ITALIA: un buco con le banche intorno (che non sono da meno)

16 Settembre 2014 11:30

buco bancheSe guardiamo l’andamento dei titoli bancari a Piazza Affari, non possiamo certo negare che le tendenze, nel corso degli ultimi mesi, sono cambiate e non di poco.
I principali titoli azionari di banche italiane hanno recuperato copiosamente valore in borsa. Complice la rivalutazione dei titoli di stato (di cui sono piene nei rispettivi bilanci) e le garanzie della BCE. Inoltre le mosse di politica monetaria come TLTRO e acquisti di ABS saranno utilissime per alleviare gli stessi bilanci da crediti trasformandoli in denaro liquido che POI dovranno essere convertiti in nuovi crediti ENTRO 24 mesi. Se entro tale data non saranno utilizzati per mutui o fidi, le banche dovranno restituire il tutto in BCE.
Intanto però…per 24 mesi hanno il cash, e poi si vedrà.

Quindi non c’è che dire, la BCE regala altro ossigeno alle banche, italiane in primis. MA basterà tutto questo attivismo della Bce per poter dire che finalmente le nostre banche sono sicure?
A dircelo è la stessa BCE che denuncia per il nostro settore bancario una situazione non certo rosea.

Per farla breve, secondo un analisi di SNL ci sarà bisogno di ulteriori aumenti di capitale.
Questo perché il nostro settore bancario perde soldi dal 2011 ed è carico, anzi stracarico di NPL, non performing loans, crediti inesigibili e sofferenze bancarie. Tali aumento potrebbero esser pari ad una cifra tra i 25 ed i 70 miliardi di Euro. Non proprio bruscolini.
Tra le righe il buon Draghi ha accennato, nei suoi ultimi discorsi, alla difficile situazione di Italia e Francia, e non a caso.

Ma Renzi non è d’accordo e proprio qualche minuto fa, eccolo regalare positivismo alle masse con alcune dichiarazioni proprio sulle banche italiane e gli stress test:

(ANSA) – ROMA, 16 SET – “Sono convinto che negli ‘stress test’ le banche italiane saranno più forti di altre europee: noi abbiamo salvato le banche degli altri Paesi, nessuno ha salvato le nostre”. Così il premier Matteo Renzi alla Camera.

Ma veramente? Quest’anno l’Italia sarà l’unico dei Grandi paesi ancora in recessione. L’Italia deve fare una serie enorme di riforme e la sua situazione è tutt’altro che felice. Basta guardare le news delle ultime ore per rendersene conto…

L’OCSE prevede per il 2014 un calo del Pil italiano dello 0,4% contro il +0,5% indicato nell’Outlook semestrale dello scorso maggio. Anche per il 2015 la revisione è netta: le stime puntano ora a +0,1% contro il +1,1% pronosticato la scorsa primavera. Quelle a carico del Pil italiano sono le revisioni più pesanti del Rapporto (che è un aggiornamento dell’Outlook semestrale) e l’Italia è l’unico Paese in recessione tra i big. (Source)

Anche Standard & Poor’s taglia le stime di crescita del’Eurozona e prevede che l’economia italiana resterà al palo nel 2014, contro il +0,5% previsto a giugno. Al ribasso vengono riviste anche le stime di Francia (a +0,5% da +0,7%) e Olanda (a +0,8% da +1%), mentre restano invariate quelle di Germania (+1,8%), Spagna (+1,3%) e Belgio (+1,1%). «I deludenti risultati del secondo trimestre hanno gettato dubbi sulla sostenibilità della ripresa nella zona dell’euro», avverte S&P, secondo cui «le condizioni economiche» dell’area «restano fragili». (Source)

E state pur certi che con questi numeri è ben difficile centrare tutti gli obiettivi, in primis quelli di bilancio. E poi per il futuro…

… è il misero +0,1 previsto per il 2015 che deve preoccupare. Per due ragioni. La prima: con questi dati, ammesso che quest’anno si riesca a tenere il deficit entro il tetto del 3%, il prossimo anno sarà davvero proibitivo. A meno che non si rinunci a qualche intervento, aggravando però ancora di più la situazione economica, oppure che si riesca ad affondare ancora di più la lama sulla spesa pubblica, con tagli veri, pesanti che vanno ben oltre la semplice revisione della spesa. Seconda: scordiamoci di veder scendere la disoccupazione, che certamente quest’anno toccherà nuovi livelli record e che se va bene riuscirà ad invertire in maniera significativa il trend almeno con un anno di ritardo. Ma l’Italia, e il governo, possono permettersi di aspettare il 2016? (Source)

Non torno a parlarvi di riforme e di soluzioni, riprendetevi questo mio VECCHIO PEZZO se volete. Però è palese che se un paese inizia a scricchiolare dal punto di vista macro, il suo sistema bancario non può certo essere in gran forma, ancor di più se oggi lo scenario è appunto “drogato” dall’assicurazione BCE: E se non ci fosse stato Mario Draghi dove saremmo?

Parlando di cose concrete, vi lascio tre slides che meglio rappresentano la situazione. Guardate, tanto per capirci, il rapporto tra NPL e riserve, tanto epr cominciare. E poi anche il resto.
Sicuri che le nostre banche siano poi così in forma?

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STAY TUNED!

Danilo DT

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