Riassestamento economie in corso: e non solo in Ucraina
I paesi emergenti stanno vivendo una fase molto delicata. Anche la Cina potrebbe vivere un 2014 di difficoltà, la quale usa Ma siamo sicuri che le borse occidentali e la crescita globale ne usciranno indenni? Impossibile. Intanto è guerra valutaria,
In queste settimane le luci della ribalta sono tutte a favore della crisi Ucraina, e anche giustamente visto le implicazioni che ne potrebbero derivare.
In realtà non solo di Ucraina potrebbero soccombere i mercati finanziari. Certo, le news in arrivo da Kiev sono le più condizionanti sul sentiment di breve periodo. Però c’è anche un’altra area che sta dando dei segnali quantomeno controversi. Parlo nella fattispecie della Cina.
Credo che tutti avrete avuto modo di vedere, chi più, chi meno, la violenta svalutazione sulla valuta asiatica più importante, lo yuan cinese.
(…) Il tasso di cambio USD/CNY è salito fino a 6,1721, ovvero il livello più alto degli ultimi 7 mesi. Oggi il cambio è stabile in area 6,1460. Ma cosa ha provocato questa discesa del renminbi dopo anni di apprezzamento costante? Dietro l’improvvisa caduta della moneta di Pechino sembra esserci lo zampino della People’s Bank of China (PBOC), che non ha intenzione di tollerare ancora per molto gli speculatori unidirezionali che da anni puntano esclusivamente sul rialzo dello yuan. La PBOC avrebbe dato mandato alle banche agenti di acquistare dollari americani e di vendere grossi quantitativi di renminbi, sia sul mercato regolamentato sia su quello offshore. (ForexInfo)

Se in Ucraina la guerra sembra allontanarsi, almeno per il momento, un altro conflitto invece è attualmente in corso, un conflitto al quale noi europei non vogliamo partecipare (e per una volta, forse, sarebbe il caso…) ma che potrebbe avere effetti altrettanto devastanti.
E’ la guerra valutaria. Le varie banche centrali si stanno adoperando per forzare i vari cross valutari. Non per ultima la PBOC.
Le oscillazioni programmate dello Yuan
La Cina ha intenzione di mettere fuori gioco gli speculatori in vista di nuove misure sulla convertibilità della propria moneta, dopo l’impennata degli investimenti in Yuan dello scorso anno pari a 150 miliardi di euro. Una rivalutazione progressiva che ha portato lo yuan, in meno di 10 anni, a rivalutarsi del 35% contro dollaro. La data clou resta sempre il 21/07/05, quando la PBOC decise di sgancaire la valuta cinese dal dollaro dandogli un’oscillazione controllata, all’interno di un range giornaliero pari allo 0,3% contro un basket di valute.
Questa banda è poi stata allargata fino all’1% giornaliero ed ora c’è chi prevede addiritutra un range giornaliero prossimo futuro pari al 2%.
La PBOC ha voluto in questi giorni dare un segnale molto chiaro. Basta ai movimenti unidirezionali, sempre e solo a favore di una rivalutazione dello yuan, anche se giustificati dai fondamentali economici (lo yuan resta palesemente sottovalutato rispetto al USD, però se si rivaluta troppo, come farà la Cina ad esportare?). I dati usciti oggi sul PIL prevedono il mantenimento del +7.5%. Ambizioso e non raggiungibile con uno Yuan troppo forte.
BEIJING—China’s leaders kept the growth target for their giant economy unchanged but signaled that they are more concerned than ever about reaching it, giving themselves the option of letting credit flow freely to keep from falling short.
The suggestion of more lending to buoy growth—despite repeated recent efforts to rein in debt—is the latest sign of government unease that a slipping economy could trigger higher unemployment and corporate failures, aggravating already high social tensions.
For years, China kept a growth target of about 7.5% but actually grew far faster; in the last two years the economy has barely cleared that figure, and many economists have said it would have a tougher time meeting the goal this year as its economy matures and global demand for its exports comes under pressure. That is a troubling trend for the rest of the world, which has increasingly depended on China to fuel the global economy. (WSJ)
Per certi versi poi, quanto è successo allo Yuan in questi giorni non è poi così diverso da quanto visto alle altre valute dei paesi emergenti.
Guardate questa slide. Ecco come si sono comportate le stesse da inizio anno.
Valute emergenti vs USD. La grande debacle.

Sulle motivazioni di questo crollo ho già scritto molto. In linea di massima posso solo aggiungere che, secondo me, mentre a causa il crollo delle altre valute sono stati flussi finanziari in uscita, in questo caso (Yuan cinese) la protagonista è appunto la PBOC che ha giocato d’anticipo, ha cercato di “forzare la banda” per evitare un eccessivo rafforzamento, anche per l’export. (vedi grafico sopra in rosa).
Quindi, se ormai tutte le banche centrali operavano sui mercati “manipolando” i cambi, tranne due grandi colossi, sappiate che di “colossi” che mancano all’appello ne resa SOLO uno. Indovinate chi è?
Ma fate molta attenzione, dire che la PBOC ne esca vincitrice è decisamente prematuro. Non dimentichiamo che la Cina vive un momento molto complesso, con un’economia che deve essere ricostruita, da “export oriented” ad una struttura più diretta ai consumi interni.
Senza poi dimenticare il problema del debito delle aziende corporate, dello shadow banking e del leverage.
MORALE
Continuare a pensare che la crisi dei paesi emergenti non influenzi la crescita economica di Europa ed USA è assoltuamente sbagliato.
Oggi, per la cronaca, i Mercati Emergenti rappresentano il 50% del PIL mondiale.
Inoltre, i profitti di molte aziende statunitensi ed europee dipendono sui mercati esteri, in particolare proprio dalle economie degli EM. Ne è l’esempio che più del 50% dei profitti generati dallo S&P 500 sono generati al fuori degli Stati Uniti.
Facciamo anche attenzione alle commodity. In questi giorni stanno vivendo momenti di gloria, ma è presto per cantare vittoria, ci sono ancora tante incertezze, oltre alla certezza che la Cina è il più grande consumatore della maggior parte delle materie prime e quindi è lecito attendersi ancora debolezza, causa rallentamenti consumi cinesi.
Sull’oro, le dinamiche sono molto complesse e quindi, al momento, confermiamo l’inversione di breve ma occhio che tutto è possibile.
Quello che potrebbe succedere lo definirei come il grande RIEQUILIBRIO mondiale. L’economia globale da anni ormai vive su dinamiche molto artificiose e quindi mi aspetterei un “riallineamento” all logiche economiche.
E la Cina, per forza di cose, ne deve uscire ridimensionata.
E in ambito EM non sarà la sola.
Guardate al Venezuela.
Guardate alla Turchia.
Guardate all’Argentina.
Guardate all’Ucraina.
Guardate alla Thailandia.
Più altri casi che non vi elenco.
I paesi emergenti vivranno mesi di “riassestamento”.
E come sempre, chi potrebbe essere il tradizionale “safe haven” nei momenti bui? Sempre lui, anchese in molti lo danno per spacciato da anni.
(Se trovi interessante i contenuti di questo articolo, condividilo ai tuoi amici, clicca sulle icone sottostanti, sosterrai lo sviluppo di I&M!)
STAY TUNED!


