PETROLIO a prezzo di saldo. Ma potrebbe non essere finita qui.
Petrolio a 20 Dollari al barile?
Se qualcuno lo avesse detto anche solo un anno fa, quando il WTI e il Brent stazionavano serenamente in area 100 $ al barile veniva dato per matto. Oggi invece, con quotazioni in area 45 USD al barile, tale previsione non risulta poi così assurda.
A lanciare la previsione è Goldman Sachs, la più nota casa d’affari che ovviamente, NON DIMENTICHIAMOLO, fa ovviamente i SUOI interessi prima ancora di tutto il resto.
Le motivazioni di tale previsioni sono le seguenti. Gli analisti ritengono che…
(…) “Il mercato del petrolio è approvvigionato in eccesso persino più di quanto avevamo previsto e adesso stimiamo che questo surplus persisterà anche nel 2016”.
Quindi le logiche stanno nell’equilibrio domanda-offerta. Quest’ultima tenderà ancora a salire, anche perchè sta per presentarsi sul mercato un altro grande player, protagonista della redenzione benedetta da Obama: parlo ovviamente dell’Iran, quarto paese al mondo per riserve petrolifere.
Secondo l’AIE (Agenzia internazionale per l’energia) l’abbondanza di greggio colpirà soprattutto i paesi fuori dall’Opec (tra i quali, Usa, Canada, Russia, Norvegia). Quindi l’alert di GS va in direzione innanzitutto degli USA che, ricordiamolo, si trovano sul culmine del loro ciclo economico.
Ma attenzione, ed è questo il punto che merita un minuto di meditazione: cosa comporterebbe per i paesi emergenti produttori un petrolio a 20 $/barile? E soprattutto come verrebbero colpite le loro finanze pubbliche da questo nuovo crollo del petrolio?
Petrolio: grafico lungo periodo
Se guardiamo un grafico di lungo periodo, notiamo che per ritrovarci a queste quotazioni, occorre tornare al 2002, ovvero 13 anni fa, anche se tutt’ora ci stiamo avvicinando ai picchi negativi del 2009. Facciamo attenzione e non diamo nulla per scontato. GS, anche se parte decisamente interessata alla questione e non così indipendente, potrebbe anche avere ragione. In tal caso avremo da una parte un’ottima notizia per chi consuma (Italia in primis) ma poi, indirettamente, dovremmo affrontare le conseguenze che andrebbero a colpire il mondo dei produttori. E vista la pressione fiscale che c’è sui derivati del’oro nero che va a limitare drammaticamente i nostri benefici (non è MAI paritetita la diminuzione del prezzo del petrolio con quanto conseguentemente scende la benzina), c’è il rischio che i benefici per noi siano molto inferiori delle problematiche che si avrebbero per chi invece produce.
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