BAMBOCCIONI d’ ITALIA: andate a comandare (e a proliferare!)
Il fenomeno dei “bamboccioni” deve essere diviso in due tronconi.
Secondo me ci sono i “bamboccioni” per necessità, ovvero coloro che per cause NON legate alle diretta volontà dell’interessato, sono costretti a vivere ancora coi genitori, vuoi per la ristrettezza economica, vuoi per la crisi, vuoi per la difficoltà cronica nel trovare un lavoro.
E poi ci sono i “bamboccioni” per comodità, ovvero coloro che approfittano di mamma e papà per potersela ancora passare bene, senza aver l’intenzione di andare fuori casa perdendo tutti i servizi (gratuiti) che può fornire la famiglia.
Ovviamente i veri bamboccioni sono questi ultimi, che stanno godendo anche di una delle caratteristiche principali dell’italiano medio, ovvero l’elevato tasso di risparmio, che permette ai genitori del ragazzo/a di continuare a finanziare l’esistenza del pargolo ormai cresciutello.
Cari amici, però, un bel giorno i risparmi si esauriranno ed i bamboccioni si ritroveranno a dover affrontare le difficoltà della vita. Ed i genitori degli stessi, magari, dovranno passare gli ultimi anni della loro esistenza con poche risorse, avendole impiegate in buona parte per la sussistenza del caro figliolo.
Questo non vuol essere un appunto critico, è mia intenzione cercare di tracciare un quadro realistico di cosa sta accadendo. La crisi da noi è arrivata dopo, anche grazie ai soldini (ed in certi casi grazie al “sommerso”) che si sono messi da parte: anzi, con questi denari, a dire il vero, alcune persone la crisi proprio non l’hanno ancora conosciuta.
Il problema sta nel fatto che il tasso di risparmio, per forza di cose, è andato a scemare e quindi anche il quadro economico e sociale subirà dei cambiamenti.
Nota positiva, sembra che ultimamente l’erosione del risparmio si sia un po’ frenata. Segno che forse, i consumi sono anche rallentati però….
La situazione migliora, ma gli italiani sono più preoccupati. E’ il dato prevalente che emerge dall’indagine “Gli italiani e il risparmio”, realizzata da Ipsos per l’Acri (l’associazione delle fondazioni bancarie e delle casse di risparmio). “Mediamente gli italiani stanno meglio di 2-3 anni fa – dice Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos – ma la ripresa è stata inferiore rispetto alle aspettative”. (Source)
Questo è il grafico stilato da Bloomberg, utilizzando i dati Eurostat, che mette in luce i paesi dove si registrano, in Eurozona, il maggior numero di “bamboccioni”: per la cronaca ci battono Croazia e Slovacchia, mentre i paesi nordici si confermano protagonisti di ben altra mentalità (e situazione sociale ed economico-finanziaria, con uno stato ben più proattivo ed efficiente).
Buffeted by the European Union’s slow-moving economy, many young people save money by still living with their parents. That’s the case for 78 percent of Croatian men aged 18 to 34. Young Finnish women are the most eager to break loose, with only 14 percent still living with their parents. (BBG)
Benissimo, quindi il motto potrebbe essere “BAMBOCCIONI MUOVETEVI!” Bamboccioni andate a COMANDARE! In realtà occorre essere onesti e capire he il problema è ben più vasto.
Assieme all’analisi sui bamboccioni vi allego altri due interessanti grafici che ci fanno capire che il nostro è un problema di demografia ma anche di lavoro. Infatti è chiarissimo che abbiamo un forte problema di natalità. E che per certi versi i cittadini stranieri compensano in parte la bassa propensione degli italiani di fare figlio (ovvia la correlazione con il tasso di “bamboccioni”).
MA è anche vero che è una tendenza che ci accomuna a molti altri paesi. Meno figli significa anche meno futuri lavoratori.
Vi siete mai resi conto di quanto sia importante la componente demografica per poter fare un discorso costruttivo di lungo periodo? Ancor di più se parliamo di un paese così mal messo a livello di conti pubblici (e di INPS). Bamboccioni con poco lavoro, magari anche poca voglia di lavorare, che non fanno più nuove famiglie, che non fanno più figli e che quindi, pian pianino, contribuiscono alla morte del paese. OK, ci pensano gli extracomunitari. Ma questa è un’altra storia, non vi pare?
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