CROLLO PETROLIO: OPEC e anarchia, paesi produttori a rischio
PREZZO PETROLIO: ai minimi dal 2009
Il meeting dell’OPEC dei giorni scorsi è stato all’insegna della divisione.
All’interno del cartello dell’oro nero, infatti, ci sono profonde divisioni tra chi vuole ancora abbassare i prezzi, aumentando la produzione, e chi invece vuole difendere il prezzo di WTI e Brent che sta collassando a livelli indifendibili per alcuni paesi produttori.
Ovviamente poi, il crollo dell’oro nero ha comportato anche una violenta correzione delle società del settore, tra cui anche le nostre Eni, Tenaris, Saipem e altre.
Se dovessi sintetizzare uno dei meeting OPEC più importanti della storia, potrei usare una parola: ANARCHIA.
OPEC e quote dei produttori
Leggete qui sotto.
L’organizzazione che riunisce 13 grandi paesi produttori ha infatti lasciato invariato «l’attuale livello di produzione», secondo quanto dichiarato venerdì dal presidente dell’Opec, il nigeriano Emmanuel Ibe Kachikwu. Considerando che la produzione dell’Opec supera abbondantemente da 18 mesi il tetto di 30 milioni di barili al giorno (quella reale è stimata in almeno 31,5 milioni di barili), si tratta di un implicito riconoscimento della fine del sistema delle quote. «Gli americani non hanno un tetto, i russi non hanno un tetto, perchè dovrebbe avercelo l’Opec?» aveva detto il ministro del petrolio iracheno, Adel Abdul Mahdi, al termine dell’incontro. Ancora più esplicito il collega iraniano Bijan Namdar Zanganeh: «Ciascuno farà come vuole». Proprio l’Iran è tra i Paesi più desiderosi di aumentare la produzione per sfruttare la fine dell’embargo per il suo programma nucleare. (Source)
Questa decisione, lo potete immaginare, è una manna dal cielo per quella che è la volatilità. In un amen il petrolio si è trovato a -6%. E già gli analisti si sbizzarriscono sui nuovi target. E area 30$ al barile è il livello più nominato dai recenti report.
Grafico Petrolio
Per certi versi, noi possiamo anche ringraziare se il petrolio continuerà a scendere. Siamo un paese importatore, e per lo più importiamo pagando in Dollari. E sapete benissimo che il trend della moneta USA è ancora in tendenza rialzista.
Ma fermarsi qui sarebbe errato. Infatti un petrolio troppo basso comporta problemi non indifferenti per il sistema. I prezzi si sono praticamente dimezzati in un paio d’anni, quindi potete immaginare cosa può comportare su queste economie che solo totalmente legate all’oro nero.
Ed i conti pubblici, ovviamente, collassano…a partire dal PIL
Variazioni annue del PIL reale, in percentuale, 2013 e 2015
Fino agli effetti sull’indebitamento. La valuta e quant’altro. Però come potete vedere, l’impatto del crollo del prezzo del petrolio non è uguale per tutti i paesi.
Diventa quindi fondamentale distinguere i vari paesi e capire quali tra i produttori sono più esposti ad uno shock dovuto al collassamento dei corsi: prendendo spunto da un’interessante analisi di Bruegel da cui ho preso i grafici sopra esposti, possiamo dire che nei paesi con economia più diversificata (vedasi il Canada, ma anche Indonesia e Malesia) il crollo del prezzo del petrolio è certamente ad impatto negativo, ma molto meno rispetto ad altre economie che invece potrebbero subire conseguenze non indifferenti sia a livello di credibilità e solidità di bilancio pubblico.
Di certo questo nuovo clima ANARCHICO non fa bene ad un mercato che è sempre stato regolato da un cartello, anche perchè molti paesi produttori hanno grandi problemi anche a livello politico. Il rischio è che il mercato dell’oro nero diventi totalmente caotico. E pensare che i mercati e la crescita globale ne escano indenni è secondo me profondamente sbagliato.
Chiudo con una domanda. Come è possibile arrivare al target 2% di inflazione sia per la BCE e per la FED con il petrolio in queste condizioni? Meditate gente…meditate…
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