CINA: Shanghai e Shenzhen, vige il REGIME e non il libero mercato
Nei giorni del grande crollo, ma anche in quelli successivi, l’operatività sui questi due listini è stata pressoche impossibile, Addirittura in determinati giorni solo il 3% di tutti i titoli quotati era negoziabile
Guardando il grafico della borsa di Shanghai, l’analista tecnico dovrebbe solo dire una parola: si stiamo avvicinando al BUY!
Comprare perché proprio nella seduta di stanotte, la borsa Cinese (Shanghai Index) ha rotto gli indugi e la resistenza che era, tra le altre cose, anche un importante livello di Fibonacci. Resta solo la rottura del livello chiave posto a quota 4117 e poi il BUY ci sta tutto.
Però non possiamo negare il fatto che su questo mercato e sul mercato cinese restano una miriade di punti interrogativi.
Lasciamo da parte quelli di tipo macroeconomico o economico e focalizziamoci per un attimo sul mercato.
Un articolo sul WSJ ha messo a nudo una spetto che io considererei quasi “drammatico” per la borsa cinese.
Come ben sapete e come ho spiegato QUI , a seguito del crollo dei listini azionari, è intervenuta direttamente la PBoC per “congelare” il ribasso con degli interventi più unici che rari.
Innanzitutto hanno praticamente fatto un QE sul mercato azionario, hanno minacciato molte società intimando a NON speculare e NON vendere e poi hanno sospeso buona parte del listino quotato.
Forse in pochi sanno che proprio in uno di quei giorni, il 9 luglio, è stato praticamente congelato quasi TUTTO il listino. Infatti su 2879 società quotate a Shanghai e Shenzhen, ne sono state sospese dalle trattazioni ben 2786, quindi SOLO il 3% era negoziabile.
Questo secondo voi sarebbe un libero mercato? Questo permette ad un grande investitore di operare sul mercato cinese? Questo secondo voi è un buon biglietto da visita per gli istituzionali?
Piuttosto è un chiaro segnale di REGIME. I mercati si basano su ben altri principi.
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