Dal DOLLARO USA un assist per commodity e paesi emergenti
Se teniamo gli occhi rivolti esclusivamente al mercato azionario italiano, avremo una visione un po’ distorta della situazione. Infatti la forte debolezza del sistema bancario (vedi i post sull’argomento) ha condizionato in modo determinante la tendenza del FTSEMIB.
Se invece proviamo a guardare un po’ “oltre confine” noteremo un quadro di “calma apparente”. E comunque di un mercato che mantiene una certa volatilità ma anche una discreta stabilità. Occorre ringraziare innanzitutto le banche centrali che, con una politica monetaria fortemente indirizzata al mantenimento dello “status quo”, cercano di operare in modo “coordinato” per il bene dei mercati finanziari (ricordate? Ora le banche centrali si adeguano al mercato e non viceversa).
Oltre al noto operato della Bce, occorre anche sottolineare le parole e le intenzioni di Janet Yellen. Implicitamente nei suoi discorsi, ha fatto capire la sua volontà di non permettere un eccessivo apprezzamento del Dollaro USA. il mercato ha subito visto questa intenzione come uno sbarramento al rafforzamento del biglietto verde. E subito l’intermarket si è mosso di conseguenza: commodity in ripresa, Euro ovviamente forte e Cina che riprende fiato. Si, perché un Dollaro debole permette a Pechino di difendere anche le sue riserve valutarie (recentemente la Cina stava difendendo lo yuan). Per carità, non sto dicendo che ora viviamo in un mondo perfetto, ma nell’ottica di “comprare tempo” e rimandare il più possibile i problemi, la missione sembra ben avviata al successo.
E poi si sa, Dollaro debole significa ossigeno puro per i mercati emergenti.
Questo mio grafico rappresenta la sintesi di quanto vi sto affermando. Confrontando SP500, bond paesi emergenti in valuta locale, azionario paesi emergenti e petrolio, troverete una forte correlazione. E tutto questo non è casuale quando il comun denominatore di chiama, appunto, Dollaro USA che si indebolisce.
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