Ma allora forse non è solo tutta colpa dell’Euro

Pubblicato 17 Ottobre 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 08:24

In questo blog ho spesso ospitato eccellenti articoli di amici lettori che erano alcuni Pro Euro ed altri Contro Euro.
E penso che questo tipo di bipolarismo sia ormai una normalità sui siti che trattano economia e finanza.
Io credo che troppo spesso si tenda a generalizzare, cadendo anche in uno sterile vittimismo, senza voler approfondire troppo la questione e capire cosa è realmente accaduto e perché, in fondo, la colpa non è sempre e solo dell’Euro.

Roma, 18 set. (Adnkronos) – “L’Italia e’ in coma. E’ l’esplosione del debito privato, in prevalenza delle nostre banche verso la Bce, originatosi nel regime a cambi fissi dell’euro, a rendere insostenibile il nostro debito pubblico. Bisogna guardare alla bilancia commerciale oltre che al debito pubblico. Solo se si riconosce che l’ingresso nell’euro ha tarpato le ali alla gia’ scarsa competitivita’ italiana si potra’ iniziare un vero dibattito. L’euro ha agito da acceleratore della crisi”.

Quindi in questo articolo spezzerò una lancia a favore della moneta unica, e non me ne vogliano gli amici anti-Europeisti. Parliamo di bilancia dei pagamenti. 

L’Ufficio statistico dell’OECD  fornisce periodicamente degli ottimi dati che devono essere presi in considerazione per poter tastare attivamente il polso della ripresa economica. E tra le tante cose analizzate c’è appunto anche il saldo dei pagamenti correnti che ci permette di vedere i vari squilibri commerciali, nella fattispecie all’interno dell’Eurozona.
Guardate il grafico. Parte proprio dal 2000 e non a caso. Qui sono illustrate le prime 8 economie.

Saldi partite correnti Eurozona

Come è ampiamente visibile, in particolar modo dall’inizio fino al 2011, una profonda spaccatura del grafico. Abbiamo un’Europa del nord, con Germania e Olanda a comandare, che è costantemente a credito. Ed un’Europa del Sud invece che è costantemente in negativo. Il primo commento che viene alla mente è quasi banale.

“Ovvio! E’ il Nord che cresce e il Sud invece subisce. Il Nord è in costante surplus e si nutre del deficit altrettanto costante del Sud. In altre parole l’Euro ha avvantaggiato i tedeschi ed ha crocifisso i paesi del Mediterraneo, Italia in primis”.

Ma poi attenzione. Arriva il 2012 e guardate cosa succede. Una situazione che sembra anomala. Mentre Germania ed Olanda continuano nella loro corsa rialzista di crescita, molti paesi dell’Eurozona “cambiano polarità” e passano dall’altra parte. Tutti tranne la Francia (beh, lo diciamo da tempo che Parigi ha qualche problemino) e un po’ la Grecia.
Il grafico diventa magicamente disequilibrato. La logica avrebbe voluto un “ribilanciamento” o per lo meno una limitazione degli stati più virtuosi, in risposta ad un miglioramento delle partite correnti dei paesi più deboli. Invece no.
E questo avviene non solo a causa della politica di austerity (che ovviamente colpisce anche i consumi e le importazioni). Forse c’è un qualcosa in più, che va oltre al solo territorio dell’Euro. Forse c’è una cosa che si chiama MONDO, la quale ha ancora il suo peso e la sua importanza nelle dinamiche economiche dei paesi dell’Eurozona.

MORALE: ovviamente questo è solo un aspetto del problema, però credo sia giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. Proprio come ho detto in apertura. Tanto per cominciare il grafico che vi ho presentato è la chiara testimonianza che NON era l’Euro il motivo dei disequilibri finanziari dei paesi. Forse la causa era una diversa qualità economica dei singoli stati? Chissà…  Quindi, al posto di continuare a piangersi addosso, sarebbe corretto cercare le cause della crisi NON sempre e solo nell’Euro, ma su cosa si è fatto negli ultimi 15 anni per migliorare il nostro paese, renderlo più competitivo, abbassare il debito e provare a creare un FUTURO.

Oggi l’Italia è malata, molto malata. Si poteva fare moltissimo per non arrivare in questo stato. Ma la malapolitica e le lobby hanno rovinato il tessuto economico e sociale di quello che poteva essere un gioiello all’interno dell’Eurozona. Invece ora siamo diventati quasi il simbolo dell’inefficienza, dell’incapacità gestionale e della corruzione. Gli zimbelli insomma.

E allora, anziché dare la colpa sempre e solo all’Euro, abbiamo l’umiltà di dare la colpa anche ad altri fattori. E soprattutto, visto che molto probabilmente non ci sono congiure contro di noi, non ci sono sette sataniche che hanno riempito di spilli il Bel Paese, sarebbe l’ora di guardare in faccia la realtà e AGIRE.

Nel mio profilo di twitter, troverete una frase di un grande scienziato:

L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla. (A. Einstein)

Anziché nasconderci dietro al nulla responsabilizzando SOLO l’Euro, come detto in apertura, diamoci da fare, se vogliamo tirarci fuori dalla melma, prima che sia troppo tardi. E facciamolo puntando su di noi, un popolo che ha una storia dietro che ci ha sempre voluti gloriosi e forti. Cerchiamo di non essere da meno. A partire dalla classe politica.

A questo proposito leggetevi questo articolo di Taleb, l’inventore de “il Cigno Nero”. Quantomai pertinente con la situazione sopra descritta.

Decentralizzazione del potere… (…)Taleb indica quattro punti per cui l’Italia è «antifragile», in un certo senso un paese ideale come capacità di resitere ai «cigni neri».

1) Decentralizzazione del potere. (…)

2) Venezia. L’Italia ha un esempio fondamentale di successo nella storia: la millenaria esperienza della Repubblica di Venezia (…)

3) La Chiesa cattolica.

4) L’eredità di Roma.

Leggetelo, ne vale la pena

Stay Tuned!

Danilo DT

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