RISPARMIO GESTITO: scatta la procedura di affrancamento automatico

Pubblicato 5 Maggio 2014 Aggiornato 7 Agosto 2014 06:48

La riforma delle rendite finanziarie colpisce tutto il mondo degli investimenti tranne i Titoli di Stato. Ma cosa accadrà ai possessori di Fondi comuni di investimento, SICAV e polizze assicurative?

E’ una questione di matematica. Per poter garantire maggiori uscite, occorre generare nuove entrate.
I soldi non ci sono, tutti ne siamo al corrente. E allora, inutile illudersi, Renzi non ha iniziato a stampare Euro. Il Buon Matteo sta cercando di prelevare maggiormente da una delle risorse fondamentali del Nostro Paese, il risparmio, per poter dare a chi fa dichiarazioni dei redditi a volte imbarazzanti. Si, imbarazzanti, in quanto si scopre che tra coloro che beneficeranno dei famosi 80 Euro ci sono anche dei gioiellieri.
Mi fermo qui che è meglio.

Tornando a noi, è quindi nota (scritto anche su I&M) la nuova tassazione delle rendite finanziarie, che per alcuni prodotti finanziari passa dal 20% al 26% proprio per finanziare parte dello sgravio Irpef, destinati ai contribuenti con reddito da 8.000 a 24.000 euro lordi annuali.
E la norma colpirà anche i conti correnti, conti deposito, libretti postali e certificati di deposito.
In definitiva, stando a quello che emerge dal decreto legge e dalla scheda tecnica approvata dal Governo, gli unici strumenti finanziari ad essere “salvi” dall’aumento dell’imposta sono i titoli di Stato.

Di certo fin qui non vi avrò detto grandi novità. Ma occorre fare un’importante distinzione a riguardo del risparmio gestito.
Lo schema che vi propongo qui sopra, dice che per i Fondi Comuni e le SICAV, ma anche per le polizze assicurative, verrà fatta una distinzione. Sarà infatti tassato al 12.50% la parte investita in titoli di Stato, al 26% tutto il resto.

Cosa conviene quindi fare per i possessori fondi comuni, per esempio, che investono su Piazza Affari su cui magari guadagnano bene? Beh, ovviamente conviene vendere entro il primo luglio, pagare il 20%, e rientrare.
Oppure chiedere l’affrancamento, ovvero riservarsi la possibilità “bloccare” all’aliquota del 20% le plusvalenze latenti nel valore dei titoli e strumenti finanziari posseduti al 30 giugno 2014. Cosa bisogna fare? Mediante apposita comunicazione all’intermediario, si chiede di assoggettare all’aliquota del 20%, in luogo della nuova aliquota del 26%, le plusvalenze implicite nei suddetti valori, cioè quelle eventualmente maturate al 30 giugno: il valore assoggettato a tassazione costituirà il nuovo costo fiscalmente riconosciuto delle attività affrancate. Questo è quanto è stato possibile già fare in occasione del precedente aumento della tassazione dal 12.5 al 20%.

FERMI TUTTI: questa volta invece, NON sarà così. Infatti per una volta lo Stato ci viene incontro e prevede il cosiddetto affrancamento automatico. Quindi, in sede di rimborso, verrà fatta automaticamente la distinzione tra gli utili generati prima del 01/07/2014 (tassati al 20%) e quelli creati successivamente (che saranno tassati al 26%).

Morale: non dobbiamo fare assolutamente, tutto automatico. Per una volta la normativa non ci obbliga a fare giri pazzeschi per tutelarci al fine di pagare imposte inique su utili generati in periodi dove la tassazione era diversa da quella in corso.

STAY TUNED!

Danilo DT

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