Stipendi: Italia fanalino di coda in Europa

Il dato statistico di oggi sul mercato del lavoro dell’Eurozona, è impietoso e molto chiaro. Gli stipendi ed i salari degli Italiani sono tra i più bassi in Europa. Però il costo per le imprese è tra i più alti dell’Unione Europea. Ma come è possibile? Semplice. La differenza tra le due voci è data dalle imposte che il datore di lavoro gira all’Erario, denaro che non va quindi in tasca ad i lavoratori, ovviamente. I dati Eurostat contengono anche il confronto con gli stessi dati relativi agli anno precedenti, così da poter anche osservare la crescita delle retribuzioni. L’avanzamento per l’Italia risulta tra i più ridotti: in quattro anni (dal 2005) il rialzo è stato del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna, dal +22% del Portogallo. E anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno messo a segno rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%) e Francia (+10,0%) e Germania (+6,2%).
(AGI) – Roma, 26 feb. – I lavoratori italiani impiegati a tempo pieno in una impresa con dieci o piu’ dipendenti ricevono una retribuzione lorda inferiore dei loro colleghi di Lussemburgo, Olanda, Germania, Belgio, Francia, Grecia e Spagna. Lo dice l’Eurostat, che pubblica dati riferiti al 2009. Secondo la tabella un lavoratore italiano ha ricevuto in media 23.406 euro lordi contro i 48.914 di un lussemburghese, i 41.100 di un tedesco, i 39.858 di un irlandese e i 29.160 di un greco.
Dietro gli italiani ci sono i lavoratori di Portogallo (con 17.129 euro lordi), Slovenia (16.282), Malta (16.158) e Slovacchia (10.387). Nel paese ellenico schiacciato dalla crisi a gennaio 2012 lo stipendio minimo scende a poco più di 10.000 euro.

Giusto riformare il mercato del lavoro, ma occorre fare in modo da aumentare la produttività da un lato, ma anche di chiudere questo gap con una minore imposizione fiscale. Gli stipendi degli Italiani devono essere allineati quantomeno a quelli dei colleghi europei. Altrimenti non solo ne risentiranno i nostri consumi e la nostra crescita economica, ma anche il nostro portafoglio ed i nostri risparmi. Un ulteriore effetto dell’austerity e della debt deflation.
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DT