La Grecia riduce drasticamente il numero dei dipendenti pubblici

di lampo
Pubblicato 22 Giugno 2015 Aggiornato 22 Giugno 2015 19:22


In questi giorni il tema della Grecia è sulle prime pagine dei giornali… e probabilmente continuerà ad esserlo.

Ultimamente mi sono focalizzato sulle richieste avanzate dal FMI per riformare il sistema pensionistico greco: in sintesi l’ennesima riduzione dei benefici per i pensionati.

Vi chiederete: cosa centrano le richieste del FMI di riforma del sistema pensionistico con i dipendenti pubblici?

In questo post provo a spiegare il collegamento.

Tutto inizia nel momento in cui, durante la precedente crisi, la Grecia ha sottoscritto i vari Memorandum d’Intesa con la Troika (FMI, Commissione europea, e BCE) per il risanamento delle sue finanze.

Tra le varie indicazioni era prevista anche una drastica riduzione dei dipendenti pubblici [1].

La regola imposta era ferrea: una assunzione ogni cinque dipendenti in pensione.

Ovvia conseguenza è una rapida diminuzione del loro numero, come risulta evidente nel seguente grafico ricavato da un report della stessa Commissione Europea [1]:

 Greek General Government employment (thousands of persons)
Greek General Government employment (thousands of persons)

Da poco più di 900.000 dipendenti del 2009 si è arrivati ai circa 670.000 del 2013: quasi un terzo di meno in soli 4 anni [1].

Nella tabella sottostante [1] ci sono anche le stime per gli anni successivi.

Selezione_002

Gli ultimi dati forniti dall’Istituto di statistica greco [2], ci dicono che a marzo 2014 erano circa 640.000, ovvero in linea con le previsioni del programma di risanamento.

Ma cosa è successo negli stessi anni ai dipendenti pubblici che lavoravano a tempo determinato?

Una fonte giornalistica [3] ci informa che nel 2009 erano impiegate circa 150.000 persone; a fine 2013 erano rimasti poco più di 12.000. Praticamente sono spariti: molti erano giovani.

I mass-media hanno dibattuto a lungo della recente decisione dell’attuale governo greco di riassumere 15.000 dipendenti pubblici. Senza contare la contrarietà dei creditori internazionali [4].

Ma vi è mai capitato di leggere dell’iniziativa del ministro delle finanze greco Varoufakis di riforma del sistema di valutazione dei dipendenti pubblici per migliorare il sistema pubblico? [5]

Ritorniamo al sistema pensionistico.

Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che [6]:

“Pensions and wages account for 80 percent of Greece’s total primary spending. So it’s not possible for Greece to achieve its medium term fiscal targets without reforms and especially of pensions” … “The standard pension in Greece is almost at the same level as in Germany and people, again on the average, retire almost six years earlier in Greece than in Germany”

Ovvero:

“In Grecia pensioni e salari rappresentano l’80% della spesa primaria. Non è possibile raggiungere gli obiettivi di bilancio senza una riforma delle pensioni.”

… “La pensione media in Grecia è allo stesso livello di quella in Germania e le persone, sempre nella media, vanno in pensione sei anni prima in Grecia rispetto alla Germania

Forse non hanno tenuto conto che, per ottenere una così drastica riduzione dei dipendenti pubblici, si è dovuto favorire l’uscita dal lavoro degli stessi, prima dei requisiti, con un meccanismo di uscita volontaria [7].

A fine 2014 risultava che circa 3/4 dei dipendenti pubblici andavano in pensione prima dei 62 anni [7].

Indubbiamente la drastica riduzione del settore pubblico ha pesato sul sistema pensionistico, aggravandone la situazione.

Adesso, rispetto al resto dell’Unione Europea, la Grecia possiede uno dei requisiti più stringenti per andare in pensione: 67 anni [8].

Una tabella di confronto attuale e… futuro [8 e 15]:

Selezione_003

Inoltre il sistema pensionistico greco non è il peggiore in termini di sostenibilità [14]:

immagine

Poi c’è un altro problema, ancora poco noto (probabilmente per le conseguenze politiche) e di non poco conto.

Secondo uno studio commissionato dalla stessa Commissione Europea [9 e 15], risulta che la popolazione greca nel futuro si ridurrà drasticamente: da circa 11 milioni del 2013 le previsioni dicono che nel 2060 ci saranno soltanto 8,6 milioni di persone, come evidenziato nel seguente grafico (la Grecia è evidenziata in rosso con il simbolo EL) [15]:

Grafico2

Ciò è dovuto alle stime che prevedono fino al 2030 un netto calo dell’immigrazione accompagnato da un basso tasso di fertilità:

Grafico3

Il grafico sottostante riporta la previsione del flusso migratorio netto fino al 2060 (la Grecia è evidenziata in rosso):

Grafico

E’ chiaro che tutto ciò impatterà il sistema pensionistico in essere, già affetto dalle sue criticità. Nel 2013 la spesa pensionistica incideva per il 16,2% sul PIL (un terzo dei contributi pensionistici sono finanziati dallo Stato!): il valore più alto in Europa, a cui segue l’Italia (15,7%) [15].

Adesso circa il 45% dei pensionati riceve un trattamento inferiore alla soglia di povertà, pari a 665 euro [10].

Inoltre gli attuali pensionati costituiscono un forte ammortizzatore sociale, dato che ogni 100 persone in età lavorativa vi sono 30 con più di 65 anni [10].

E quelli che lavorano… lavorano pure tanto! Non ci credete?

Nel 2013 la Grecia risultava ai primi posti come ore lavorate per settimana [11]:

Forse quindi il problema è nato all’inizio: con la gestione della prima crisi greca.

Dopo diversi anni, ancora non sappiamo se tali decisioni siano state prese in maniera volontaria oppure siano il frutto di una mancanza decisionale in seguito al verificarsi di una serie di eventi.

Lo stesso FMI, in un suo documento, rivede in maniera critica tali decisioni [12].

In questo documento trovate un ulteriore approfondimento sull’argomento [13].

Buona riflessione.

Lampo

P.S.

Mi aspetto che lunedì 22 giugno (mentre sto scrivendo è domenica) si raggiunga un accordo in extremis con i creditori. Probabilmente si affiancherà ad una nuova ristrutturazione del debito per poter dare maggior respiro al Paese… in cambio di una serie di riforme da implementare nei prossimi anni (in maniera da rendere sostenibile l’economia e non dover incorrere presto in un’altra ristrutturazione, anche per evitare i danni dovuti alla continua speculazione finanziaria).

Fonti e approfondimenti:
1. Commissione Europea – The Second Economic Adjustment Programme for Greece Fourth Review – Aprile 2014 – Pag. 38.
2. Διεύθυνση Ηλεκτρονικής ΔιακυβέρνησηςStatistiche sui dipendenti pubblici – Marzo 2015
3. Greek Reporter – Greek Public Sector Employees Reduced by 267.095 – 21 luglio 2014
4. The Wall Street Journal – Greece Rehires Laid Off Cleaners as Syriza Reverses Austerity – 11 maggio 2015
5. Kathimerini – Αλλαγές στην αξιολόγηση δημοσίων υπαλλήλων και στην τοποθέτηση εφοριακών – 29 aprile 2014
6. Fondo Monetario Internazionale – Transcript of a Press Briefing by Gerry Rice, Director, Communications Department, International Monetary Fund – 11 giugno 2015
7. Greek Reporter – Employed Greeks Rush for Early Retirement – 20 dicembre 2014
8. Finnish Centre for Pensions – Retirement Ages in Member States – 20 marzo 2015
9. Greek Reporter – Aging Population in Greece Raises Retirement Age to 70 – 9 marzo 2015
10. The Guardian –  Unsustainable futures? The Greek pensions dilemma explained – 15 giugno 2015
11. Forbes –  Contrary To What Most People Think, Greeks Work The Longest Hours In Europe – 13 marzo 2015
12. Fondo Monetario Internazionale – Greece. Ex post evaluation of exceptional access under the 2010 stand-by arrangement  – 20 maggio 2013
13. Centre for International Governance Innovation – Laid low: the IMF, the Euro zone and the first rescue of Greece – aprile 2015
14.  Allianz Asset Management 2014 Pension Sustainability Index – 31 gennaio 2014 – pag. 6
15. Commissione Europea – The 2015 Ageing Report: Economic and budgetary projections for the 28 EU Member States (2013-2060) – 3 maggio 2015 – pagg. 19, 21, 65, 71, 72, 74, 319.