Intermarket: torna la percezione del rischio finanziario (come vuole la FED)

La FED ottiene maggiore volatilità, torna ad essere ponderato il rischio finanziario ma nello stesso tempo, il sistema bancario cinese e la PBOC ci mettono del loro. Di riflesso, aumentano i tassi e lo spread.
E’ proprio vero, quando la magia si rompe, tutte le disgrazie si susseguono a ruota.
Sembrava che tutto potesse salire all’infinito, anche se era palese che il giochino prima o poi dovesse rompersi. Ed ecco che il giochino, guidato a tavolino dalla FED, ha iniziato a scricchiolare.
Alle problematiche della più potente banca centrale del globo si sono poi aggiunte, come denunciato recentemente, le difficoltà del sistema bancario cinese.
Tassi interbancari che decollano letteralmente, e PBOC che preferisce non fornire al mercato ulteriore liquidità. La fonte ufficiale dice che lo fanno per evitare ulteriori speculazioni. La banca centrale e’ preoccupata per l’espansione del rischioso sistema bancario ombra cinese e invita i singoli istituti a gestire più oculatamente il credito. La banca del Popolo esclude rischi di credit crunch, ma evita di immettere altra liquidita’ dentro un sistema che minaccia di diventare esplosivo. Ecco qui spiegato in un grafico, il perverso meccanismo cinese che però si sta rompendo in quanto il punto 5, il retail, si sta rendendo conto che qualcosa non funziona… (Source: ZH)

Nel frattempo il nostro mitico spread BTP Bund prende il largo e va a 327pb. Non male per un indicatore che fino a qualche giorno fa girava in area 250bp.

Da questa tabella si evince che i rendimenti NON solo dei BTP sono lievitati. E lo spread resta certo un parametro interessante per valutare il rischio Italia, però il nostro grande problema resta sempre e comunque il tasso con cui si paga il nostro debito che, a causa dell’innalzamento della curva, continua a salire.
E per chiudere il quadro intermarket, che dire delle materie prime? Tutte in forte ribasso, in particolare quelle industriali a seguito del rallentamento globale che sta colpendo anche gli emergenti.
Grafico Intermarket
E l’Oro? Ormai la soglia critica di 1.250 $/oz è ad un passo.
Perché questo livello? Secondo diversi analisti, area 1.250 $/oz rappresenta oggi il “prezzo di costo”, quello di produzione… Ora possiamo veramente dire che il metallo giallo è tornato interessante. Ma tutti sappiamo della correlazione tra oro e tassi di interesse. E quando la speculazione domina, nessun target è sufficientemente forte da tenere, quando la pressione è elevata.
Morale
Se la FED voleva far tornare quella che viene definita la “percezione del rischio finanziario”, beh, credo che in un modo o nell’altro, e anche non solo per merito suo, ci stia riuscendo alla grande.
Ribadisco il mio concetto di fondo.
La volatilità è sicuramente tornata, anche in modo generoso. Ma escludo che la FED lasci crollare il mercato dopo tutti gli sforzi fatti. Anzi, molto probabilmente nei prossimi giorni verrà lasciato molto spazio ai membri della FED che addirittura spingono per la continuazione del QE.
E non dimentichiamo mai il solito adagio: “MAI SOTTOVALUTARE LE BANCHE CENTRALI”. Loro possono fare cose che nemmeno possiamo immaginare. Ne è un esempio la campagna dei QE. Chi mai avrebbe detto che dal 2007 al 2012 le banche centrali avrebbero espanso i loro bilanci di 20.000 miliardi di USD?
Non si tratta di magia, bensì di un programma concreto e ben definito, dagli effetti collaterali e dagli esiti certamente discutibili. Ma quando si tratta soprattutto di FED, nulla è lasciato al caso…
STAY TUNED!
DT
