TASSI USA: se le cose vanno male, non potranno che andare meglio
Quando parliamo di dati macro USA, il pensiero va subito alla politica monetaria. La FED sta “giocando” coi mercati, utilizzando la sua forward guidance che sintetizzerei con la tecnica della “carota e del bastone”. Prima si dice qualcosa, poi la si ritratta, poi la si conferma. Si prepara insomma il mercato ad un possibile aumento dei tassi che, secondo il sottoscritto, non è così prossimo. Ma probabilmente la FED non vuole farsi cogliere impreparata. In altri termini, la stessa Yellen è cosciente del fatto che la FED non dovrebbe alzare i tassi. Ma se succede qualcosa che costringe la FED ad aumentare il costo del denaro?
Anche se a volte “prendiamo un po’ in giro la FED” dobbiamo però essere ben coscienti che i signori del FOMC sono tutt’altro che stupidi e se un giorno alzeranno i tassi, avranno delle motivazioni solide. Altrimenti sarebbe come farsi un autogol clamoroso.
Una curiosità: molto spesso la Yellen ha parlato di possibile rialzo dei tassi nel caso in cui l’economia vada meglio del previsto ed i dati macro in uscita siano migliori delle attese.
Allora io ho provato a tirarmi giù un grafico per capire meglio l’impatto di questo fattore, ovvero le attese sui dati macro. Il meglio che potessi trovare secondo me sono questi due grafici:
a) CESI (Citigroup Economic Surprise Index)
b) BEUSI (Bloomberg Economic US Surprise Index)
La logica di questi indici è molto simile: tendono a calcolare lo scostamento tra i dati attesi e quelli poi effettivamente registrati. Come vedete entrambi gli indicatori sono su livelli di minimo.
Qual è quindi il rischio che (fa quasi ridere la logica ma è così) ha PAURA al mercato e alla FED? Il fatto che i due indicatori migliorino e se notate stanno già invertendo al rialzo. Se così fosse, significherebbe che i dati macro in uscita tendenzialmente “batterebbero” le stime che oggi sono abbastanza negative. Quindi minor sostegno della FED e quindi rischio aumento dei tassi.
Ma…non dimenticate mai: monitorate sempre inflazione e rendimenti reali. Fino a prova contraria restano il motivo principale di un cambiamento della politica monetaria, da espansiva a restrittiva.
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