Segnali di RECESSIONE: come vederli e come comportarsi

29 Gennaio 2016 14:30

recessione europa eurozona

Molti mi chiedono di essere spesso più “operativo”: magari non dire esattamente cosa comprare ma dare delle indicazioni o dei pareri più espliciti.
In questo post allora ho deciso di fare una cosa diversa dal solito.
Intanto vi presenterò un importante indicatore (secondo il mio punto di vista, of course) per una corretta lettura del ciclo di mercato. O meglio, cosa il mercato sta vedendo e che quindi sta scontando.
Ovviamente il risultato di questa analisi potrebbe essere utilizzata dai lettori (come sempre) per fare delle elucubrazioni mentali, per pensare se ha senso fare certe cose oppure no.

Non voglio spingermi oltre, non mi piace mai dare indicazioni dirette, proprio perché ogni investitore ha un suo taglio, delle attitudini, delle propensioni al rischio, delle caratteristiche che lo rendono sempre e comunque unico.
Quindi, come sempre, consapevolezza innanzitutto. E poi ognuno prenda le decisioni che ritiene più congrue.

Secondo molti, gli USA ormai sono ad un passo dalla recessione. Secondo altri, invece, gli USA non stanno ancora dando chiari segnali di recessione e, soprattutto, i dati sono troppo drogati dall’andamento negativo del petrolio, e allo stesso tempo mercato ne sta sottovalutando gli effetti benefici.
Chi avrà ragione?

Vista l’unicità del momento storico, monetario, economico, temo di dover dire che occorrerà lasciare ai posteri l’ardua sentenza, anche se il mio naso sente puzza di forte rallentamento e concreto rischio di recessione, anche se non nel breve periodo (e questo potrebbe portare a delle importanti sorprese già fin dal prossimo mese).
Ma come fare a capire se il mercato inizia a pondererare con attenzione l’eventuale arrivo della recessione?

Ci sono molti indicaotri macroeconomici a disposizione. Prendetene quanti ne volete, provate a sovrapporli. Se avrete fortuna, raggiungerete anche un risultato univoco, ma se non lo otterrete, allora a quel punto vi farete la domanda: sarà proprio così?
In effetti non si ha mai un responso UNIVOCO dagli indicatori macroeconomici. Forse sarebbe troppo bello, o forse troppo facile.
Allora io cerco di percorrere un’altra strada, magari più banale ma di certo molto più semplice a livello di monitoraggio.

Tipi di consumi a confronto

Parliamo di consumi. Pensateci un attimo. Alla fine i consumi restano la chiave di tutto, non credete?
Ma i dati sui consumi spesso sono non soddisfacenti, in quanto quelli più validi sono purtroppo dati consuntivi, e quelli più seguiti sono indagini o stime.
E allora meglio andare a confrontare l’andamento dei due settori che meglio possono farci capire un forte raffreddamento dei consumi.

Da una parte i consumi discrezionali. Dall’altra parte i consumi aciclici.

I primi sono considerati “non necessari” e quindi più sensibili ad un eventuale rallentamento economico (e dei consumi). I secondi invece sono più stabili e generalmente variano di poco, anche nelle fasi di recessione.
Facendo questo confronto tra questi due settori, ecco il grafico che ne deriva.

Consumi a confronto: discrezionali vs aciclici

RECESSIONE-CONSUMI-discrezionali-aciclici

E’ evidente che i primi stanno perdendo terreno e sono ormai a contatto con la trendline. Certo è che un eventuale rottura della trendline sarebbe un primo importante segnale. Ma non per forza questo diventa un segnale recessivo. Diventa però un eccellente campanello d’allarme, anche perché potete notare dal grafico che si parla di recessione quando il rapporto scende sotto area 1.20.

Ma ovviamente, quando arriveremo a quel livello potrebbe già essere tutto molto più chiaro. Intanto i campanelli d’allarme devono servire, come sempre, per creare consapevolezza (sto diventando noioso…) e poi per iniziare ad adeguarsi, magari sovrappesando o sottopesando stili diversi (value vs growth) oppure settori diversi. Ma questo è il duro lavoro dell’ AAM (Asset Allocator Manager).

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Danilo DT

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