Commodity in crisi: ma ora un rimbalzo è più che lecito

Pubblicato 17 Aprile 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 10:28

Collassa l’oro, ma molto interessante analizzare il comportamento grafico di petrolio (Brent) e rame, due commodity molto legate al ciclo produttivo e alla crescita economica.

In questi giorni, gli operatori si sono concentrati soprattutto sulla forte correzione che ha colpito l’oro: ma fate ben attenzione a cosa è successo ad altre materie prime ben più importanti, se confrontate con l’economia ed il ciclo produttivo.
Mi riferisco all’andamento di rame e petrolio.
Se l’oro in fatti non sta bene di salute, altrettanto si può tranquillamente dire anche per queste due fondamentali commodity

Grafico Petrolio (Brent)

Da 120$/bar ad un minimo a 98$. Direi un crollo quasi esagerato per l’oro nero, che tecnicamente diventa decisamente interessante. La figura in candlestick è da inversione di breve periodo ed è supportata, cosa molto importante in questo tipo di analisi, da un RSI in divergenza , ipervenduto e volumi molto forti. Che il mercato ora esasperi al ribasso le paure di recessione? Certo, guardando l’andamento dei mercati finanziari (borse) sembra leggere tra le righe una profonda confusione… Come è possibile che il trend dell’equity continua imperterrito ad essere positivo mentre le commodity legate al ciclo economico collassano? Qualcosa non quadra. Intanto un rimbalzo del petrolio è quantomeno molto probabile e area 100$/bar potrebbe rappresentare un forte supporto sia tecnico che psicologico.

Grafico Rame

E che dire del rame? Nulla di più di quanto sia stato detto sul petrolio. Anche in questo caso la correzione è stata massiccia, quasi esasperata e anche qui troviamo però tutti i presupposti per un rimbalzo.
Ripeto, rimbalzo, non inversione di tendenza, anche perché è molto chiaro quello che sta “vedendo” il mercato: rallentamento economico globale, rischio recessione, deflazione e…rischio rallentamento QE3.
Non un bel quadro.
Manca all’appello un elemento. La correzione dell’equity. Ma su quest’ ultimo fattore, influirà non poco il comportamento della FED, ancor più che i risultati aziendali.

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DT

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