FED: perchè alza i tassi di interesse a DICEMBRE e quali prospettive per il 2017
Pubblicando quello che io considero come uno dei grafici più importanti degli ultimi anni, che potete rivedere CLICCANDO QUI, ho stimolato alcuni lettori che hanno iniziato una discussione sulle motivazioni che potrebbero portare la FED ad alzare i tassi.
Proviamo a fare un elenco.
a) Americani al lavoro: siamo arrivati alla piena occupazione?
Il mondo del lavoro è elemento fondamentale per “autorizzare” una banca centrale ad alzare i tassi di interesse. Siamo ormai in regime di “piena occupazione”. Ma non solo.
b) Costo del lavoro
Ricordate cosa vi avevo detto in passato? Uno degli elementi più importanti resta l’andamento del costo del lavoro. Quando questo dato inizia asalire, è il segno che il rischio “inflazione” diventa più concreto e la FED, automaticamente, deve iniziare a valutare seriamente sul da farsi.
(…) Unit labor costs in the nonfarm business sector increased 4.3 percent in the second quarter of 2016, reflecting a 3.7-percent increase in hourly compensation and a 0.6-percent decline in productivity. Unit labor costs increased 2.6 percent over the last four quarters. BLS calculates unit labor costs as the ratio of hourly compensation to labor productivity. Increases in hourly compensation tend to increase unit labor costs, and increases in output per hour tend to reduce them. (…) [BLS]
Ecco un segnale interessante: il costo del lavoro sale. Non dobbiamo sottovalutarlo, anche perchè questo dato, assieme alla piena occupazione, rappresentano un mix importante che dovrebbe spingere al rialzo il tasso inflazione.
c) Bolla sugli asset finanziario
La politica monetaria espansiva ha contribuito a generare una “bolla sugli asset” che ha portato ad una sopravvalutazione di tantissime forme di investimenti. E’ necessaria una normalizzazione, la FED deve cominciare progressivamente quella che viene definita una “exit strategy”. E per questo vi rimando al grafico del “SECOLO”.
d) Inflazione vicina al 2%. Target raggiunto?
Il tasso CPI si muove verso l’area di “soddisfazione” della FED. quota 2% è vicina anche se non troppo. La tendenza però è indiscutibile e quello che poi è interessante è l’andamento della cosiddetta “inflazione prospettica” (qui sotto). Il grafico parla chiaro: la tendenza al rialzo anche se siamo sempre lontani dai livelli di qualche anno fa. E la FED NON vuole però arrivare a quei livelli prima di intervenire sul saggio di interesse.
Ovviamente la FED agisce per evitare una fase di surriscaldamento economico. È convenzionalmente riconosciuto a livello internazionale che un livello di inflazione accettabile e sano per la crescita economica debba essere vicino al 2%. Se l’inflazione è più bassa vuol dire che qualcosa non funziona (i salari potrebbero essere troppo bassi e, di conseguenza, potrebbero riflettersi in un calo dei consumi). Se l’inflazione è troppo alta (4-5%) potrebbe voler dire che l’economia si sta surriscaldando, che cioè stia crescendo troppo velocemente rispetto al suo potenziale, perché gonfiata da eccessivi prestiti delle banche ai privati.
e) I mercati si fidano ancora della FED?
La Yellen vuole alzare, ma sembra non avere “le palle” per farlo. Continuare a “comprare tempo” diventa logorante e anche per i mercati è una situazione scomoda che va a danneggiare la credibilità della FED, la quale FED, quindi si dimostra debole ed inerme. E questo diventa un elemento pericoloso. Anche se ormai la FED attuale non è più quella di una volta, bella decisa e potente, che riusciva a comandare i mercati con la sua “forward guidance”.
f) Caricare il fucile, prima che sia troppo tardi
Il ciclo economico è stato forzatamente allungato con la politica monetaria espansiva non convenzionale. Abbassando il tasso a zero e comprando titoli sui mercati, si sono generate le condizioni anche favorevole alle bolle speculative. Ma sarebbe stupido pensare che la crescita USA continui all’infinito. Prima o poi ci sarà di nuovo una fase di difficoltà e di recessione. Come potrà la banca centrale più potente del pianeta (per il momento) a difendersi dagli scenari avversi se non avrà “cartucce da sparare”? E’ quindi necessario riportare progressivamente le condizioni verso la normalità, dando quindi la possibilità alla FED di prepararsi ad un futuro che potrebbe anche essere difficile. Ovviamente il “mondo perfetto” sarebbe un quadro di mercato dove l’economia cresce per la reflazione. Se così fosse, la FED si sentirebbe autorizzata ad alzare i tassi per la naturale crescita economica e per un’inflazione che tenda a salire per motivi “normali”. Ma questo mondo perfetto, al momento, non si è ancora visto e allora…meglio tutelarsi e farsi un mini arsenale per le situazione di difficoltà.
MORALE
La cosa che mi aspetto e che trovo in assoluto più congrua è un rialzo di 25 bp a dicembre. E poi…vedremo. Di certo non aspettiamoci “la corsa al rialzo”. Il percorso deve essere il più possibile regolare ed indolore, anche perchè, non dimentichiamolo mai, un rialzo FED può avere effetti negativi anche nei confronti del mondo emergente che, ultimamente, si trova un po’ in crisi.
Previsioni Rialzo tassi FED dicembre: possibilità ormai stabile all’83%
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