esperta, gente che sa perfettamente che ogni distrazione o leggerezza può costare cara e per gente che dispone di un discreto gruzzolo sul conto perchè assorbe un margine iniziale di 12mila, è il più “caro” di tutti.
Guardando al medio periodo sul grafico daily del future si nota che il ciclo semestrale iniziato il 13 settembre è prossimo al suo completamento rendendo molto probabile l’ipotesi che il massimo della settimana scorsa sia il top ciclico e che le prossime sedute vedranno i prezzi confinati in una congestione come spesso accade alla vigilia delle scadenze delle opzioni (venerdì prossimo).
La bassa volatilità che ha accompagnato il forte uptrend iniziato a novembre (onda III major, un grado sotto la primary) ha impedito di cogliere segnali operativi esterni alle bande di bollinger (assenza di barre perforanti) mentre l’uscita dall’envelope a gennaio e successivo attraversamento dell’area resistenziale delle mm200 high/low ha dato un segnale operativo long di medio periodo che non verrà inficiato dalla correzione imminente che ha come focus target area 6400. Un’estensione sotto 6350 (inflection point) negherà invece il suddetto segnale long ed aprirà scenari correttivi di maggior ampiezza temporale.
Quota 7000 rappresenta una resistenza statica e psicologica. L’eventuale superamento avrà come successivo target area 7500 che dovrebbe rappresentare il top annuale. Al momento ritengo che il minimo annuale non sarà inferiore a 5780.
Tornando al breve periodo manterrei l’identica operatività proposta ieri a proposito del mini SP500: nessun nuovo long per vincolo di sistema e solo un primo short d’anticipo della rottura di 6550.
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