Italia: competitività per assicurarsi un futuro

17 Febbraio 2012 13:30

GUEST POST: Che ne sarà dell’economia reale in Italia?

Che stiamo vivendo un periodo destinato a fare storia nei secoli dei secoli, credo che pochi abbiano dei dubbi. Sarà molto interessante scoprire come si racconterà questa crisi Italia. Per il momento ci si deve rassegnare a capirci qualcosa da quanto si sente dire o leggere nei media allineati e no, dalle dichiarazioni ufficiali dei leader che vengono riportate e interpretate e anche dalla lettura/ascolto delle opinioni della gente più o meno comune. Il tutto mescolato con le proprie esperienze di vita vissuta.

Questo blog ne riporta uno spaccato significativo e molto interessante. Mi dispiace di non avere sempre il tempo per seguirlo con tempestività e quindi di poter poco contribuire agli interessanti dialoghi che seguono gli articoli. Quasi sempre le opinioni rivelano ormai un pessimismo più o meno cupo e diffuso, nonostante chi è nei ponti di comando ci inviti a cambiare spirito.

Fra sabato e lunedì mattina scorsi sono diventato più pessimista sul futuro ell’Italia e vi spiego perché.

Sabato, appunto, ho avuto modo di scambiare durante il pranzo, per oltre un’ora, opinioni con un professore universitario che, nella sua precedente conferenza tenutasi la mattina, aveva esposto un quadro molto chiaro sulla situazione della finanza globalizzata e dei suoi sviluppi in corso d’opera, con particolare riguardo all’Italia.

Ruolo dell’Italia con Monti premier

Durante i discorsi abbiamo convenuto che avere oggi un primo ministro italiano, un economista che ne sa veramente di finanza e sa parlare agli altri da professore in più lingue, sia una vera fortuna per l’Italia. I suoi omologhi tedesco e francese con lui ce l’hanno dura. Loro parlano senza padroneggiare bene la materia, Monti invece espone con competenza su argomenti che conosce bene, anzi benissimo. Quando lui parla gli altri ascoltano con grande attenzione e ciò è già per l’Italia un fatto inusitato.

Lo stesso si può dire dell’altro big Mario, al secolo Mario Draghi. Anche Draghi è uno veramente tosto. Con lui sono finite le riunioni fiume della BCE dove alla fine si partorivano topolini consistenti in aumenti o diminuzioni dei tassi a scoppio ritardato e intempestivi, di solito poco efficaci. Con Draghi vengono prese in poche brevi riunioni decisioni storiche, quale il meccanismo dell’LTRO, pochi mesi fa impensabili.

Insomma, ne convengo anch’io, la coppia dei 2 Mario sta dando all’Italia, nella scena internazionale che veramente conta, abbastanza voce in capitolo, in ogni caso molta ma molta ma molta di più di quella che avremmo avuto, se fossimo ancora rappresentati in certi consessi da giullari e incompetenti come è stato fino poco tempo fa (non mi riferisco a Tremonti).

Il pensiero del governo Monti

Ieri, lunedì mattina, ho seguito invece per un breve ma significativo periodo una trasmissione televisiva dove si parlava di Grecia, della tragica evoluzione dell’economia di questo paese e di riflesso della situazione Italiana. Vi partecipava il Ministro dell’Ambiente Ghini che, per quel poco che ha detto, ha fatto
chiaramente capire qua’ è l’opinione assolutamente dominante fra i membri dell’attuale governo italiano.

Tutti in questo governo sono convinti che bisogna mettere a posto il bilancio dello stato italiano, che bisogna riequilibrarne le entrate e le uscite del bilancio, costi quel che costi e nei tempi più rapidi possibili.

Sul come, tutti si rendono anche conto che le lobby parlamentari consentono di agire più facilmente sul lato delle entrate, piuttosto che su quello delle spese e soprattutto sanno che è difficilissimo agire contro gli interessi costituiti, a volte sfacciatamente esagerati, di categorie professionali varie e soprattutto contro i così detti servitori dello Stato, normalmente pagati ben al di là dei loro meriti, del loro impegno e soprattutto delle loro responsabilità. Discorso che vale in generale, anche se con qualche nota eccezione ovviamente.

Se così è si potrebbe dire che questo governo è il meglio che possiamo avere in questa situazione. Ma non è così e cerco di spiegare perché.

Tutti i componenti di questo governo sono persone che, pur avendo individualmente lodevoli competenze, hanno un credo ideologico in testa pericolosissimo e devastante per il nostro paese. Sono tutti convinti che:

– L’entrata dell’Italia nell’EURO l’ha preservata da mali peggiori degli attuali
– Bisogna avere una valuta forte per spingere il sistema paese ad avere più rigore e disciplina economica, ovvero a diventare virtuosi nella gestione dei bilanci pubblici.
– Se non fossimo entrati nell’EURO avremmo avuto un’inflazione terribile.
– L’Euro ha obbligato le nostre imprese più innovative e capaci a sviluppare nuovi settori e prodotti in grado di competere nel mercato internazionale globalizzato.
– Dall’Euro non si può e, soprattutto, non si deve uscire, pena la più catastrofica delle immani catastrofi alla n+1, per usare un superlativo insuperabile.

Tutti questi signori però temo che poco sappiano di come si svolge, se non teoricamente, la competizione economica nel mercato globalizzato. Qui la battaglia è veramente dura. La vince come paese chi ha governanti che hanno chiaro in testa che:

– E’ il lavoro vero, cioè la produzione e non la finanza o i consumi che garantiscono la vera e duratura crescita economica e il benessere, materiale per la precisione, di un paese.
– Bisogna stimolare la voglia di fare e di intraprendere che c’è nella gente e non vessarli con, tasse, lacci e laccioli e una burocrazia che vive e prospera sulla gestione degli anzidetti.
– E’ la gestione del valore della valuta, rispetto alle altre, che principalmente regola la competitività di un sistema paese.
– Un paese, con una valuta debole, ovvero con un’economia reale competitiva è in grado di
sviluppare nuovi e innovativi settori economici per naturale evoluzione, normalmente senza aiuti economici speciali dallo stato, che resterebbero collegati solo a quelli di estrema avanguardia.

I nostri attuali governanti non credono in questo.

Preferiscono parlare di crescita da attuare con provvedimenti legislativi più o meno magici, con privatizzazioni magari anche nei settori strategici per lo stato, con liberalizzazioni in alcuni casi controproducenti, in una situazione di accesso al credito di solito difficile e a volte impossibile.

Preferiscono andare a chiedere ai cinesi di investire in titoli di stato europei, o in neo costituiti fondi salva stati, ricevendone cortesi nein, come nell’ultima escursione della Merkel in Cina o come tutti gli altri questuanti prima di lei.

Preferiscono salvaguardare le sorti del nostro sistema finanziario globalizzato, inventore instancabile di strumenti atti a interconnetterlo e incasinarlo ogni giorno di più. Credono che questo facendo poi si possa pensare al resto con tutta calma, tanto in qualche modo l’economia reale se la deve cavare sempre, magari chiudendo baracca e burattini o de localizzando.

E’ triste sentire quello che ha detto il ministro Ghini che ritiene che certe produzioni non si possono più fare nei nostri paesi ad alto costo del lavoro. Non sa che, in termini di potere d’acquisto, il salario di un operaio cinese non è tanto inferiore a quello di un italiano. Dipende da cosa consuma. A nessuno che venga in mente di capire perché in Cina per vivere dignitosamente bastano gli equivalenti in valuta locale di 200 EURO, mediamente (dipende in quale provincia e località si vive).

Quindi, stando a quelli come Ghini, dalle nostre parti niente agricoltura, niente industrie manifatturiere in settori maturi. Già, ci mettiamo tutti a navigare in internet, a chattare, a twittare, a essere costantemente interconnessi con il mondo, a pensare ai propri hobby, a girarsi i pollici confidando che il governo possa dare un lavoro a tutti nei settori della ricerca avanzata, delle nuove tecnologie, ecc.

Tutti a sognare lavori che non ci sono, tutti ad ascoltare coloro che poco sanno ma che tanto parlano di cosa gli altri dovrebbero fare, che redarguiscono i giovani di non essere intraprendenti e creativi per cavarsela da soli: per non trovare lavoro in un paese che ha rinunciato a preservare il suo grande tesoro, quasi ex ormai, cioè il suo sistema manifatturiero industriale, fino pochi anni fa invidiato da tutto il mondo.

Quello che bisogna fare per l’Italia è riconquistare la competitività perduta nel sistema internazionale globalizzato. Ma subito, magari andando a chiedere qualche consiglio ai governanti cinesi, super esperti nella questione.

Questo è il punto:

L’ITALIA, SE VUOLE AVERE SPERANZE DI RISORGERE ECONOMICAMENTE, DEVE
RICONQUISTARE COMPETITIVITA’.

Se non si procede in questo senso che ne sarà dell’economia reale in Italia?

Ve lo dico sottovoce: la vedremo procedere sempre più verso il declino irreversibile, Monti o non Monti.

GAOLIN

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DT

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