L’Italia fa quanto chiede l’Europa. Ma l’Europa poi sostiene l’Italia?

19 Novembre 2014 10:00

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Il Bel Paese fa quanto viene richiesto dall’Unione Europea ma poi non riceve da Bruxelles quella disponibilità a poter uscire dal perimetro per poter tornare a crescere. Questo EURO così strutturato non ha più senso. Nasce però un paradosso: chiediamo all’Europa flessibilità, e ne contestiamo la rigidità. Ma poi in Italia facciamo altrettanto?

Voi tutti sapete benissimo che io mi sono sempre schierato a favore dell’Euro. Ma sapete altrettanto bene che oggi, questo Euro così strutturato non ha più alcun senso.

Vi pubblico un grafico che deve farci meditare. Noi siamo visti da tutti come il paese dei “cattivi”, dei discoli iper indebitati. Il paese tutto pizza, sole e mandolino, il paese dei fannulloni, della mafia e dell’assenteismo, della corruzione e della malavita. Ok, c’è sicuramente del vero in tutto questo, ma diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Guardatevi questo grafico. Sono i contributi che la nostra nazione ha dovuto versare all’Europa tramite EFSF e ESM nel corso degli anni.

Il sostegno dell’Italia ai fondi europei

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Mi pongo solo questa domanda. All’Italia sono stati chiesti molti sacrifici. Abbiamo subito una forte austerity che ha portato la nostra economia ad una forte recessione. Abbiamo fatto i compitini che l’Europa ci richiedeva. Ma ora l’Europa allunga una mano e ci aiuta oppure fa ostruzionismo? Guardate questo grafico. La Grecia è una storia a parte, figlia dell’austerity e della Troika, ma il rischio che noi facciamo la stessa fine non è poi così remoto, visto l’insostenibilità del nostro debito pubblico. Dobbiamo fare la fine della Grecia?

PIL-eurozona-2014-da-picchi-pre-crisi-italiaEcco perché io sono contro a questa Europa. Abbiamo pazientato, abbiamo fatto sacrifici, ma ora è giusto pretendere di più da Bruxelles. E se non lo facciamo e per noi è FINITA. E per certi versi questo grafico giustifica queste mie esternazioni. In Eurozona il sostegno per il progetto “Euro” continua ad essere buono tranne che in un paese: l’Italia.

EURO: Sentiment sempre più debole in Italia

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ATTENZIONE PERO’: tutto questo che NON sia un alibi

Non facciamo però il clamoroso errore di “nasconderci” dietro a queste problematiche, serie ed importantissime, per evitare di “fare”. GUAI continuare a dire che, se l’economia europea non si è ancora ripresa è solo colpa della poca flessibilità di Bruxelles. Interessante a questo proposito il punto di vista di Ricolfi su La Stampa:

[…] il fatto che gli ultimi anni siano stati (peraltro non sempre e non ovunque) anni di rigore non implica che lasciando correre i conti pubblici le cose sarebbero andate meglio. Forse sarebbero andate ancora peggio, perché alcuni Stati sarebbero falliti e le loro economie non avrebbero più avuto accesso al credito.  […]

Vero, infatti è giusto mettere anche del rigore per evitare che ci siano comportamenti “anarchici” di alcuni paesi tra cui l’Italia, i quali si trovano già in fase di grossa difficoltà finanziara e senza una “guida” ben definita potrebbero diventare delle realtà ingestibili. Inoltre occorre ricordare che, riprendendo Ricolfi…

[…] l’idea che l’Europa, o la zona euro, siano in stagnazione o addirittura in recessione è una mezza verità. Se prendiamo i tassi di crescita del Pil per abitante nel 2014-2015 (in parte noti, in parte frutto di stime), quel che colpisce non è il basso tasso di crescita europeo ma, semmai, la grandissima eterogeneità dei tassi di crescita dei vari Paesi. […]. E fra i Paesi che crescono di più, ossia fra il 2 e il 4%, ci sono tutti i cosiddetti PIGS tranne noi: Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna.  […]

Cavolo, ma noi non ne facevamo anche parte dei PIGS? Però, come ricorda correttamente Vito Lops, la crescita dei PIGS è molto insana e squilibrata, ciò non toglie che, comunque sia, qualcosa si sta muovendo in quei paesi che non sono certo da prendere come “modello” ma di certo stanno facendo “qualcosa” per provare a ripartire.

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[…] Se questo dicono i dati, i termini del problema si spostano un pochino. Forse anziché arrabbiarci perché Bruxelles non ci lascia esagerare con il deficit pubblico, faremmo meglio a chiederci come fanno tanti Paesi dell’eurozona a crescere nonostante l’Europa, nonostante l’euro, nonostante l’ottusità dei burocrati. Non voglio azzardare la risposta, che presumibilmente è diversa da Paese a Paese, ma vorrei che almeno si riflettesse: dare la colpa all’Europa è troppo comodo, e sa tanto di alibi. […]

Assolutamente corretto, ma è altrettanto vero che non possiamo esentarci dal dovere CHIEDERE di  più a questa Europa. Facendo però la nostra parte. Ora, anche se spesso critichiamo, occorre dire che qualcosa si sta facendo, un bel po’ di austerity ce la siamo presa e quindi MERITIAMO un po’ più di attenzione. Intanto però, non dimentichiamo ancora quanto scritto ancora nell’articolo sopra citato. Un paradosso che si sta formando e che deve farci pensare.

[…] Le politiche nazionali, con la tendenza ad essere rigide là dove un atteggiamento più flessibile farebbe meno danni, e ad essere flessibile là dove una maggiore rigidità sarebbe benefica. […]

In altri termini, chiediamo all’Europa flessibilità, e ne contestiamo la rigidità. Ma poi in Italia facciamo altrettanto, oppure chiediamo rigidità (ops…sarà mia per colpa dei diritti acquisiti?), e contestiamo la flessibilità di certe politiche economiche e di certe riforme? E’ comprensibile fare i propri interessi ma è altrettanto vero che è difficile ritrovarsi con la botte piena e la moglie ubriaca. La verità sta nel mezzo. E questo mezzo si chiama COLLABORAZIONE vera. Ma credo che quest’ultima sia assente, tra TUTTE le parti, in Italia che fuori dall’Italia.

STAY TUNED!

Danilo DT

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