Debt ceiling e shutdown: cosi diversi ma cosi pericolosi

Pubblicato 8 Ottobre 2013 Aggiornato 1 Febbraio 2015 10:55

Cosa significa “shutdown”? E debt ceiling? E cosa possono comportare?

In questi giorni non si fa altro che parlare di shutdown e debt ceiling. Due momenti importanti per la vita politica ed economica degli USA, ma con conseguenze ben diverse.
Partiamo da quello meno grave, lo shutdown.
Come ben sapete, i membri del congresso americano non hanno raggiunto l’accordo sul budget federale. Questo significa che le casse dello Stato americano vanno in shutdown, ovvero “chiudono”, bloccando i fondi e di conseguenza gli stipendi di circa 800.000 persone (circa il 40% della forza lavoro del governo federale). Tutto questo a causa di uno scontro politico tra democratici e repubblicani in particolar modo sulla riforma sanitaria chiamata “Obamacare”.
Lo shutdown però non è una novità assoluta. L’ultimo risale a 17 anni fa, sotto l’amministrazione Clinton e durò 21 giorni: anche in quel caso andò a colpire i dipendenti pubblici proprio come in questa occasione.
Praticamente molte istituzioni statali si “paralizzano” fintanto che si trova un accordo governativo.
Sono ovvi i danni economici dello shutdown ma di questo ho già parlato in QUESTO POST. Il Tesoro statunitense dispone oggi di contanti pari a circa 30 miliardi di dollari che si esauriranno entro fine mese. La volatilità in mancanza di un prossimo accordo non potrà che salire.

Ma ben diversa è la storia sul debt ceiling.

17 ottobre. Quel giorno il debito pubblico americano raggiungerà la soglia massima consentita dalla legge, e il Congresso dovrà aumentarla per permettere al Tesoro di finanziarsi sui mercati. In mancanza dell’ OK della Camera e del Senato, il governo statunitense pagherà le proprie spese solo con le entrate fiscali, il che renderà autonome le casse statali per alcuni giorni e poi, sempre a fine mese/inizio novembre, arriverebbe la catastrofe. Mancherebbero i soldi per rimborsare il debito pubblico in scadenza. Senza un accordo sarebbe “default”. Scenario inimmaginabile ma tecnicamente possibile.

Le conseguenze sarebbero difficilmente calcolabili sia nell’ordine di volatilità, valutazione degli asset più tutto quanto concerne la politica americana ed il mercato obbligazionario che, ovviamente, andrebbe rapidamente a cambiar parere su quell’asset class che tutti consideravano il “safe haven”, bene rifugio per antonomasia e che invece non lo sarà più.
Gli speculatori fiuterebbero il momento opportuno per avviare operazioni short (ribassiste). La curva al ribasso diventerebbe verticale e tutto il mercato potrebbe entrare in un vortice di tensione e sofferenza, con fallimenti a catena: INSOMMA, un deja vu col default di Lehman Brothers ma con conseguenze BEN peggiori.
Per certi versi già qualcosa si sta muovendo. Nella mappa sottostante potete vedere che in ambito CDS gli USA stanno subento un forte peggioramento e ad oggi il vero safe haven è il Bund Tedesco.

Grafico CDS stati

Per certi versi fa sorridere il fatto che tutto potrebbe essere risolto con un voto politico. Si, cari lettori, qui c’entra nulla l’economia. Qui è solo una questione politica. Certe problematiche però bisognerebbe discuterle democraticamente e poi prendere delle decisioni importanti senza mettere a rischio l’economia e il sistema finanziario globale. E pensate che addirittura negli stessi Stasea qualcuno sta facendo il tipo per il default… La gente proprio non si rende conto di cosa potrebbe comportare. Altro che “American Dream“…
Anche se è auspicabile che questo teatrino, in “zona Cesarini”,  trovi comunque una soluzione.

PS: infine trovate curioso il fatto che i mercati stiano ignorando vistosamente questi rischi? Non temete, c’è un motivo. Sembra infatti che per ovviare a queste problematiche, la FED sia disposta a rimandare ulteriormente il tapering. Anzi, secondo alcune fonti, addirittura c’è chi dice che la FED potrebbe aumentare il pompaggio di denaro. Fantascienza? Lo vedremo. Intanto il mercato gioisce all’idea. L’importante è che non manchi la droga. E del default ci cureremo più avanti….

E intanto gli indici di fiducia più attuali e recenti ci illustrano il forte shock già per lo shutdown. Fino a quando il mercato potrà ignorare?

(Articolo apparso sul sito PianoInclinato.it)

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