Elezioni 2013: chi votare e quali prospettive?

di paolo41
Pubblicato 19 Febbraio 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 11:01

SONDAGGIO: Un excursus sulle tribune elettorali ed A FINE POST un sondaggio su chi scegliere alle future elezioni politiche del 2013

Si potrebbe anche dire che l’anno nuovo abbia portato qualche spicciolo di ottimismo al mondo finanziario; probabilmente il temporaneo superamento (per essere più precisi il sostanziale rinvio) del “fiscal cliff”  ha allentato le tensioni in Usa e gli utili trimestrali sono stati discretamente accettabili, la Grecia ha linfa per i prossimi sei mesi, il Giappone, forse per la prima volta,sembra che abbia intenzione di allentare un po’ i lacci all’inflazione, ci sono minori timori di un collasso dell’euro, le modifiche apportate a Basilea III hanno dato un significativo contributo al sistema bancario, la Cina continua la sua crescita anche se su valori più moderati. La borsa americana ha portato a casa circa 5% di incremento, mentre il Dax si è rimangiato in 15 giorni l’aumento che aveva consuntivato in Gennaio, complice la recessione europea che si fa sentire anche sul sistema industriale tedesco.

Ma ci sono due aspetti che meritano alcuni commenti specifici in considerazione della loro attualità: uno che ci riguarda direttamente e cioè le imminenti elezioni italiane e l’altro l’accentuarsi dell’uso delle valute nazionali da parte di diversi paesi per favorire le proprie esportazioni.

Partendo dal secondo, il G20, che doveva affrontare il problema delle svalutazioni competitive, si è risolto in un nulla di fatto e le dichiarazioni di circostanza post-congresso implicitamente ammettono che il problema esiste e che è impossibile intervenire sulle decisioni sovrane di un popolo (vai a insegnare ai cinesi a giocare a ping-pong, direbbe Bersani). Dobbiamo, pertanto, assegnare elevate probabilità all’inasprimento della guerra valutaria con l’applicazione di dazi e balzelli sull’importazione/esportazioni di beni. Non c’è alternativa. Combattere con paesi che hanno fattori di produzione a valori bassi e, talvolta bassissimi e che finanziano le esportazioni è impossibile e, d’altra parte, i paesi più avanzati non possono permettersi di continuare a perdere posti di lavoro.

In questo contesto è opportuno ribadire ancora una volta l’assurdità per i paesi del sud-europa, ai quali si è aggiunta anche un’accanita Francia, di sottostare alla volontà della Germania che non vuole assolutamente ridurre i tassi e portare avanti una minima svalutazione dell’euro. Il fatto che la Francia si sia unita al coro, conferma le tesi sempre sostenute dal sottoscritto e da altri partecipanti del blog che l’unione europea, così come oggi concepita, porta ad un progressivo soffocamento dell’industria dei paesi periferici a favore della Germania. Forse non è più il caso di parlare di egoismo della Germania, perché, sono convinto che, se si fosse al loro posto, si agirebbe in maniera analoga. Il vero problema è che l’unione europea, così come fatta, è sbagliata e gli egoismi nazionali non permettono di modificarla. E allora deve cessare e ogni stato ritorna alla propria sovranità.

Il vero problema è che siamo governati, in Italia, da un groviglio di personaggi politici e partiti dove l’ignoranza , l’incompetenza e la mancanza di senso dello Stato regnano sovrani. E qui entriamo nel tema delle imminenti elezioni nel nostro paese, riprendendo il post recentemente pubblicato da Dream.

Personalmente mi fa pena Bersani, che, con l’antiberlusconismo all’apice, non ha avuto il coraggio di difendere la soluzione di indire elezioni subito immediatamente dopo le dimissioni di Berlusconi. Senz’altro è stato condizionato da Napolitano, ma, implicitamente, al di là dei suoi aforismi spesso divertenti, proprio in tale occasione, ha dimostrato certo di essere un buon’uomo, ma di non avere una statura adeguata a governare(e credo che Napolitano abbia fatto la stessa considerazione). Cosi come ha sottovalutato (insieme alla vecchia guardia) l’importanza di sfruttare a vantaggio del partito una forza nuova quale quella di Renzi. Oggi, anche se non ci vengono più propinati i sondaggi delle varie aziende di ricerca, rischia seriamente di non trovare più quella maggioranza che l’uscita di Berlusconi gli aveva creato.

Napolitano e Monti hanno dato al paese la più grossa fregatura nella breve storia della nostra repubblica, forse consigliati male dal duo Merkozy, allora imperante.
Cerchiamo di chiarire, una volta per tutte, a tale proposito, la faccenda dello spread: prima dell’intervento del famigerato duo sopramenzionato sulla gestione del debito greco, lo spread Btp-Bund girava su 150 ed era abbastanza stabile. I due grandi strateghi francoteutonici decisero di bloccare gli aiuti diretti alla Grecia, pretendendo la partecipazione di cosidetti “privati” , cioè delle banche coinvolte, essenzialmente tedesche , francesi e inglesi. Questa mossa ha messo in crisi la credibilità e la capacità del governo dell’Europa (Merkozy ne erano i più illustri e quotati rappresentanti ) a gestire la crisi con la conseguente e immediata paura degli investitori internazionali del mancato riconoscimento dei Cds e, a ruota, di un più che probabile sfaldarsi dell’euro. Di qui la fuga dai titoli di debito europei e, in primis, dai più liquidi, vedasi italiani in particolare, che fino allora si erano difesi molto bene rispetto ai titoli Pigs ( la seconda “i” per l’Italia non era stata ancora aggiunta). E’ altrettanto vero , e ne ho le prove, che la banche tedesche, con Deutsche bank in testa, avvertirono la clientela di disfarsi dei titoli dei paesi periferici (grande carognata… come ce ne sono state altre nella gestione delle problematiche europee…) a conferma che il panico sulla caduta dell’euro era diffusa. Per dovere di cronaca, ho così storicizzato la crisi dello spread.

Attualmente Berlusconi , ripresentatosi sullo scenario del teatrino elettorale, ha cercato di dare la colpa alle banche tedesche, ma non è stato istruito bene dai suoi suggeritori; la colpa alligna nell’insipienza della Merkel (preoccupata delle pressioni della Bundesbank di un eventuale esplosione del sistema bancario tedesco) e dal protagonismo ballerino e schizofrenico di Sarkozy (la grandeur innanzitutto a braccetto della potente Germania) di aver completamente trascurato le reazioni degli investitori internazionali. Berlusconi, da quell’animale politico che è sempre stato e, sotto certi aspetti, talvolta anche brillante nelle interpretazioni economiche, in tale frangente, si mise in contrasto con Tremonti e la Lega, più propensi a una graduale riduzione del debito, sostenendo invece una ripresa degli investimenti. L’idea poteva essere giusta, ma l’evolversi delle circostanze e il suo comportamento poco edificante extra-politico, lo costrinsero ad accettare un piano di rientro dal debito da parte dell’EU, ancora più drastico della proposta Tremonti.

Ma, tornando a Napolitano e Monti, il primo ha la grave responsabilità di aver by-passato la Costituzione, eleggendo al governo della nazione un personaggio non eletto dal popolo, ricorrendo alla furbata di nominare senatore a vita un illustre “professore”, teorico per natura, avente nessuna esperienza di economia reale e di gestione politica. Furbo anche Monti perché con la nomina di senatore a vita si è assicurato un lauto compenso vita natural durante. Non nascondo che al momento della nomina, anch’io nutrivo speranze sull’operato di Monti , sulla sua potenziale capacità di coagulare le forze politiche, ciononostante esprimevo riserve sulle sue capacità di rilanciare una ripresa economica del sistema industriale italiano. Purtroppo è stato un disastro, si è avventurato in decisioni drastiche senza tenere conto dei pericolosi effetti collaterali e, nonostante cerchi di attribuirsi meriti (che non ha) in riferimento alla riduzione dello spread, si è attirato addosso (e lo avevo anche previsto in un mio commento precedente) l’ira funesta del 90 % degli italiani.

La riduzione dello spread è da ascrivere a Draghi e alle dure battaglie che ha saputo sostenere con la Bundesbank; il “prof” , sceso e non salito in politica, ha dimostrato tutte le sue piccolezze di essere umano, contraddicendo quasi tutto quello che aveva decretato nel suo anno di governo, cercando sponde a destra e a manca, criticando pesantemente e con arroganza dall’alto del suo aplomb chi non la pensasse come lui. Nonostante il dichiarato supporto dei burocrati europei (supporto che, con l’avvicinarsi delle elezioni sta calando di intensità, quasi stiano anticipando un suo magro risultato), non è riuscito a fare presa sulla massa, critica nei suoi confronti a tutti i livelli. Non l’ha certo aiutato anche il fatto di avere come partners naviganti politici dalle cento bandiere, da tempo ai bordi del contesto parlamentare.

La decisione di Monti di scendere in politica si porta dietro una ancora più grave responsabilità, quale quella di riaver riattivato bellicosità politiche ad uno ormai spento e periferizzato Berlusconi. Sembra paradossale, ma quest’ultimo, da navigato interprete delle fluttuazioni del popolo italiano ha saputo interpretare sia l’anti-montismo sia il potenziale voto di protesta espresso dai “grillini” e da chi, stanco della politica, non ha, per il momento, intenzione di andare a votare(guardando al test siciliano sembrano veramente tanti). In altre parole ha fatto sue molte delle potenziali iniziative di Grillo, cercando, inoltre di sfruttare le motivazioni di protesta dei probabili non votanti. Tornando a Grillo, non sottovalutiamolo; Grillo darà noia in parlamento ed è probabile che molte delle sue proposte trovino supporto anche da altre sponde.

Dream, nel suo post “Tribuna politica”, evidenzia e critica la mancanza di proposte concrete di rilancio dell’economia; tutti indistintamente propongono, chi più chi meno, riduzioni del carico fiscale decretato dal governo Monti (anche Monti naturalmente!!). Ma per quanto riguarda la ripresa, c’è una proposta concreta: quella di Confindustria, è seria e sostenibile in alta percentuale. La ragione per cui i partiti non sono in grado di concretizzare messaggi sostenibili è dovuto al fatto che, nell’accozzaglia di chiacchiere che si è formata, nessuno è in grado di scommettere sul risultato e sulla possibilità di realizzare coalizioni durature. I programmi, sempre che ne siano capaci (ne dubito) verranno dopo. Fanno dichiarazioni e promesse perché è richiesto dallo spartito del teatrino, con il primo importante obiettivo di conquistarsi una cadrega.
Poi, si vedrà…….

P.S. personalmente ho deciso di votare, ma sicuramente gli esclusi sono Monti, Bersani e Berlusconi.

E VOI! CHI VOTERETE???

Chi voto alle prossime Elezioni politiche 2013?

  • Movimento 5 Stelle (Grillo) (51%, 434 Votes)
  • Fare per Fermare il Declino (Giannino) (13%, 112 Votes)
  • Coalizione Centro Sinistra (Bersani) (12%, 105 Votes)
  • Coalizione Centro Destra (Berlusconi) (11%, 96 Votes)
  • Coalizione di Centro (Monti) (7%, 63 Votes)
  • Rivoluzione Civile (Ingroia) (3%, 24 Votes)
  • Altri partiti (3%, 22 Votes)

Total Voters: 856

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DT

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