Il futuro è nelle nostre mani

Pubblicato 28 Giugno 2014 Aggiornato 7 Agosto 2014 06:41

I prossimi cinque anni saranno durissimi. I magnifici 28 dell’Unione Europea ne sono ben al corrente. Come è giusto che sia, per poter dar sprazzi di ottimismo e di positività spesso si minimizza su certi dettagli che dettagli non sono. Ma senza dubbio tutti, chi più chi meno, hanno le loro belle preoccupazioni. Ma attenzione, non sto parlando di mercati finanziari. É ormai sempre più evidente una chiara scollatura tra quella che è la realtá economica, e quanto invece ci illustrano borse e bond tutti i santi giorni. Certo, ci sono dei nessi ma ormai è chiaro che i mercati brillano non solo per loro meriti, e non di certo per lo stato di salute della disastrata economia. Anche la Germania, che comunque continua a non passarsela male, sta iniziando una progressiva frenata. Per il resto dell’Europa invece il termine corretto è STALLO. Ma come uscire da questo stallo? Inutile guardarsi indietro. Tutti e ripeto tutti sono costretti a guardare avanti nell’ottica di un progetto comune. E in che modo? Innanzitutto ognuno deve fare la sua parte. Ed è proprio questo, secondo me, l’elemento determinante dell’incontro di Bruxelles finito in tarda nottata.

Maggiore elasticità nei parametri: ok a maggiori margini di oscillazione a condizione che arrivino le riforme, progetti di investimento, strumenti atti a migliorare i conti pubblici.

Il Patto di Stabilità al momento non viene toccato, nel senso che lo si dovrà rispettare. Ma attenzione, i non escluderei importanti deroghe strada facendo. Non si poteva pensare di ottenere documenti rivoluzionari. Il tutto sarà legato, come detto, a riforme e sviluppo di piani di lungo Periodo.

Priorità al problema della disoccupazione e della crescita. Tutti i 28 sono d’accordo che occorre puntare su queste due criticità per provar ad uscire dal pantano, con la consapevolezza che l’austerity fine a se stessa è controproducente.

In estrema sintesi, mi sembra di poter dire che l’UE è disposta ad allargare gli spazi di manovra a condizione che i singoli stati facciano la loro parte. Fin troppo banale non pensare subito all’Italia. Noi abbiamo dei problemi strutturali che spesso ho descritto e che definirei “drammatici”. Per poter vedere concretamente un pò di luce ci potrebbero volere anni se non decenni. Ma occorre partire subito con le riforme. Ed è quello che Renzi promette con i suoi 1000 giorni. Un progetto che, lo ammetto, non conosco nei dettagli ma che è piaciuto molto alla Merkel, il che non mi esalta per certi versi, ma non mi dispiace, visto che noi siamo conosciuti ovunque come un paese di cantastorie politici ed incantatori di serpenti, poco affidabili e tutto pizza sole e mandolino. Iniziamo ad ottenere la fiducia dagli altri stati membri “che contano.”

Partiamo con delle riforme veramente rivoluzionarie come già alcuni stati tipo Spagna e Grecia stanno attuando. Iniziamo a dimostrare a tutti che anche nell’immobile e mafiosa Italia “cambiare si può”. Diamo dei segnali chiari e concreti di cambiamento, e poi pian pianino le cose miglioreranno. L’ho detto prima, sarebbe stupido pensare che tutto cambi in un giorno. Ci vuole tempo ma occorre partire subito. Finora Renzi non mi ha di certo entusiasmato. Troppe parole, troppe promesse rimandate, troppo fumo e poco arrosto. Ma in questo momento storico, si trova nel posto forse più scomodo ma fondamentale. E che ci crediate o no, il buon Matteo entrerà veramente nella storia, perchè questa per noi è l’ultima possibilitá per ripartire. E se lui la fallisce, sarà il fallimento non solo di Matteo Renzi ma di tutta l’Italia. Siamo per certi versi, quindi, costretti a dargli fiducia perchè non abbiamo alternative. E quindi ora sta a noi. Possiamo veramente ripartire ma dobbiamo essere ben consapevoli che l’accelleratore del processo chimico della crescita ce l’abbiamo in mano innanzitutto NOI, solo noi, e questo accelleratore deve essere un mix di radicali riforme e piani di sviluppo. La coperta è corta? Il debito pubblico è enorme? Non è una novità, lo sanno anche i muri e quindi ormai non è più una notizia. La vera notizia sarebbe una mentalità nuova in un paese che realmente vuole cambiare. Il futuro è nelle nostre mani, prima ancora che in quelle dell’Europa.

Sta a noi.

STAY TUNED!

Danilo DT