Ciclo globale in frenata. Il mercato sta cambiando fisionomia

Intermarket: curva dei tassi in evoluzione, aumento dei rendimenti, aumento degli spread e peggioramento outlook utili trimestrali. Un mix di elementi che illustra il rallentamento economico globale e i cambiamenti del mercato.
Le banche centrali stanno cambiando il loro atteggiamento. In particolare UNA banca centrale. Resta il dubbio di cosa accadrà in ambito BCE, nella consapevolezza che la Boj, invece, continuerà come un rullo compressore a stampare carta moneta a tutto spiano.
Diventa invece innegabile che il mercato sta già cambiando pelle.
Quelle tendenze così nette e ben definite stanno lasciando spazio ad una maggiore lateralità, a quell’incertezza che è fortemente voluta proprio dalla fED che vuol fare ragionare il mercato, facendogli capire che certe asset class non sono a rischio ZERO e che fare “soldi facili” non è certo normale.
Ma non è il titolare (del blog) a dirvelo questo. E’ il mercato stesso. E credo che la voce del mercato sia ben più autorevole di quanto invece possa dire un banale blogger di periferia.
Volete qualche esempio? Eccovi serviti.
Grafico 1 – rendimento US bonds, US corporate e emerging bonds
Grafico 2 – rendimento del titolo governativo 10yr USA e Germania (media mobile a 200 giorni)
Grafico 3 – indici Markit corporate USA investment grade e high yield
Grafico 4 – guidance utili sp 500

Second-quarter earnings guidance looks extremely weak, with 93 of the 116 preannoucements negative. The healthcare sector has the most negative N/P ratio, and the consumer discretionary sector is also very negative. (Source)
Se per i primi tre grafici è evidente un “cambiamento di tendenza” e comunque l’inizio quantomeno di una lateralizzazione, in quest’ultimo caso, viene messo in evidenza il fatto che nel secondo trimestre il cosiddetto N/P ratio ha raggiunto picchi elevatissimi.
Questo ratio va a calcolare la percentuale di aziende dello SP500 che NON hanno in previsione un miglioramento degli utili nella chiusura del trimestre. Al momento si tratta di 116 aziende che hanno fornito i dati di previsione per il secondo trimestre, un numero lontano da quota 500 ma decisamente indicativo. E sempre in quest’ambito, interessante vedere quali saranno i settori visti in “peggioramento”.

Al top sanità e consumi discrezionali? Quindi i ciclici? Bene, ulteriore segnale che il ciclo economico, sta cambiando. E vista l’internazionalizzazione del listino USA, non si tratta di un rallentamento locale ma globale.
STAY TUNED!
DT


