SHALE OIL revolution: e il petrolio si dirige verso i 60$
Il petrolio scende ancora dopo le decisioni dell’OPEC di non tagliare la produzione. Ma anche l’oro giallo perde terreno. Commodity in difficoltà
Che sia giallo o che sia nero, oggi l’oro si trova in uno stato di profonda difficoltà.
Da una parte l’oro giallo, in crisi a causa di:
a) un sentiment molto positivo che non prevede crash di breve ( e quindi non si necessita di un bene rifugio)
b) un rischio deflazione (relativo in quanto molto guidata dal mondo Energy) che quindi mette nell’angolo l’oro, da sempre amico dell’inflazione
c) un referendum svizzero che ha avuto l’esito che si pensava (e si auspicava se posso permettermi, proprio per evitare degli effetti destabilizzanti)
Dall’altra l’oro nero, in una situazione di estrema difficoltà dopo le decisioni dell’OPEC di NON tagliare la produzione e lasciar fluttuare liberamente le quotazioni.
Quindi il mondo delle commodity, in generale, si trova in forte difficoltà.
Grafico confronto ORO vs PETROLIO
Nello specifico, le motivazioni che hanno portato l’OPEC a questo atteggiamento è sintetizzabile in questo grafico.
Come si estrae il petrolio
Come potete vedere, si è letteralmente impennata la produzione di petrolio da fondi alternative, tipo appunto lo shale oil. Il motivo è quindi chiaro. Gli arabi temono che il mondo resti inondato di petrolio e che le loro quote di mercato siano erose dalle modalità di estrazione. Il cosiddetto “shale oil” ha fatto si che un paese come il Canada, ad esempio, grazie allo shale oil, triplicasse la sua produzione di greggio negli ultimi 30 anni.
The shale oil revolution

Secondo la maggior parte degli analisti, quota 60$ al barile è ormai a portata di mano. Vero, anche se nessuno può escludere addirittura quotazioni inferiori. L’unica verità è che si è aperta una nuova guerra sull’energia, di cui i consumatori potrebbero anche un po’ approfittare (il consto dell’energia scende), ma che per forza di cose avrà effetti non da sottovalutare, visto che si vuole mettere all’angolo molti produttori. E chi è già in difficoltà, rischia di saltare (vedasi alcuni paesi produttori come il Venezuela o la Nigeria ).
Domanda: come reagiranno i listini azionari, visto il peso che molte società petrolifere hanno sulle borse?
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