THE NEW NORMAL: la bolla speculativa da asset continua ad avanzare
Lo chiamo spesso “The New Normal”. E’ una realtà artificiosa con cui dovremo convivere per lungo tempo.
La mano della BCE e del suo quantitative easing Europeo è evidente, e il quadro quantomeno per i prossimi 18 mesi è chiaro.
Il mercato obbligazionario dell’Eurozona è compresso in una morsa che porta i tassi dei bond governativi a rendimenti negativi (e non solo reali). Per induzione anche i bond societari si ritrovano con rendimenti risibili. L’effetto possitivo di questo bel quadretto è, ovviamente, la compressione di tutti i tassi verso il basso, il che permette sia alle società che alle nazioni di rifinanziarsi (o finanziarsi ex novo) a tassi risibili.
Dall’altra parte, però, si stanno generando i presupposti di una vera e propria bolla sui bond e sugli assets in generale. Infatti (ed è proprio questo uno degli obiettivi del qe) i bassi rendimenti spingono la massa ad investire in asset più rischiosi, e quindi in azioni e teoricamente nell’economia reale. Al momento, però, i numeri in quest’ambito sono deludenti…
Leggete con attenzione questi numeri e meditate…
In Italia le famiglie hanno 3.848 miliardi di euro di ricchezza finanziaria (che diventano 9.614 includendo gli immobili), l’industria del risparmio gestito ha 1.675 miliardi di euro da impiegare sui mercati, le assicurazioni 541 miliardi e i fondi pensione 126. In un Paese che vanta questi numeri, nonostante la lunga recessione, non si può dire che la ricchezza non ci sia. (…) Partiamo dall’ultimo dato della Banca d’Italia sulla ricchezza delle famiglie: quella finanziaria, come detto, ammonta a 3.848 miliardi. Di questi, solo 60,3 miliardi sono investiti direttamente in azioni quotate in Borsa o in obbligazioni emesse da aziende: solo l’1,5% circa (escludendo i capitali che gli imprenditori mettono nelle proprie aziende) finisce dunque direttamente alle imprese. Il che è normale, dato che il “tesoretto” delle famiglie è impiegato in forme varie di risparmio gestito. Il problema è che anche il risparmio gestito e assicurativo finisce all’economia reale col contagocce. Le assicurazioni, secondo i dati Ivass, destinano per esempio pochi soldi all’economia produttiva italiana: del loro portafoglio titoli (pari a 541,8 miliardi di euro), solo il 12% circa va in azioni e obbligazioni aziendali. (Source)
Italia: prestiti al settore privato
Quindi, quanto nella realtà verrà girato all’economia reale e non solo alla finanza? E soprattutto quale sarà il ruolo del sistema bancario in questo importante momento per l’economia Italiana?
Sembra infatti che ci sia, certo, un leggero miglioramento di tutto quanto è il mondo dei finanziamenti. Ma i tassi dei crediti in sofferenza frenano ancora i prestiti, senza poi dimenticare che i bassi tassi (che sono la remunerazione del sistema bancario) hanno compresso i margini non retribuendo in modo adeguato i rischi di insolvenza. Quindi le banche, col denaro, spesso e volentieri fanno altro, oppure preferiscono stare in liquidità.
Italia: i non performing loans (NPL, ovvero il tasso di sofferenze)
Morale: il denaro non circola e il premio al rischio non viene più pagato sia in ambito di finanziamenti bancari ma anche nel mondo obbligazionario.
Tanto per farvi capire cosa stiamo vivendo guardate queste due slides.
Nella prima troverete i rendimenti dei bonds dei vari paesi. Non sono messi come curve ma sottoforma tabellare. Ovviamente il colore ROSSO significa rendimento negativo, il colore BLU rendimento posivito.
Se a fine 2014 il quadro era il seguente…
Oggi, marzo 2015, lo scenario è questo.
Nell’Eurozona, dove il tasso della Bce è fermo allo 0,05% accade anche che circa il 60% delle obbligazioni governative tedesche in circolazione offrano rendimenti negativi, così come il 45% di quelle francesi, l’80% di quelle svizzere. Sottozero viaggia anche il 30% dei titoli giapponesi. Ma, se vogliamo, questa non è una novità dato che da 15 anni il Giappone combatte con la deflazione e fa fatica a riportare un po’ in alto il livello dei prezzi pur avendo varato dal 2012 un corposo piano di iniezione monetaria (quantitative easing). (Source)
Quindi mi sta bene tutto, però questi estremismi di mercato non possono durare all’infinito.
Per assurdo, la BCE “garantisce” la bolla europea ancora per 18 mesi, se tutto va come da copione. Gli USA oggi si trovano in una posizione molto contraddittoria.
E, come è noto, questi estremi della finanza, un giorno, dovranno tornare a “colloquiare” con l’economia reale.
Quando? Lo scopriremo, pazienza ragazzi, pazienza…
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