Articolo 18, perché le modifiche non toccano gli statali?

22 Marzo 2012 08:40

Dipendenti pubblici: privilegiati ed esclusi dalla riforma?

Credavate che sull’ Articolo 18 la partita fosse chiusa? La risposta è no.
Continuano le discussioni ed i confronti, non sempre proprio diplomatici. La Cgil ha messo in chiaro la sua contrarietà alle modifiche all’Articolo18.
La Camusso lancia l’allarme: «C’è il rischio di un uso indiscriminato contro i lavoratori dei licenziamenti economici». Non solo: «Il fatto che Monti e Fornero dicano che si va verso un’estensione dell’articolo 18 ci preoccupa perché preoccupa il fatto che si dicano apertamente simili bugie». Per dirla tutta: «La partita sull’articolo 18, per noi, non è chiusa».
Non solo. Questa riforma, ribadisce la sindacalista, «non crea neanche un nuovo posto di lavoro». Infine, Camusso attacca le imprese e denuncia l’assalto alle misure contro la precarietà. un «assalto da parte del sistema delle imprese per tornare indietro sugli interventi contro la precarietà» contenuti nella proposta del Governo che rappresentano un «passo importante». Quanto alle ipotesi avanzate dall Funzione pubblica, la riforma dell’articolo 18, sostiene Camusso, non potrà essere applicata agli statali (circa 3 milioni e mezzo di lavoratori, in base ai dati Istat). (Source)

Io non voglio essere in questa sede pro o contro alle modifiche. Dico solo che qualcosa bisogna fare per cercare di rilanciale l’occupazione soprattutto giovanile.
Ora però qualcuno deve spiegarmi: PERCHE’ queste modifiche non interesseranno gli statali? Perché bisogna continuare a fare queste discriminazioni? Perché devono continuare ad esserci impiegati di serie A ed altri di serie B solo perché i primi lavorano in un ente pubblico? E perché queste limitazioni non vanno a toccare proprio quei servizi e quegli uffici con il più altro tasso di assenteismo e bassa produttività?

E questa si chiama equità?

Sia ben chiaro, massimo rispetto per chi lavora nel settore pubblico. Ci sono soggetti eccellenti che operano anche in questo ambito. Però credo innanzitutto che sia proprio lo “Stato impresa” il principale datore di lavoro che necessita di magiore regolamentazione, sia per tutelare CHI lavora seriamente e sia per migliorare non solo i conti pubblici ma anche per una migliore gestione dell’organizzazione e dei costi. Inotre trovo che sia enormemente discriminatoria questa scelta. E la chiamavano “rivoluzione copernicana”…
Se vogliamo fare delle vere “rivoluzioni”, se vogliano creare delle serie basi di ripartenza, basate su equità ed efficienza, allora bisogna comportarsi diversamente.
Occorrono sacrifici, certo. Ma i sacrifici devono farli tutti. Altrimenti il meccanismo “equità” va a farsi benedire. E alla fine, chi ha sempre mangiato, continuerà a mangiare. E chi ha sempre pagato, pagherà sempre di più. Per tutti.

Ovviamente siete tutti invitati a dire la vostra, se lo vorrete.

Il documento del Governo sull’Articolo 18 (bozza)

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DT

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