Mario Monti e La Grande Guerra

GUEST POST: per farla breve…dove andremo a finire?
Con l’avvenuto consenso da parte della corte costituzionale tedesca al prestito alla Spagna, quest’ultima si aggiunge alla lista dei paesi che perdono la propria sovranità, ponendosi sotto il controllo dell’EU, eufemismo per non dire sotto il controllo della Germania.
Credo che si possa affermare che non è il primo e non sarà neppure l’ultimo, a parte il fatto che , in precedenza, per un verso o per l’altro, l’EU aveva già condizionato le leggi costituzionali dei vari paesi facendo ivi inserire clausole che limitavano l’ammontare dei debiti sovrani e il raggiungimento del pareggio di bilancio, condizione che, per esempio, l’UK, la Francia e la Repubblica Ceca si sono ben guardate da accettare.
Altrettanto paradossale è il fatto che nel prestito di € 100 Mld elargito alla Spagna, una significativa parte degli apporti viene dato dalla stessa Spagna e da altri paesi, come l’Italia, che, in questo momento, avrebbero ben altre necessità che non quello di partecipare al prestito.
Una parentesi positiva potrebbe essere che la corte tedesca ha indicato che la somma concessa possa essere utilizzata non solo per “rifornire” le banche, ma anche per altri scopi come, per esempio, quello di acquistare titoli in emissione o sul secondario.
Tutto ciò premesso e nella speranza che venga presa, a livello europeo, qualche decisione, senza sempre rimandare i problemi di riunione in riunione,( quando dei capi di governo, quando dell’Ecofin, etc), è indispensabile agire per nostro conto con la massima determinazione per ridurre o eliminare le nostre carenze; è ormai dimostrato e lapalissiano che non esiste una unità di intenti a livello europeo, continuano a prevalere gli interessi e gli egoismi nazionali, per altro giustificati da culture e comportamenti storici, difficilmente sradicabili dal Dna dei singoli paesi. Quindi dobbiamo avere sempre più coraggio a guardarci in casa e intervenire, anche con cattiveria, dove si riscontri che ci sono cittadini, imprese, istituzioni che remano contro il paese,volendo mantenere quei privilegi che, invece, la situazione nazionale non ci permette più di sostenere.
Il recente caso Sicilia è emblematico, ma sappiamo tutti benissimo che non è il solo: da qualsiasi parte la Corte dei Conti metta mano, emergono assurdità gestionali che vanno al di là della incomprensibilità. Leggevo oggi fra le righe di un quotidiano che la presidente della regione Umbria, tale Catiuscia Marini, chiamata in causa per le “eccessive” richieste di danni per le nevicate di quest’ultimo inverno, inoltrate all’EU, non è stata in grado di dare esaurienti risposte …. perchè si trova in Cina per un viaggio istituzionale!!!!! A parte che qualcuno, in sua vece, ha affermato che servono per rifare il manto stradale di 3000 Km di strade (sic!), la domanda più spontanea è, come direbbe Di Pietro, che c’azzecca la presidente Catiuscia con la Cina?? Gita di piacere camuffata da esigenze …quali??? (non sarebbe meglio che tali iniziative, tanto per mettere in ordine le cose, avessero il benestare di Passera e della Farnesina????) Peraltro preciso che tutte le richieste delle regioni per i danni provocati dalle abbondanti nevicate sono state convogliate alla Protezione Civile, che da buon passacarte, ne ha fatto di tutta l’erba un fascio, senza alcuna analisi critica o valore aggiunto e, comunque, dovuta selezione, inviandole pari pari all’EU. Viene spontaneo chiedersi se anche nell’attuale Protezione Civile non ci sia spazio per tagliare parassiti e passacarte????
Con l’esperienza di ex-dirigente industriale per quasi 30 anni e oltre dieci anni di consulenza aziendale, provo ad esprimere qualche mio parere, dettato ovviamente dalla pratica e da quello che, comunemente, viene chiamato” buon senso”, che, purtroppo, mi accorgo che sempre più comincia a scarseggiare.
Ormai la “guerra” dichiarata da Monti, vista in termini di bilancio, si configura su due fronti:
a) l’aumento dell’avanzo primario (riduzione delle spese e miglioramento delle entrate)
b) e riduzione degli interessi annui che, ormai, mangiano tutto quello che è stato messo nelle manovre (mi esprimo al plurale, perché la spending review è praticamente una seconda manovra).
L’ammontare degli interessi è talmente elevato che, più o meno apertamente, si parla sempre più di un’altra manovra aggiuntiva e di una patrimoniale sui grossi patrimoni (anche perché non si può fare affidamento sul fondo salva-spread, visti i precedenti tempi decisionali europei). L’Italia è sostanzialmente un paese ricco, che ha saputo risparmiare e accumulare ricchezza nei decenni trascorsi, ma non si può continuare a spremerlo come un limone con altre iniziative effimere che non creano nessun valore aggiunto. In altre parole si può anche chiedere ulteriori sacrifici ai patrimoni e ai redditi più alti, purchè le risorse che ne derivano siano allocate per creare lavoro e sviluppo e non per ridurre il debito.
Il Paese, nella sua maggioranza, di nuove tasse che non producano valore aggiunto, non vuole più sentirne parlare. Continua a sostenere, in un certo senso, Monti perché ha una dannata paura che tornino sulla scena tutta quella pletora di politici della seconda repubblica, capaci solo di litigare fra loro e sarebbe il tonfo finale.
Una , se non la principale causa di questa crisi, oltre alle nefandezze create dal sistema finanziario essenzialmente anglosassone, è legata al processo di globalizzazione che ha trasferito il lavoro e il valore aggiunto legato implicitamente al lavoro, nei paesi meno sviluppati e a basso costo per unità prodotta. Parecchie multinazionali occidentali, in una logica di mero profitto,e con il tacito accordo e potremmo anche dire con il menefreghismo e la miopia dei loro governi, hanno ridotto il numero di operai, impiegati, tecnici, managers sia del manifatturiero che dei servizi localizzandone la relativa attività in altri paesi. Sono posti di lavoro, nella stragrande maggioranza dei casi che non torneranno più indietro, sono persi, e influenzeranno, quindi, perdite sempre più consistenti del Pil. In tale processo di trasferimento, abbiamo assistito spesso a vere forme di schiavismo, con retribuzioni da fame e diritti dei lavoratori inesistenti e calpestati. La situazione attuale sembra indicare qualche indice di miglioramento, magari nei paesi dove la pressione sociale comincia ad avere voce, ma c’è ancora molta strada da percorrere prima di raggiungere un livello di minima accettabilità e comunque confrontabile con quella del mondo occidentale.
E’ eclatante quanto avvenuto, proprio in questi giorni, alla fabbrica Maruti-Suzuki in India, uno dei costruttori leader del paese: a fronte di una vertenza sindacale (pensate che un operaio guadagna circa €100 al mese), le maestranze hanno messo a fuoco e fiamme la fabbrica, esasperati al punto da preferir autodistruggere il misero posto di lavoro.
Purtroppo la necessaria ricerca di competitività sta penalizzando in senso opposto retribuzioni e diritti acquisiti nel mondo del lavoro dei paesi occidentali e anche questo fattore incide sulla potenzialità di consumo dei lavoratori; vengono ridotti stipendi e ore di lavoro, aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali e, comunque, anche su quest’ultimi si sta operando per ridurne ammontare e durata.
In secondo luogo, alcuni paesi, come l’Italia, che avevano un tessuto industriale di prim’ordine, sono stati trainati da una classe politica incompetente, miope e arrogante nel baratro dell’euro, solo per una questione di “status”, portando le nostre industrie a competere alla pari, senza possibilità di gestire in autonomia la propria valuta, con economie decisamente più forti come la Germania; oggi come oggi un ritorno al marco da parte di quest’ultima vedrebbe una rivalutazione del marco verso l’euro tra il 25 e il 30%. Visto in senso opposto la Germania ha un enorme vantaggio competitivo nei confronti delle aziende italiane. L’effetto di tale decisione è nota a tutti: aziende che hanno dovuto cedere l’attività, altre che hanno chiuso definitivamente, altre si sono trasferite o si stanno trasferendo in altri paesi e, non dimentichiamoci che si portano dietro, spesso e volentieri, anche l’indotto. Nei paesi dove si trasferiscono sono agevolati negli investimenti, nelle varie tassazioni e ritrovano quel credito finanziario che nel sistema bancario italiano si sta facendo ogni giorno più difficile.
Senza dimenticare quei settori che per necessità sono legate al territorio, come l’agricoltura in senso generale e il turismo, il primo fortemente penalizzato sia da importazioni di prodotti a prezzi strozzati sia da anacronistiche leggi EU (tutte a vantaggio dei paesi dell’Europa centrale), il secondo dalla concorrenza di paesi che, a parità di valuta e di costo della vita, si possono permettere prezzi decisamente più competitivi (occorre comunque ammettere sul turismo anche tante nostre responsabilità che sarebbe troppo lungo qui discutere).
Tornando a bomba, mentre speriamo che il programma di “spending review” vada oltre le più rosee aspettative, come affrontiamo il problema degli interessi che si sta gonfiando ogni giorno che passa???? Diciamo anche che il tentativo di convincere il cittadino italiano a comprare i Btp Italia è miseramente fallito; agli italiani le cose vanno imposte, altrimenti preferiscono sempre svicolare, sentirsi indipendenti e un po’ menefreghisti e passivi nel riguardo della crisi nazionale. Si ripropone la obbligatorietà di comprare Btp pluriennali in concomitanza della dichiarazione dei redditi, per una certa percentuale (es. 10%) del reddito a partire da un certo livello del reddito ( es: € 18000). Tasso lordo 4% , riscattabili comunque, per chi lo desidera, dopo 5 anni; programma, naturalmente pluriennale. Chi guadagna € 50000 all’anno riceve (naturalmente pagando nel F40) al momento della dichiarazione Btp per € 3200 pari a (50000-18000)x10%. Ovvio che l’intervento non deve limitarsi ai privati, ma deve trovare una formula anche per le aziende e relative società di comodo, istituzioni finanziarie, cooperative, etc. Una proposta più dettagliata l’avevamo già postata con Gainhunter alcuni mesi fa. L’obiettivo è quello di togliere il più possibile il debito dal mercato ed evitare la speculazione che avviene ad ogni rinnovo o asta, dato che il nostro debito è troppo liquido sui mercati.
Dal lato del miglioramento dell’avanzo primario è indispensabile aumentare il Pil da una parte e ridurre gli sprechi dall’altra, come farebbe un buon manager che venga chiamato a rimettere in piedi un’azienda in difficoltà. Dato che il contesto economico non permette ulteriori aumenti dei prezzi del prodotto (che sono già stati toccati dall’aumento dell’IVA) e la fascia di cittadini a redditi più bassi ha difficoltà a sostenere i consumi, le alternative si identificano in una minore tassazione per i redditi più bassi e nell’aumento dei posti di lavoro produttivo, che generi, cioè, valore aggiunto.
In secondo luogo occorre evitare l’emorragia delle aziende che chiudono o si trasferiscano all’estero; fra i tanti casi, aberrante è il caso di aziende che sono costrette a chiudere perché sono in credito con gli enti statali o regionali o comunali e non riscuotono per di più credito dalle banche. Se non altro dovrebbero compensare i crediti con altri esborsi come Iva e altre imposte.
Leggevo alcuni giorni fa i risultati di un sondaggio effettuato presso gli imprenditori circa i fattori più importanti che bloccavano il rilancio dell’economia e ai primi posti figuravano l’eccesso di burocrazia, l’elevato carico fiscale in assoluto aggiunto alla dispersione delle varie imposte, l’elevato costo del lavoro in proporzione al netto che percepisce il dipendente, la mancanza di adeguate infrastrutture. Quindi per rilanciare l’economia “occorre investire” per creare le premesse che l’imprenditore investa a sua volta. Sono arciconvinto che se Monti prendesse due significative iniziative verso un rilancio dell’industria, magari inizialmente nelle zone a più alta disoccupazione, i mercati reagirebbero positivamente. Il pareggio di bilancio promesso per il 2013 non deve essere un tabù (Hollande docet), la ripresa economica è un “must”.
Ormai è noto a tutti che ci sono tanti e tali sprechi nella gestione dello Stato a tutti i livelli che non si può più accettare il tentativo di difendersi dicendo che mancano i soldi per fare quanto sopra descritto. I quotidiani, le riviste settimanali, le trasmissioni radio e televisive e il mondo dei blog non fanno altro che riportare quelle che possiamo definire le nefandezze della corruzione politica introdottasi nella gestione di tutti gli apparati dello Stato. La domanda da porsi è la seguente: c’è la voglia di intervenire o c’è la “convenienza” a lasciar fare??? Personalmente sono convinto che prevalga la seconda risposta e mi sono dato anche un motivo logico: la presenza dei partiti politici che hanno le mani in pasta in ogni dove e difendono aspramente i privilegi acquisiti, fregandosene altamente della realtà della crisi, salvo poi apparire nei Tg e nelle trasmissioni televisive con dichiarazioni retoriche che lasciano il tempo che trovano. Il popolo è stanco di diatribe e parole, ha bisogno di fatti, ma l’attuale governo, anacronistico in un paese che si dichiara democratico, ha solo due alternative, o si decide a prendere decisioni drastiche fregandosene dei partiti, consapevole che avrà il supporto della cittadinanza o si candida per le prossime elezioni (non so con quale maggioranza); fare il Cincinnato, in un momento come questo, è contro il buon senso è significherebbe rilanciare il paese nel caos dopo tutti i sacrifici che i cittadini hanno fatto finora e che, credo, siano ancora disponibili a fare.
O vogliamo lasciare che si ripetano casi come quello della gestione della Sicilia, lasciare il patrimonio immobiliare dello Stato in balia del vento, continuare ad avere una Rai dominata dai partiti anziché privatizzarla o ridurla ad un unico canale informativo ed educativo ma apolitico (con il canone TV e non Rai pagato con la bolletta della luce), tanto per citare alcuni casi apparsi all’onore della cronaca in quest’ultima settimana????
E alla presidente Catiuscia Marini mi permetterei di suggerire se è possibile verificare, dopo naturalmente il suo viaggio istituzionale in Cina, quanti sono i cittadini dell’Umbria che non hanno pagato l’IMU e se tutti gli immobili della sua regione sono regolarmente accatastati. Probabilmente con i soldi che recupera potrebbe asfaltare una buona parte dei 3000 km coperti, nell’ultimo inverno, dalla neve.
Paolo41