Ultima spiaggia: sistema bancario Eurozona a rischio collasso

21 Maggio 2012 09:43

Crisi Spagna + Crisi Grecia = Crisi banche + Crisi liquidità

Dopo una settimana molto difficile, si ricomincia la guerra di trincea per chi, come il sottoscritto, vive in modo particolarmente attivo le evoluzioni dei mercati finanziari. E ripartirei proprio dall’Equazione che vi ho segnalato qui sopra.

Nel week end vi avevo scritto in questo post alcuni pensieri importanti. Innanzitutto il fatto che ormai “Time is Ending” e che la situazione sta degenerando. E che il G-8 in programma a Camp David poteva e doveva essere una buona occasione per poter mettere dei paletti MOLTO importanti per il futuro dell’Euro, dell’Europa e anche  per trovare soluzioni alla Crisi Grecia.
In realtà tutto il mondo puntava gli occhi proprio su Atene, considerandola come il pericolo numero UNO. E invece bisogna ammettere che il pericolo numero UNO è oggi quello che abbiamo sempre temuto: la Spagna e in primis il suo sistema bancario.

Quante volte ve ne ho parlato, e mai come oggi le banche di Madrid meritano il massimo dell’attenzione. Distrutte dalla bolla immobiliare, hanno iniziato a vivere seri problemi proprio a partire da quelle Casse di Risparmio locali che poi si sono unite nel “colosso dai piedi d’argilla” denominato Bankia, recentemente nazionalizzato. Ma tutto questo non è bastato. Bankia continua ad essere “border line”, tra la sussistenza ed il fallimento e se lo stato decide di “lasciarla andare”, anche i colossi TOP ne patirebbero le conseguenze.

Effetto panico

Innanzitutto quanto si è visto in Grecia, con le “fughe dei capitali” verso lidi più sicuri lo si vede anche in Spagna ed in modo ancora più copioso:

Source: ISI Group

Una fuga dallo sportello legata alla mancanza di FIDUCIA (ops, vi ricordate l’importanza della parola FIDUCIA? Rileggetelo qui…). Ma badate bene, non si tratta nemmeno più di mancanza di fiducia verso la banca che rischia il default. E sfiducia verso il sistema, lo stato e addirittura la moneta.

A tamponare questo collasso di moneta non basta l’LTRO che come ben sapete, ha avuto funzioni solo parzialmente compensative per le banche in questo ambito.
Le belle parole del G-8, dove l’asse Monti-Hollande-Obama ha dato la priorità alla crescita servono a poco:

Chicago – Il comunicato finale del G8 non si presta ad interpretazioni, affermando la vittoria dell’asse Obama-Hollande-Monti: “Il nostro imperativo è promuovere la crescita e l’occupazione”. Passa dunque la volontà di affiancare un’ “agenda per la crescita” all’azione di risanamento dei conti pubblici. La cancelliera Angela Merkel, paladina e custode del rigore, si è dovuta arrendere a Camp David, prendendo atto della fine dell’era ‘Merkozy’ caratterizzata da austerity estrema.

Una vittoria al momento morale, visto che si tratta come al solito di intenti.

(…) Monti ha assicurato che i leader Ue parleranno di crescita nel cruciale vertice del 23 a Bruxelles: il premier ha inserito anche gli eurobond e i project bond tra le “piste concrete” da seguire. Il Consiglio di fine giugno sarà preceduto da un trilaterale a Roma con Francois Hollande e Angela Merkel per “concertare” le posizioni.

23 maggio, si compra ancora tempo, tre giorni che potrebbero diventare pesantissimi per i mercati…

(…) “Non c’é crescita senza rigore”, ha ribadito la Merkel cercando di mantenere il punto, aggiungendo però che con la nuova Francia di Hollande non ci sono grandi differenze di vedute; il comunicato finale del G8 conferma un totale accordo sulla necessità che l’Eurozona porti avanti con successo “misure specifiche per rafforzare la crescita” e – ha sottolineato la Casa Bianca – “per minimizzare i rischi di contagio”. (Voce)

Tutti hanno quindi capito che la Grecia deve restare nell’Eurozona e che occorre per prima cosa evitare il rischio contagio. Quindi occorre difendere il vero punto debole, che come ben sapete sono le BANCHE. Ma ora basta con le belle parole! Se non si arriva ai fatti, il mercato brucerà altri miliardi la settimana prossima! Occorre dare segnali che rassicurino il mercato: sulla tenuta della Grecia nell’Eurozona, sul sostegno dell’Unione Europea al sistema finanziario, insomma cose concrete! Magari usando subito l’Efsf e il futuro Esm come fondo a garanzia per i depositi bancari in Europa, proprio per evitare il fuggi fuggi di denaro dalle banche che, senza liquidità, rischiano il FALLIMENTO, o addirittura trasformando l’Esm in vera banca che diventa prestatore in ultima istanza. Segnali di coesione, che fanno capire la volontà di fare cerchio comune e, TUTTI INSIEME, cercare soluzioni che rappresentino non solo “toppe temporanee” ma anche programmi per il futuro. Non solo soluzioni estemporanee ma veri e proprio PROGETTI per una nuova Europa.
Insomma, lo avete capito, di cose se ne possono fare molte. Ma ora occorre AGIRE.

E sulla Grecia?

In merito ad Atene, inoltre, i leader del G8 ribadiscono con forza il loro “interesse perché la Grecia resti nell’Eurozona rispettando gli impegni presi”. Nessun accenno, invece, alla Spagna e nessun accenno alle banche e alla necessità di rafforzare il loro capitale, una delle principali preoccupazioni soprattutto in alcuni Paesi.

Certo, alcuni di voi diranno: “ma a questo punto non si tratta di unione fiscale vera. Risposta: esatto. Ma discutere ora dei meccanismi dell’Unione Fiscale comporterebbe tempi TROPPO lunghi che non possiamo permetterci. Meglio segnali fortissimi, chiari e soprattutto efficaci da subito.
E di questo parla anche un noto quotidiano proprio oggi:

La soluzione è che le risorse dell’European financial stability facility (Efsf) siano impiegate per assicurare i depositi bancari in tutta Europa ed evitare una corsa agli sportelli. Affinché questo intervento non si traduca in un salvataggio degli azionisti incompetenti e dei creditori avventati, l’intervento dell’Efsf dovrebbe essere di ultima istanza, come parte di un piano in cui le azioni vengono azzerate, il valore facciale delle obbligazioni viene ridotto in misura sufficiente a rendere la banca solvente. Il capitale versato dall’Efsf, quindi, non andrebbe a beneficiare gli investitori, ma a proteggere i depositanti, eliminando il rischio di una corsa agli sportelli. Servirebbe anche a rimettere le banche in condizione di fare prestiti. Sarebbe a tutti gli effetti una procedura di insolvenza, ma gestita in maniera da evitare il panico e non distruggere valore.
Si tratterebbe sì di una nazionalizzazione, o meglio di una “europeizzazione”, delle banche a rischio. Ma è il modo per proteggere i depositi che minimizza l’esborso dei contribuenti europei. Se annunciato subito e in modo credibile questo meccanismo potrebbe non costare nulla, perché elimina il rischio che la corsa agli sportelli si materializzi. Anche dovesse essere utilizzato in alcuni casi, il costo finanziario sarebbe limitato, perché, passata la crisi, le azioni sottoscritte dall’Efsf verrebbero rivendute sul mercato. E ci sarebbe anche un beneficio. Per la maggior parte, le banche dei Paesi a rischio sono gestite in maniera clientelare. Una europeizzazione le forzerebbe a eliminare questi clientelismi e operare secondo criteri di mercato.
Tutti dicono che per salvare l’euro occorre l’unione fiscale. Ma l’unione fiscale non può essere un semplice stratagemma per fare pagare ad altri i nostri costi. Deve essere un meccanismo trasparente di assicurazione reciproca, che migliori, non peggiori, le istituzioni nazionali. Un’assicurazione sui depositi con le suddette caratteristiche può essere un primo passo in questa direzione. Anzi lo deve essere. Domani è troppo tardi. (IS24H) 

EFSF e ESM come li conosciamo oggi

Anche perchè, secondo alcuni calcoli, un’uscita della Grecia dall’Euro costerebbe al sistema qualcosa come… 500 miliardi di Euro… Siamo sicuri di riuscire a sostenere tale onere, viste le CONDIZIONI del sistema?

Source: BNP Paribas

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DT

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