Aumento aliquota fiscale sulle rendite finanziarie: ormai sembra già decisa

Pubblicato 24 Febbraio 2014 Aggiornato 7 Agosto 2014 07:20

Ma attenzione: la patrimoniale non è assolutamente da escludere. Anche perché la coperta non è corta, è cortissima.

La tecnica ormai la conosciamo. Certe cose vengono annunciate al mercato in modo “progressivo”, tastando prima il terreno e poi colpendo i cittadini con decisione.
Il nuovo Governo Renzi ha subito esordito promettendo un inasprimento delle imposte per i risparmiatori.
In questo momento ci sono soprattutto due correnti di pensiero. Chi parla di una nuova imposta patrimoniale “una tantum” e chi invece vede possibile un aumento dell’aliquota fiscale sulle rendite finanziarie.

A dire il vero, la patrimoniale è una cosa voluta soprattutto dall’estero. Infatti il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha invitato i governi dei paesi periferici a prendere in considerazione proprio una “patrimoniale una tantum” per abbattere o quantomeno diminuire l’esposizione al debito sovrano. Il “modello Cipro” ha fatto scuola e c’è chi tifa per far si che venga preso ad esempio, in futuro, in caso di difficoltà di stati e ancor più di banche.

Sui nuovi canali politici italici, invece, l’ipotesi “patrimoniale una tantum” sembra non totalmente realistica, per il momento. Poi è ovvio,  se la faranno non ce lo dicono il giorno prima. Ma a dire il vero, sembra sempre più possibile tanto per cominciare un aumento della ritenuta fiscale sulle rendite finanziarie, allineandoci agli altri paesi europei, che mediamente viaggiano sul 25%.

Ma attenzione, non facciamoci grosse illusioni.
Nel caso in cui l’aliquota dovesse passare dal 20% al 25%, significherebbe per il nostro bilancio un aumento di entrate pari a circa 2.25 miliardi di Euro. Troppo poco per pensare di limitare il debito, pur qualcosa per i conti pubblici, senza però dimenticare che, a testa, significherebbe avere spazio di operatività sul cuneo fiscale per portare aumenti netti ai lavoratori pari a circa 100 € all’anno. Non di certo una rivoluzione copernicana.
La cosa che incuriosisce non poco è capire se la discriminazione dei Titoli di Stato continuerà oppure se ci sarà un allineamento.

Secondo alcune voci, si ipotizza il passaggio delle aliquote dal 12.5% al 20% (titoli di Stato) e dal 20% al 25% (altri proventi finanziari), il che renderebbe “equa” la legge ed avvinicerebbe un po’ i privilegiati BTP al resto del mondo degli investimenti.
Però alla fine, mi sembra di capire che qualunque cosa si faccia, sia sempre troppo poco per le necessità di questo stato.

Morale: direi molto probabile un aumento dell’aliquota delle rendite finanziarie, e probabilmente nel modo sopra esposto. Ma poi non si può certo escludere anche dell’altro.

Anche perché è palese. La coperta è corta, e lo si sa molto bene, ma nello stesso tempo occorre intervenire in fretta. Prima di riuscire a tagliare le spese si agirà dove è più facile fare rapidamente cash. E quindi un aumento delle tasse. Ma stavolta non sulla busta paga ma sui risparmi, una delle poche grandi risorse che hanno ancora in mano gli italiani (pensateci però: alti risparmi = alto debito pubblico. Non è un caso).
Ma non basterà. Aspettiamoci di più anche perché la superstar Padoan (inteso come pluristellato) è sensibile al tema patrimoniale forse sugli immobili e potrebbe includerlo nel sul programma economico. In questo modo la “mazzata” sarebbe su entrambi i lati del patrimonio. Ma, come detto, ce lo verrà comunicato sempre e solo a posteriori.

ROMA — Un fantasma offusca l’orizzonte del nuovo Governo di Matteo Renzi: è quello della patrimoniale, spesso sostenuta da gente che ha i propri beni all’estero e magari anche la residenza fiscale in Svizzera. Il partito della patrimoniale, chesembrava tenuto a bada dallo stesso Matteo Renzi, è uscito allo scoperto durante le consultazioni per il Governo a causa di una incauta telefonata fra Fabrizio Barca e un finto Nichi Vendola; rischia ora di trovare un punto di sostegno nel nuovo ministro della Economia Carlo Padoan, già capo economista dell’Ocse, che della tassazione degli immobili è un convinto sostenitore. Secondo Carlo Padoan “bisogna detassare il lavoro e le imprese coprendo gli ammanchi con minori spese e maggiori imposte sui fattori meno produttivi: le rendite da capitale e la tassazione degli immobili. Spesso in questi mesi l’Ocse ha espresso i suoi dubbi sulla strategia del Governo Letta volta a eliminare l’Imu sulla prima casa”. Tradotto: patrimoniale sulla casa. (Source) 

Ma non temete, tanto poi ci toccherà fare I conti con l’Europa. Infatti oltre alle nostre belle magagne, ricordatevi sempre che ci ritroveremo a che fare con il fiscal compact, che ha un costo ANNUO di circa 50 miliardi, visto che dobbiamo arrivare al 60% di rapporto debito /PIL in 20 anni.
Come sempre si fanno i conti senza l’oste. E l’oste è Unione Europea.

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Danilo DT

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