ITALIA e BANCHE: Giganti dai piedi di Argilla

16 Maggio 2016 09:22

Crisi-economica-italia

Dopo aver visto i saliscendi (più “scendi” che “sali”) causati dall’aumento di capitale della Banca Popolare di Vicenza, sottoscritto quasi interamente dal fondo Atlante, ecco che torna alta la tensione a Piazza Affari. Non che ci siano state sedute poi così tranquille e poco volatili. Ma il mercato stava iniziando a digerire il boccone indigesto della Vicenza ed ecco che ora arriva il secondo mappone da digerire. E questo mappone si chiama Veneto Banca.
Infatti proprio oggi si terrà il CdA di Veneto Banca,dove gli amministratori approveranno il piano per la quotazione in Borsa, candidando quindi Veneto Banca allo sbarco a Piazza Affari. Ma la quotazione non sarà “Indolore” in quanto è previsto prima, come per la Popolare Vicenza, un aumento di capitale, questa volta da un miliardo di Euro.
Inutile giocare al toto-scommesse, al momento non sappiamo ancora quali saranno le condizioni e se si replicherà la grande truffa dell’aumento di capitale a 0.1 €. Lo scopriremo in giornata. Certo è che le sorti e soprattutto il sentiment delle prossime giornate di borsa rischiano di girare attorno all’ennesimo bubbone bancario italico. Probabilmente l’ultimo (fino ad oggi conosciuto) ma non cantiamo troppo presto vittoria. Il mercato ha fatto chiaramente capire che la fiducia sul settore bancario è vicina allo zero (vedi i crolli di BPM e Banco Popolare da quando hanno annunciato la fusione) in quanto, malgrado le mille assicurazioni sullo stato di salute degli istituti di credito nostrani, sembra alquanto evidente che il peso degli NPL obblighi molte banche a delle ricapitalizzazioni.

Dai, Signori, siamo onesti. La Banca d’Italia e l’Abi sostengono che le nostre banche siano sufficientemente solide. Però i mercati, e non solo loro, la pensano diversamente. Anche perché il rapporto tra i deteriorati ed i concessi (parliamo di crediti) è mediamente pari a 16,7% (secondo gli ultimi dati), mentre in Europa si viaggia ad una media di 5%.

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Senza poi dimenticare l’esposizione sul debito pubblico italiano degli istituti stessi.
Sommate questi due elementi e capirete come mai i fondamentali tradizionali (P/E o P/BV) servono a nulla per fare delle valutazioni coerenti delle nostre banche.
L’unica grande verità è che il nostro sistema finanziario sta migliorando ma è solo apparentemente solido.

Lo capisce anche un bambino. Se un 100 € dati in prestito, posso pensare di averne buttati via 16.7 €, vuol dire che ho fatto un disastro. Se poi paragonato ai tassi di mercato attuali, vuol dire che ho fatto un disastro elevato al cubo.
E poi…sul debito pubblico in pancia alle banche si sono dette già tante cosa anche a Bruxelles. Si vuol sicuramente fare qualcosa. Ma non adesso, sarebbe sistemicamente inaccettabile. Ma abbiate fede, qualcosa lo faranno fare. Anche perché l’Italia rappresenta sempre di più un rischio sistemico. Malgrado i tassi sotto zero, continuiamo a far lievitare il nostro debito pubblico circa 1.833 euro al secondo, o se preferite 160 milioni di Euro al giorno, con un accollo a persona che ormai è pari a 37.150 €.

Bankitalia: a marzo lo stock a 2.228,7 mld –
L’incremento del debito, si legge nel supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia, è stato inferiore al fabbisogno del mese (21,5 miliardi), grazie alla riduzione di 4,7 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (a fine marzo pari a 70 miliardi; 78,9 miliardi nello stesso periodo del 2015) e all’effetto complessivo dell’emissione di titoli sopra la pari, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e del deprezzamento dell’euro (2,9 miliardi). Con riferimento ai sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 13,9 miliardi; quello delle amministrazioni locali e degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato. (IS24h) 

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Per carità, nulla di nuovo sotto il sole, ormai siamo abituati ad un debito pubblico perennemente in salita. Ma siamo certi che possiamo continuare a stare tranquilli e sereni? Scusatemi… avete ragone. La pianto subito sennò poi Matteo mi scrive che sono un “gufo” e mi bacchetta…
Intanto godiamoci la seconda puntata della storia “Atlante dai piedi di Argilla”. E magari ci ritroveremo con un nuovo azionista di riferimento anche in Veneto Banca, chissà.
Se poi però penso invece al tradizionale “Gigante coi piedi di argilla”, non so perché ma non posso non pensare anche all’Italia. Speriamo che le forti piogge di questi ultimi giorni non ne abbiamo condizionato la stabilità, già di per sé molto relativa.

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Danilo DT

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