Trading classico o opzionismo?
1. Trader classico
Il trader classico è in grado di implementare solo strategie direzionali affidandosi alla sua bravura. Poi, una volta entrato in posizione, SPERA di non finire in stoploss perchè contabilizzerebbe una perdita. Ma che strumenti ha questo trader per recuperare la perdita? Uno solo: continuare a tradare come gli suggerisce il suo sistema SPERANDO di chiudere in guadagno. Ricordo che un trader classico è bravo non perchè le sue chiusure in guadagno superano quelle in perdita, ma perchè i suoi guadagni complessivi superano le perdite, anno dopo anno. Questo presuppone regolarità della performance e utilizzo di tecniche di money management ripetibili con rapporto risk/reward di almeno 1:1,5. E ovviamente presuppone un sistema qualsiasi, replicabile e ottimizzabile, per determinare segnali di entrata e di uscita long/short in fasi di mercato con volatilità differenti.
L’operatività in opzioni rappresenta un approccio razionale al trading, all’investimento e alla protezione valutaria o di singoli asset o di portafogli complessi. Si lavora a termine con scadenze temporali note e con strategie non solo direzionali ma anche (e soprattutto) con strategie pseudo-direzionali e neutrali rispetto all’andamento dei prezzi del sottostante.
Lo scopertista (writer) farà maggiore attenzione al decadimento temporale che è l’unica variabile certa nel processo di trading e lui è l’unico che può trarne vantaggio.
Il compratore invece cercherà di approfittare dall’aumento di volatilità. Entrambi poi dovranno fare i conti – al pari del trader classico – con l’evoluzione prezzi del sottostante.
Uno dei tanti motivi per cui perdura il classicismo e stenta ad emergere l’opzionismo è la meticolosa diseducazione organizzata dall’industria finanziaria e non certo con un piano precostituito ad hoc, ma semplicemente attraverso il mantenimento all’ignoranza della gran parte delle persone che vi lavorano. Quindi la diseducazione inizia col far ignorare l’esistenza delle opzioni quotate nei mercati regolamentati.
Però quando qualcuno decide di “spiegare” le opzioni spesso capita di ascoltare/leggere “conoscitori” che mai hanno operato coi loro soldi, e quelli che l’hanno fatto spesso hanno avuto esperienze tanto limitate da ignorare che esistono opzioni su tutte le quattro asset class (azioni, bond, valute e commodity). L’apoteosi di questa vulgata si raggiunge quando si esaminano le vendite allo scoperto.
Non tutti sanno cosa significa vendere opzioni senza averle ma comunque quello che conta per l’industria finanziaria è presentare al pubblico questa operatività in termini totalmente negativi perchè – secondo questa tesi – il trader sarebbe esposto al rischio di “perdite illimitate”. Ma questo è un falso ideologico.
Se vogliamo dare un senso alle parole si dovrebbe dire che un opzionista è esposto al rischio di perdite come un qualunque trader classico o investitore in asset volatili o in junk bond.
“Illimitata” ha un altro significato (e ha anche una subdola associazione di idee con la dannazione eterna). Ma comunque non è illimitata perchè – anche nel caso che il trader fosse uno sprovveduto assoluto e SOLO in questo caso – quando finiscono i soldi sul conto il broker dopo aver lanciato invano un margin call chiude d’ufficio le posizioni e quindi la perdita, pur ingente, non potrebbe essere MAI illimitata.
Ma se il trader fosse un’opzionista, ovvero trader in opzioni sufficientemente esperto e informato, non arriverà mai a farsi chiudere le posizioni dal broker, interverrà prima lui a mettere in sicurezza la sua posizione. Un’opzionista ha un ruolo ATTIVO nei confronti del mercato e può aggiustare la sua posizione se vuole (es. ricerca del delta zero di ptf); invece un trader classico o investitore possono solo controllare il rischio chiudendo in stoploss le posizioni avendo un ruolo sostanzialmente passivo, ovvero non sono in grado di compensare immediatamente le perdite con un aggiustamento di posizione.
Ma è così difficile far entrare in un processo di trading una valutazione del rischio a cui associare, verificatesi certe condizioni, un’operatività di controllo del rischio?
Di fronte a questo richiamo al realismo, il detrattore convinto potrebbe rettificare e aggiungere che – anche se la perdita non fosse illimitata – perdere tutto il capitale è cosa possibile. Punto, senza aggiungere altro. Allora complimenti alla demagogia.
Ma è solo l’opzionista che può perdere tutto il capitale investito? sapete cosa è capitato nel febbraio scorso ai bond subordinati della banca olandese SNS? e chi perde l’80% con Generali si sente molto diverso da chi ha perso tutto con le opzioni?
Proviamo a ragionare secondo uno schema razionale. Partiamo ad esempio dal presupposto che l’opzionsta non sia uno sprovveduto totale, che abbia un capitale di 100 mila da mettere su asset volatili e che ne destina 90 alle azioni e 10 alle opzioni. Se perdesse il 20% sulle azioni e il 100% sulle opzioni, dove avrebbe perso di più?
Morale: tutto è relativo e tutto dipende dalle scelte (e non scelte) del trader.
Quindi anche sostenere che si può perdere tutto il capitale – ammesso che l’opzionista sia uno sprovveduto totale – senza aggiungere altro significa fare terrorismo psicologico ed essere disonesti intellettualmente.
Ma vuoi vedere che l’industria finanziaria teme l’uso “intelligente” delle opzioni da parte dei privati? ottenere il 15% netto anno con operatività semestrale è un obiettivo minimale alla porta di molti, soprattutto di chi già maneggia future. E la scelta di sottostanti non azionari esenterebbe anche dalla tobin tax.
E la diffusione delle opzioni binarie soprattutto sul forex (che non hanno nulla a che fare con le opzioni dei mercati regolamentati a cui mi riferisco) è un altro tentativo dell’industria finanziaria di mantenere la gente nell’ignoranza creando confusione. E’ la stessa identica cosa che accade ora a proposito della consulenza indipendente dove alcune banche chiamano “indipendenti” i loro dipendenti.
4. Meglio il trading classico o le opzioni?
Ciascuno si dia la propria risposta. Se a un trader classico che si trova in perdita si chiedesse: “come fai adesso a recuperare la perdita“? secondo voi come potrebbe rispondere? direbbe forse “provando e riprovando…”?
Un compratore di opzioni che fa strategie direzionali (long/short) si trova invece ancora più inguaiato del trader classico perchè utilizza uno strumento completamente inadatto essendo divorato dal decadimento temporale.
Lo scopertista in opzioni invece incassa denaro subito, il suo conto cresce immediatamente, viene poi marginato come un trader in future e aspetta che il tempo passi o che il sottostante vada nella direzione favorevole. Ma se dovesse trovarsi seriamente minacciato dal sottostante (se cioè rischiasse di finire in the money) potrebbe chiudere la posizione minacciata praticando di fatto uno stop loss generalmente molto costoso. Allora chiediamo anche a lui: “come fai adesso a recuperare la perdita“?
Risposta: “mi guardo in giro (tradotto: consulto varie option chain), valuto e poi vado alla scoperto su altri strike e/o scadenze e/o sottostanti, recupero il costo e riduco anche la marginazione, e poi continuerò a difendermi – anche con altre tecniche – se il sottostante mi minaccerà di nuovo“.
Per cambiare comportamenti abitudinari, ad esempio smettere di fumare, occorre una forte motivazione e dispendio di energie mentali. Lo stesso accade per passare dal trading classico all’opzionismo. Anche questo spiega la rarità degli opzionisti e dei broker che consentono di operare allo scoperto sulle quattro asset class.
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