FED e MERCATI: il braccio di ferro della trasparenza
Il voler essere a tutti costi troppo trasparenti, magari approfittando anche un po’ di questo status, rischia di avere un effetto esattamente contrario, quantomeno all’apparenza.
La Federal Reserve ha adottato, come molte altre banche centrali, la tattica del “No Surprise”, cercando di dire ai mercati di tutto e anche di più. Anzi, la FED non si limita solo a questo. Si diletta anche in proiezioni tastando il terreno, confrontandosi quasi coi mercati, a volte anche sfidandoli per poi analizzarne le reazioni emotive. Un braccio di ferro che ha come obiettivo quello di “assecondare” e non più di dirigere con polso fermo e deciso come ai bei tempi. Ma il voler essere anche troppo trasparenti, alla fine, va ad alimentare aspettative e speculazioni, proprio perché i troppi dati alla fine generano confusione.
Riassumiamo un attimo: i dati delle ultime giornate non sono proprio negativi, gli elementi che potrebbero sostenere tranquillamente un aumento dei tassi USA ci sono tutti. Ma sappiamo anche che aumentare i tassi potrebbe generare volatilità, oltre che un aumento degli oneri finanziari soprattutto per i paesi emergenti (con ulteriore volatilità). Ma è altrettanto vero che la FED deve INNANZITUTTO curare l’economia degli USA e quando deve alzare, non può e non deve permettersi di tergiversare. Nel dubbio, evita, ma se si arriva ad un punto di necessità…
Taylor Rule: notare la divergenza con la realtà
La FED non è proprio costretta, ma se alza i tassi a giugno potrebbe evitare delle grane in futuro. E difatti iniziano ad arrivare alcune dichiarazioni dei membri FED che sono proprio propedeutiche al rialzo, ma anche esploratrici delle reazioni innescate da tale possibile inasprimento.
A mente ricordo soprattutto la dichiarazione di Dudley, non proprio l’ultimo e il più sprovveduto dei membri FOMC essendo il capo della FED di New York.
(…) Se i nuovi dati confermeranno l’outlook positivo, un incremento del costo del denaro nei meeting di giugno o luglio è possibile. È quanto ha dichiarato William Dudley, Presidente della Federal Reserve Bank di New York nel corso di un incontro con la stampa.
“Ovviamente”, ha detto il governatore, quello in calendario il 14-15 giugno è un meeting in cui potrebbe essere decisa una nuova stretta (anche alla luce del fatto che al termine della due giorni di riunioni è in programma una conferenza stampa della chair person Janet Yellen).
Nel caso in cui i dati faranno emergere nuove difficoltà per la prima economia, l’istituto con sede a Washington “rallenterà” il processo di normalizzazione. (…) (Finanza.com)
Messaggio cristallino. Cosa ci si poteva attendere a livello di reazione dei mercati? Beh, una chiara inversione di tendenza del sentiment, con un evidente aumento di coloro che iniziano a prevedere un rialzo dei tassi. Ed invece ecco cosa sta accadendo nei sondaggi Bloomberg.
A quando il prossimo rialzo FED?
Come vedete solo il 34% degli analisti si aspettano un rialzo dei tassi a giugno. Una percentuale che è aumentata (vedi grafico in basso) ma resta sempre in minoranza.
Già per luglio il clima cambia un pochetto, in quanto otlre la metà degli intervistati vede un rialzo entro quella data. E se poi guardiamo il fine anno, siamo ad oltre i 3/4 .
E se poi guardiamo il comportamento dl mercato obbligazionario, non troviamo che conferme.
Grafico Rendimento T-Note 10yr
Chiara lateralizzazione, senza particolari movimenti. Il mercato insomma non ci crede e per giugno si aspetta un nulla di fatto. Quasi quindi ignora i messaggi che la FED ha voluto lanciare. Ma se ci pensiamo bene, questa potrebbe essere anche una strategia nell’ambito del braccio di ferro tra la Yellen ed i mercati, in quanto si dimostra che le attese degli operatori sono per un nulla di fatto scontate. Quindi se la FED aumenta i tassi? BOOM, sorpresa, e quindi volatilità e correzioni. E questo la FED probabilmente lo ha già letto tra le righe.
Tanto per capire, alla fine, chi decide e chi comanda.
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