ITALIA: debito pubblico rivisto al rialzo contro PIL. Che novità!
Dicevamo che il problema è il debito? Beh, lo confermo. E se parliamo di debito come non fare riferimento proprio all’Italia?
Bene, sta per uscire la Nota di aggiornamento al Def, il nuovo quadro macro e di finanza pubblica. Tale Nota dovrebbe essere pubblicata tra giovedì e venerdì. Intanto però si muovono gli altri. Da una parte con una doppia revisione dei conti nazionali da parte di Istat, e dall’altra con una revisione delle previsioni sul debito pubblico, da parte della Banca d’Italia.
E proprio su questi numeri vorrei fare due ragionamenti.
Indovinate un po’? Ovviamente numeri in peggioramento. La stima porta il livello del debito 2018 in aumento di 58,3 miliardi a 2.380 miliardi (il 134,8% del Pil contro il 132,2 stimato fino a metà settembre).
Colpa del costo legate, così sembra ad una conversione di Buoni Fruttiferi Postali e a revisioni in ambito di Pubblica Amministrazione,
La cosa che interessa in questa sede è la revisione del rapporto debito/PIL che quindi passa appunto a quota 134.8%.
Fate un ragionamento e considerate l’importanza dell’operato di Draghi. Cosa significherebbe per il nostro paese un innalzamento dei tassi di interesse? Significherebbe un problema di sostenibilità non indifferente. Ma come uscire fuori da questa situazione?
Tagliare il deficit in questo momento significherebbe troncare le ali a quella poca crescita di PIL che abbiamo. E quindi la domanda è d’obbligo. Si può tagliare il debito con un deficit costante se non addirittura in aumento?
(…) Un modo per ridurre il debito pubblico è quindi ottenere un avanzo, per esempio attraverso l’aumento delle entrate fiscali o tagli della spesa pubblica. Ciò significherebbe agire sul numeratore del rapporto. Alternativamente, alcuni propongono di agire sul denominatore attraverso manovre fiscali espansive che alzano il livello del Pil e sono finanziate da un aumento del deficit. Tuttavia tali misure farebbero salire anche il debito, cioè il numeratore, a meno di ipotizzare che un’espansione fiscale possa causare un aumento del Pil e delle entrate tali da ridurre il deficit – un caso improbabile che viene discusso nel paragrafo seguente.
Quale potrebbe essere l’effetto complessivo di manovre di questo tipo sul rapporto debito/Pil? Per quanto riguarda il denominatore del rapporto, un taglio delle tasse o una maggiore spesa pubblica avrebbero un effetto positivo sul livello del Pil, almeno nel breve periodo. La dimensione di questo effetto è descritta dal moltiplicatore fiscale, ovvero il rapporto tra variazione del Pil e variazione iniziale della spesa pubblica (oppure delle entrate fiscali). Un rapporto pari ad 1 indica che, per esempio, un aumento della spesa pubblica di un euro si traduce in un aumento del Pil di un euro. Un rapporto maggiore di 1 significa che all’aumentare della spesa pubblica di un euro corrisponde un aumento del Pil maggiore di un euro. (…) [Source]
Questione di moltiplicatore. Bisogno quindi agire sulla crescita. Ma con queste condizioni diventa veramente difficile riuscire a vedere la luce.
Incominciamo a rivedere i patti ed i parametri di Maastricht. Consideriamo l’Unione Fiscale. Cerchiamo di capire come uscire dal problema del debito con interventi mirati e magari impopolari. E se non si fa così, potrà sempre e solo essere peggio.
Intanto ringraziamo, come Italia, il fenomeno della Giapponesizzazione che nel breve termine di può proteggere da rischi di insostenibilità del debito.
STAY TUNED!

