SORRY Mr. Draghi, così non va
In merito all’inefficienza del QE3 ho già detto molto. E credo ci sia poco da aggiungere. Quello che poteva succedere era solo un’ammissione della BCE stessa che, ovviamente, non può parlate di “inefficacia” ma di un momento macroeconomico particolarmente sfavorevole, che però deve essere “accompagnato” da una corretta politica monetaria. Una politica monetaria che deve quindi agire in funzione di un quadro complesso. Scenario dunque passivo.
Eccovi le note di Alessandro Merli de “IlSole 24 Ore”
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, mette sull’avviso su un 2016 difficile in cui «si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l’Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock».
Il fatto che Draghi metta in guardia il mercato con un affermazione così forte non è da trascurare. Pensateci un attimo.
Ma la Bce, «anche davanti a forze disinflazionistiche su scala mondiale, non si piega a un livello di inflazione eccessivamente basso», ha scritto Draghi nella prefazione al rapporto annuale della banca presentato ieri. Il dato preliminare dell’inflazione nel mese di marzo è stato negativo, a -0,1%, contro un obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%.
La BCE si piega, e farà il possibile per non spezzarsi. Intanto però è tuttora evidente lo sforzo fatto. Basta guardare il bilancio BCE. Siamo vicini ai massimi storici, ovvero a quella soglia che per Draghi era definita “target” ma che poi, oggi, non ha quasi più importanza. La cosa grave è, appunto che con un bilancio BCE a 3.000 miliardi di Euro, ci si ritrova con un tasso inflazione allo -0.1%. Segno evidente dell’inefficacia del QE3.
«Far funzionare l’unione monetaria alla lunga non è un lusso, è una necessità perché l’Europa prosperi» (…)Ancora una volta, il presidente della Bce ha ricordato che la ripresa procede, anche se moderata, ma senza che questo possa consentire di riposare sugli allori. E ha evidenziato il problema della disoccupazione giovanile e del rischio di una «generazione perduta». (…) Per Draghi, la Bce non ha esitato ad agire a sostegno della ripresa, ma questa ha bisogno di un’azione decisa da parte di tutti gli attori della politica economica europea.
In poche parole tutta la sintesi del Draghi –pensiero e delle logiche qui spesso discusse. Un problema di produttività, un problema di demografia, un problema di (Dis)Unione Europea e di una politica che non riesce ad essere efficace a livello di riforme, proprio a causa della disomogeneità dell’UE. Ed io aggiungerei un problema di debito. Ma di questo leggerete nel post del pomeriggio. E poi ovviamente un problema di banche. E di questo ho già detto MOLTO nei giorni precedenti. Intanto è chiarissima la diversa tendenza tra gli istituti di credito quotati in Europa e quelli USA ( non ho voluto infierire facendo paragoni con quelli italiani…)
Anche nel riassunto degli eventi e delle decisioni prese lo scorso anno, contenuto nel rapporto annuale, Draghi ha messo l’accento sul fatto che la Bce ha contribuito non solo con la politica monetaria, ma anche con la sua azione nel caso Grecia, «contrastando i rischi per l’integrità dell’area dell’euro». Anche questo episodio, secondo il presidente della Bce, «ha posto in evidenza la fragilità dell’area e ha ribadito l’esigenza di completare la nostra unione monetaria».
Caso Grecia, menzionato ma attenzione, questione tutt’altro che risolta. Non temete, i giornali torneranno a parlarne copiosamente tra qualche settimana. Tassello incompiuto di un progetto incompleto e molto relativo che sta mettendo a nudo tutta la sua debolezza. E come in passato, nei momenti difficili saltano fuori tutti i problemi. Solo che a forza di comprare tempo, non si è fatto altro che incancrenire i problemi e aumentare la massa dei pericoli.
Signori allacciate le cinture, il futuro si presenta molto ballerino.
E tra qualche ora avrete un mio punto di vista più chiaro sull’argomento. Intanto, per ora, mi sembra chiaro che le banche centrali stiano guidando su una strada di montagna con gli occhi bendati. Auguri signori bancheri, la vostra è quella che si può definire una “Mission Impossible”.
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