#BREXIT: ora i mercati se ne rendono conto del rischio frammentazione UE?

6 Giugno 2016 11:20

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Ne abbiamo cominciato a parlare da diversi mesi. Il rischio Brexit non è da sottovalutare, per infiniti motivi, di cui ho parlato nelle scorse settimane.
Il 23 giugno si avvicina, e malgrado l’elezione a Londra di un sindaco musulmano e certo non indigeno, il fronte a favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea si fa sempre più concreto.
E adesso anche i mercati se ne rendono conto, anche perché le banche centrali lanciano chiari segnali di preoccupazione, dicendo di “prepararsi” all’evento.
Ma cari signori, se arriva la Brexit, non sarà facile da gestire soprattutto a livello emotivo, per i mercati finanziari.
Le aziende inglesi non sono assolutamente pronte all’evento, il FMI ha lanciato chiari moniti sul rischio Brexit (PIL UK a -9.9%) ma gli inglesi stanno andando verso un “voto di pancia” che mette a rischio anche le logiche economiche.
Questo l’aggiornamento a stamattina.
Aumenta il numero di indecisi, chi vuole abbandonare e chi vuole rimanere sono appaiati.

BREXIT: il grafico dei sondaggi

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Ma in realtà questo è solo uno dei vari sondaggi presenti sulla piazza. Stando all’ultima rilevazione di YouGov di ITV, colo che vogliono abbandonare l’Unione Europea e quindi favorevoli al Brexit sarebbero al 45%, davanti al 41% degli Europeisti. Pochi giorni fa era stato un altro sondaggio, stavolta pubblicato dal quotidiano progressista The Guardian, che avrebbe confermato proprio questa tendenza.
La prima a pagarne le conseguenze è la valuta inglese, la Sterlina che subito si indebolisce contro tutti. Qui la vedete contro Euro

Grafico EURGBP intraday

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Grafico EURGBP daily

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Come vedete spazio nel breve ce n’è ancora. Ma qui si parla di speculazione “pre” Brexit. Se poi il referendum porterà all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ci saranno ben altri problemi.
Per carità, il giorno successivo cambierà nulla, ma solo all’apparenza, perché i mercati si muoveranno subito a raffica. Ed ecco servito quell’elemento di disturbo teoricamente imprevisto che fa saltare i nervi alle stesse banche centrali (che si preparano…ma non potranno certo gestire le emozioni dei mercati facilmente) e anche agli operatori, con conseguente decollo della volatilità.
Quale scusa migliore per far sgonfiare un po’ di bolle sparse qua e là? E inoltre, l’eventuale Brexit rappresenta un rischio sistemico perchò aprirebbe quella “breccia” che potrebbe poi essere sfruttata da altre nazioni. In altri termini, si è fatto il possibile per tenere in piedi l’Unione Europea e l’Eurozona. Ma come è noto, ci sono falle dappertutto che sono state “rattoppate” in qualche modo.

Una Brexit rappresenterebbe una falla non sanabile, da cui potrebbero passare “tante altre storie”. Il vero rischio quindi non è l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Si, vero, rischio importante e difficile da gestire. Bisogna temere invece gli effetti politici che queste scenario genererebbe. Si parte dal rischio sempre inglese di una Scozia che, non sto scherzando, potrebbe chiedere addirittura di aderire all’Euro, ma poi molti paesi sarebbero dell’idea di seguire il modello inglese. Pensate all’Austria, all’Olanda o ad altre realtà che proprio in queste settimane hanno manifestato un distacco sempre più netto con Bruxelles ( e non solo per la gestione dell’immigrazione).

Pensate che sto esagerando? Se siete inguaribili Euro-ottimisti forse si. In tal caso, vi chiedo anche un vostro punto di vista (da scrivere nei commenti), mantenendo però quel giusto e sano realismo che, spero, continui a contraddistinguere i miei post.

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Danilo DT

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