RECESSIONE e CAPITAL KEY: ITALIA fanalino di coda
Penso di poter dire con estrema franchezza che i dati in uscita in oggi non siano da addebitare solo al governo gialloverde. Di certo la crisi di fiducia, soprattutto a livello internazionale, ha fatto la differenza, ma restano sempre sul piatto ormai dei problemi strutturali che si sono incancreniti e che non vengono risolti ma sempre “schiviati”.
Oggi sono quindi usciti i dati sul PMI manifatturiero. Che sono peggiorati e non di poco, in tutta l’Eurozona. Addirittura siamo ai minimi degli ultimi DUE anni.
Questa è la scheda riassuntiva dei vari paesi.
Tutto in evidente peggioramento ma per fortuna al di sopra della “soglia del dolore” posta a 50… tranne che per un paese. L’Italia
(…) A livello nazionale, crolla il PMI in Italia, dove si segnala la crescita più bassa a ben 47 mesi a questa parte. Il dato tocca infatti i 48,6 punti, ancora una volta il peggiore in Europa. A fare da traino invece sono ancora i Paesi Bassi con un indice PMI di 56,1 punti, toccando comunque i minimi da 25 mesi. La Germania raggiunge i 51,8 punti, dato più debole da 31 mesi. Male la Francia, a 50,8 punti, il minimo in 26 mesi, mentre la Spagna tocca i 52,6 punti. (…) [Source]
Signori, la recessione per il Bel Paese è più vicina di quanto si possa immaginare e c’è il rischio che il tutto si concretizzi rapidamente se NON si interviene. Leggete cosa dice la nota banca di NYC Goldman Sachs.
L’Italia è fra i rischi che potrebbero complicare più del previsto lo scenario di mercato europeo nel 2019, con «la crisi di bilancio che rimane irrisolta e l’economia italiana che ci aspettiamo ‘flirterà’ con la recessione all’inizio del prossimo anno». Lo scrive Goldman Sachs in un rapporto sull’«Atterraggio» della crescita mondiale (‘Landing the plane’) nel quale conferma la stima di una crescita italiana ferma allo 0,4% il prossimo anno contro l’1% del consensus delle analisi. [Source]
E se la crescita economica si eclissa, il rapporto debito PIL non potrà che peggiorare. Evviva. Come ne usciremo fuori? Beh, prima o poi qualcosa dovrà accadere, speriamo poi. Intanto però proprio oggi sono anche uscite le nuove percentuali di partecipazione delle Banche Centrali nazionali in BCE (capital key): sembra mera statistica ma non lo è.
La slide che i propongo illustra che i due paesi che più hanno subito un ridimensionamento sono Italia e Spagna. Perché per l’Italia è un ulteriore problema? Perché da queste percentuali derivano anche gli acquisti che la BCE fa dei titoli di stato. Quindi, per farla breve, la BCE comprerà più titoli tedeschi, francesi e olandesi, e meno titoli italiani, spagnoli e greci. Si tratta di importi marginali, certo, ma è l’ennesima conferma che andiamo sempre peggio. Oppure qualcuno vede la luce?
STAY TUNED!
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